LESSICO. L’abuso di un aggettivo è diventato dilagante. Segno di povertà di linguaggio. E non solo
Nella lingua scritta e parlata ha preso il posto di una serie di attributi più appropriati. È «facile» e tutti ormai ne approfittano. Da Buffon a Padoan

Al computer ma non solo: l’aggettivo “importante” tracima nella lingua scritta e in quella parlata
Qualche giorno fa entro in un negozio di abbigliamento. Metto gli occhi su un paio di pantaloni e chiedo di provarli. Esco dallo spogliatoio deluso: sono stretti, troppo stretti soprattutto nella parte inferiore, e lo faccio notare al commesso. Lui concorda e consolatorio mi giustifica: «Lei in effetti ha un polpaccio importante».Importante. Il polpaccio.In un negozio di ciclismo mi piace una maglia termica che però ha il limite – penso io – di non essere abbastanza pesante per i rigori dell’inverno. «Il problema si risolve», mi fa il negoziante, «indossando sotto un intimo importante».Intimo importante. Certo.Non c’era bisogno di queste ennesime prove, per avere la certificazione di una deriva lessicale che sta dilagando senza controllo né pudore. L’aggettivo importante è ormai utilizzato quasi in automatico in sostituzione di tutta una gamma di attributi che in quell’unico si dissolvono. E così abbiamo una malattia importante, piogge importanti, e importante sarà il nome del nuovo allenatore della nazionale così come la cifra con cui sarà pagato… Basta inserire importante in qualsiasi motore di ricerca per vedersi spalancato un mondo di infinita ripetitività. Nel senso che i campi di applicazione sono i più disparati, ma il termine è sempre quello e livella tutte le sfumature: importante. Ormai dotato di una forza tale da azzerare in partenza tutti i sinonimi più specifici e, ovviamente, più appropriati. Che il polpaccio sia importante è solo uno degli esiti più grotteschi, ma la casistica è ampia e spettacolare. E finisce per confondere il senso di quel termine ormai brutalizzato, e peggio ancora rendere sospetto a prescindere il suo utilizzo.Ma da dove è entrato, e perché, questo virus che sta consumando o peggio divorando i suoi simili, infettando il vocabolario degli italiani? Di tutti gli italiani, sia chiaro, dalla grande firma del giornalismo al commesso del mio negozio, insomma sia chi scrive sia chi parla, chi è culturalmente «attrezzato» e chi meno, in una specie di inconsapevole omologazione e – si teme – imitazione. Insomma, di chi è la colpa? Chi ha fatto scendere la prima goccia senza rendersi conto del rischio di provocare una cascata? L’indiziato numero uno, spiace dirlo noi che siamo della categoria, è il linguaggio del giornalismo, scritto e parlato. Soprattutto sportivo, ma si potrebbe dire solo calcistico. Provate a leggere qualche articolo di un quotidiano a caso e capirete. E al di là della parola scritta, i protagonisti dello sport hanno individuato in quell’importante un elemento lessicale nuovo, multiuso e nello stesso tempo dalle sembianze autorevoli, da sfruttare per attribuire un valore a praticamente tutto: un giocatore, una giocata, una tattica, un infortunio, una squadra. Se poi oltre a leggere andate ad ascoltare – per esempio – le interviste a giocatori e allenatori nel dopo partita, capirete ancora di più.Dall’uso all’abuso il passo è stato breve. In due direzioni. Nel linguaggio sportivo l’aggettivo importante è ormai vittima di stravolgimenti con esiti fra il ridicolo, il surreale e il censurabile. E il guaio più grave è che ci rimette anche il senso, oltre al buon senso: importante non significa più importante, ma assume un valore generico che si presume migliorativo e però nel contesto finisce per risultare chiaramente fuori luogo. Forse ancora peggiore, però, è stato il tracimare della sua applicazione a tutto campo e in tutti i campi. Può darsi che faccia comodo, sia multiuso e risparmi figuracce per usi inappropriati di attributi più consoni, ma adesso importante lo si ritrova fra le righe di paludate cronache politiche come nelle previsioni del tempo, nelle prediche domenicali dei sacerdoti come nei commenti degli editorialisti. E ormai, sotto un influsso invadente, sarà capitato a tutti di lasciarsi sedurre da un «importante» a portata di mano quando non si è riusciti a trovare un aggettivo più adatto…Come ha scritto Francesco Piccolo a proposito di un altro termine abusato – «storico» – «una parola abusata non diventa un freno; non si dice mai: se ne abusa quindi basta; ma al contrario l’abuso opera come un abbassamento del senso, una sdrammatizzazione; è come un insetticida che scaccia il senso profondo, e neutralizza per sempre il significato al quale si dovrebbe ritornare».Ma ora è giunto il momento più difficile: il confronto con alcuni esempi di questo flagello linguistico. Giusto per dare un’idea, perchè il terreno sarebbe sconfinato e ogni giorno si aggiungono esempi che varrebbe la pena citare. E come abbiamo già detto, dal lessico giornalistico sportivo l’uso e l’abuso di importante si sono ormai diffusi ovunque. Vediamo.IL LINGUAGGIO SPORTIVO. L’allenatore Sonetti ai tempi dell’Atalanta: «Ci siamo messi in una situazione tattica importante». Buffon dopo un infortunio: «Ho ripreso a correre in maniera importante». Il radiocronista parlando di un sostituto da poco subentrato: «Ha avuto un impatto importante sulla partita». Commentatore Sky sulle condizioni del calciatore Tevez, allora alla Juve, nelle ore precedenti un match: «Questa mattina la coscia di Tevez ha dato risposte importanti». Il giornalista Mario Sconcerti, firma del Corriere scrive di Milan e Inter: «O ci sono investimenti o non c’è calcio importante». De Laurentiis, presidente del Napoli, a Tiki-Taka: «Lorenzo Insigne ha una moglie importante».LA POLITICA. Ministro Padoan: «Il bonus alle fasce deboli è un’ipotesi importante». L’assessore lombardo Parolini: «Per questo progetto la Regione ha messo in campo una cifra importante». Ministro Marianna Madia: «Oggi le donne hanno responsabilità importanti anche nella strategia di Governo».IL FILONE MEDICO. Dopo una risonanza magnetica: «È emerso un quadro non particolarmente importante». «… Inoltre nelle donne ad alto rischio per un’importante storia familiare».PERFINO IL PAPA. Nell’enciclica Laudato Si’: «Non credo che le nostre preoccupazioni ecologiche possano ottenere effetti importanti».«Le parole sono importanti!» esclama Nanni Moretti in Palombella Rossa. È vero. Anche importante lo è. Ma trattato così perde la sua efficacia. Pardon, importanza.

Tratto da: L'Arena - cultura- pag. 57

Data: 11/12/2017

Note: Bonifacio Pignatt