Controlli in piazza Erbe

Preferisce non dire il suo nome, spiega solo che fa il medico a Verona.È originario di Vicenza e ha 30 anni. Ma quello che conta è quanto ha vissuto nei mesi scorsi, in piena emergenza Covid-19. «Io non mi sono occupato in prima persona dei contagiati», avverte, «però sono stato in ospedale tutti i giorni. E ho amici e colleghi che mi hanno raccontato cosa è voluto dire per loro quest’ultimo periodo».Cammina mano per la mano con la sua fidanzata. Tutti e due rigorosamente con le mascherine fpp2 ad alta protezione, nemmeno quelle chirurgiche. «Abbiamo fatto un ordine e adesso le indossiamo sempre quando usciamo», racconta, come se quella dovesse essere la normalità per chiunque in un posto così affollato come il centro di Verona. «Qui c’è tantissima gente, passare accanto ad altre persone è inevitabile. Non è possibile mantenere le distanze di sicurezza, è del tutto evidente», aggiunge il medico, spiegando anche che se fosse per lui direbbe a tutti i suoi coetanei, e a tutti quelli che sabato sera stavano frequentando la piazza, che l’unico modo per evitare che la linea dei contagi salga è avere delle piccole accortezze.«Noi la mascherina la togliamo quando siamo soli, quando siamo seduti al tavolo del ristorante o del bar. Qui è rischioso farlo e poi non costa nulla indossare la mascherina mentre si cammina. È inevitabile», dice ancora, «che verranno fatte delle nuove ordinanze se la situazione non cambia, ma è meglio prevenire tutto questo anche perché è semplice se ognuno fa il suo rispettando le regole».L’ultima frase del giovane medico, prima di ricominciare a passeggiare, è di quelle che riassume in poche parole l’essenza di chi il virus l’ha visto – anche se indirettamente – nelle facce dietro le visiere di medici e infermieri: «Mentre ero in ospedale ho parlato spesso con i miei colleghi della terapia intensiva, so quello che hanno passato e cosa può fare questo virus».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 10

Data: 6/07/2020

Note: N.V.