Un albero caduto sulla pista ciclopedonale a Chievo

ALLARME ALLUVIONE. Il maltempo non ha causato danni perché l’amministrazione da anni controlla con una mappatura lo stato di salute delle specie più a rischio
Il vento dei giorni scorsi ne ha fatti cadere due. Ogni anno l’Amia abbatte 300 piante «problematiche» e le rimpiazza.

Questa volta Verona è stata graziata. Nonostante l’allarme maltempo e il provvedimento di chiusura delle scuole per il timore che il fiume nei giorni scorsi fuoriuscisse dal suo alveo, in città non si sono registrati grandi problematiche e la conta dei danni è ben più consistente sul lago di Garda e in Val d’Illasi.Le piante cadute in città a causa delle raffiche di vento sono state soltanto due e di dimensioni contenute, non oltre i quattro metri: si tratta di un albero di Giuda e di un carpino, il primo in piazza Cervignano a Borgo Roma, il secondo in viale Nino Bixio a Borgo Trento. Non si tratta però solo di fortuna. Anche se non è ancora stato portato a termine un censimento completo delle alberature, che a Verona sono circa 60mila, i 60 giardinieri dell’azienda dell’Amia effettuano ciclicamente una verifica de visu di tutti gli alberi, provvedendo poi ad affidare a professionisti esperti una perizia più approfondita per quelli ritenuti a rischio. «Il monitoraggio è costante, tanto che nelle ultime giornate di maltempo non ci sono state particolari criticità da questo punto di vista», evidenzia il responsabile del verde per l’Amia Marco Magnano. «Ogni anno vengono eliminate tra le 200 e le 300 piante problematiche, rimpiazzate con altre di specie diverse. I pini domestici, cosiddetti marittimi, sono tra quelle più critiche, insieme agli olmi, di cui è facile che si spezzino i rami più grossi».I pini marittimi, presenti un po’ ovunque in città e noti anche per i disagi che provocano su marciapiedi e camminamenti sollevando asfalto e pietre con le loro radici, si concentrano in particolare in viale Piave, a Santa Lucia e a Golosine, mentre gli olmi si trovano soprattutto all’Arsenale e ai giardini Lombroso, vicino a ponte Garibaldi in Borgo Trento, in via Nievo e in generale nei parchi creati negli anni ’60 e ’70, oltre che sulla circonvallazione Cristoforo Colombo.«Il Comune dovrebbe prevedere un piano di reimpianti perché la manutenzione di certe tipologie di alberi, che dopo 50 o 60 anni arrivano a fine vita, sono quasi più onerose della loro sostituzione», evidenzia Magnano, ricordando anche gli aceri americani eliminati in via Anzani, in Borgo Trento, sul finire dell’estate. Se gli alberi non si spezzano, spesso sono le loro chiome a creare forti disagi, e con le piogge abbondanti in pieno autunno le foglie, di per sé innocue, potrebbero trasformarsi in veri e propri tappi micidiali che impediscono alle acque di drenare.«Qualche anno fa è stato effettuato un censimento con un contributo regionale e abbiamo la mappatura completa di caditoie e tombini, che sono in tutto 65mila», fa sapere il dirigente servizi per l’Amia Diego Testi, «quelli in pendenza o da sorvegliare più di altri per la maggiore predisposizione a intasarsi sono circa 15mila. Il sistema fognario è datato e inadeguato ai fenomeni atmosferici degli ultimi tempi quindi è fondamentale provvedere a pulizia e manutenzione con la massima rapidità». Oltre alle radici che possono rompere le caditoie, o agli sfondamenti provocati dai mezzi pesanti, Testi ricorda che anche i mozziconi di sigarette gettati nei tombini possono creare intoppi e danni. «Oggi più che mai è fondamentale raddoppiare gli sforzi. Ogni mese inviamo alle circoscrizioni l’elenco dei vari interventi per lavorare in sinergia».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 11

Data: 3/11/2018

Note: Chiara Bazzanella