Quartiere

O ARSENALE! MIO ARSENALE!

Articolo della Redazione - 15/02/2017

L’Amministrazione del Comune di Verona, in carica dal 2007, non ha ritenuto conveniente rendere note le sue scelte sul futuro dell’Arsenale né dare direttive ad eventuali imprese appaltatrici sugli obiettivi a cui tendere; ha preferito invece puntare su proposte di aziende private coinvolgendole in un’operazione di project financing (finanziamento di progetto) e, in un certo senso, ha deciso di consegnarsi alle medesime aziende, inevitabilmente portate a raccogliere i maggiori vantaggi dalla loro offerta più che perseguire il bene della città.

----------------------------------------

La costruzione dell’Arsenale Franz Joseph I di Verona iniziò nel 1854 e si concluse nel 1861. Il Comando austriaco aveva scelto una zona verde a nord della città, sulla riva sinistra dell’Adige, proprio davanti al ponte di Castelvecchio: uno spazio privo di costruzioni, non lontano dall’abitato e collegato direttamente alla strada postale per Trento. Le truppe austriache utilizzarono l’Arsenale solo per cinque anni, fino alla cessione del Veneto al Regno d’Italia, poi il grande complesso militare fu preso in consegna dall’Esercito italiano e per centotrenta anni divenne un’area inaccessibile ai civili e un po’ misteriosa per quasi tutti, escludendo naturalmente chi abitava ai piani alti dei numerosi condomini sorti nelle sue immediate vicinanze a partire dal secondo dopoguerra.
Solo nel 1995 il Demanio militare consegnò l’Arsenale al Comune di Verona favorendo nelle persone più fiduciose l’aspettativa di un pronto restauro dei padiglioni, di un recupero funzionale degli spazi e di una destinazione dell’intero complesso orientata soprattutto a finalità pubbliche (un parco, locali aperti alle associazioni, ad attività culturali e di socializzazione).

Nell’arco di una ventina d’anni non è successo quasi nulla: oggi  l’Arsenale è in uno stato di evidente degrado dovuto all’assenza di interventi di recupero e manutenzione benché, nel frattempo, le Autorità municipali abbiano potuto disporre non solo di proposte generiche, ma anche di un brillante progetto dell’architetto Chipperfield (vincitore di un apposito concorso internazionale), mai  realizzato tuttavia per la difficoltà di reperire i necessari finanziamenti.
L’attuale Amministrazione comunale, in carica dal 2007, non ha ritenuto conveniente rendere note le sue scelte sul futuro dell’Arsenale né dare direttive ad eventuali imprese appaltatrici sugli obiettivi a cui tendere; ha preferito invece puntare su proposte di aziende private coinvolgendole in un’operazione di project financing (finanziamento di progetto) e, in un certo senso, ha deciso di consegnarsi alle medesime aziende, inevitabilmente portate a raccogliere i maggiori vantaggi dalla loro offerta più che perseguire il bene della città. È ben noto che per un Comune è difficile affrontare investimenti rilevanti per realizzare grandi opere pubbliche e che è forse indispensabile ricorrere a capitali privati per attuare ciò che non sarebbe altrimenti fattibile, ma è compito dell’Amministrazione comunale trovare il migliore compromesso tra una ragionevole remunerazione del capitale e le reali esigenze dei cittadini. È lecito inoltre chiedersi se non sarebbe ben più favorevole e gestibile la situazione attuale se l’Amministrazione  avesse elaborato già nei primi anni del suo mandato un piano pluriennale di interventi limitati (quindi probabilmente finanziabili), ma distribuiti nel tempo e tra loro coordinati.

Forse gli oltre cento anni di esclusivo uso militare hanno fatto appannare un poco l’immagine dell’Arsenale nella mente di buona parte dei veronesi; forse l’enorme mole di maratone cittadine, mercatini diffusi, zuccherosi cuoricini rossi, insomma di tutti gli strumenti  messi in campo dal Comune per intrattenere e distrarre, ha creato una sorta di cortina fumogena (tanto per restare in campo militare) che ha lasciato l’Arsenale in secondo piano. Il sospetto esiste perché quando sono circolate informazioni su progetti finanziati da privati che prevedevano il restauro parziale o totale e, per contro, l’acquisizione di una parte cospicua dell’Arsenale (perfino il 100%) per alcune decine di anni (da 50 a 99), o – ancora – notizie sul futuro sfruttamento commerciale di un’ampia superficie interna, non c’è stata una sollevazione popolare né la reazione indignata di chi subisce un sopruso sapendo che la sua e altre generazioni saranno private di un’importante opportunità. Insieme a qualche pacato mugugno, sono in realtà affiorate qua e là le tracce di una tranquilla rassegnazione, di un atteggiamento vagamente rinunciatario, ma non privo  di una certa logica: “Piuttosto che vada tutto in rovina, meglio l’intervento dei privati…”.

Chi si è invece mobilitato sono certamente i tenaci volontari raccolti nel “Comitato Arsenale” dal 2012. A loro si deve il lavoro paziente e sistematico con il quale sono stati continuamente analizzati documenti comunali, comunicati, progetti di massima, mettendo in risalto gli aspetti deboli o pericolosi e facendo anche delle controproposte che il Sindaco e la Giunta si sono limitati a commentare frettolosamente. Il Comitato non è rimasto solo, ma ha ricevuto da tempo il sostegno del FAI  e, più tardi, anche di “Italia Nostra”, di “Legambiente Verona” e di quote crescenti dell’opinione pubblica. L’alleanza operativa tra le associazioni sensibili alla difesa dei beni culturali e ambientali è senza dubbio una condizione necessaria per incrementare la possibilità di risultati positivi ed è facile pensare che se fosse stata attuata qualche anno prima, nella fase iniziale delle discussioni, alcune obiezioni alle proposte nate dal project financing avrebbero acquistato più peso.
Mentre l’Amministrazione comunale oggi continua a sostenere le sue scelte senza ascoltare per nulla le voci di dissenso, un successo parziale è stato ottenuto perché la sottoscrizione del FAI a favore dell’Arsenale (campagna 2016 per “I luoghi del cuore”), ha raggiunto più di 21000 firme: un numero considerevole e in qualche misura soddisfacente che, al tempo stesso, è anche indice di un interesse un po’ tiepido dei veronesi per l’argomento. È infatti singolare che una città delle dimensioni di Verona, sollecitata sul tema di un luogo storico come l’Arsenale, con grandi effetti potenziali sulla qualità di vita del territorio urbano, non riesca ad esprimere un numero di firme decisamente superiore a poco più del 10% del suo corpo elettorale.

A.S.

 

Solo gli utenti loggati possono inviare commenti. registrati/log in



Il sito è promosso dall'Associazione "Abitare Borgo Trento"- onlus ed è sostenuto - come progetto di solidarietà locale - dal Centro Servizi di Volontariato (CSV) di Verona.

Alcune immagini sono tratte da internet, se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'amministratore che provvederà alla loro rimozione.
I contenuti vengono aggiornati senza alcuna periodicità. Questo sito non va dunque considerato un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7/03/2001

facebook

Cookie Policy - Privacy Policy
12 Novembre 2009 BORGO TRENTO - Verona