Quartiere

Dell'arsenale e altro, serve un atto di orgoglio

Verona in 10/05/2017 di Giulia Cortella

Tra i candidati a sindaco alle prossime elezioni di giugno a Verona troveremo chi si propone di seguire il solco tracciato dal Sindaco uscente per altri cinque anni e chi, per l’Arsenale, chiede l’intervento degli Asburgo, nientepopodimeno, e lo millanta come un’idea geniale senza pensare al tanto sangue versato sui nostri monti per liberarci dalle forche asburgiche che fecero martiri, tra gli altri, Cesare Battisti e Damiano Chiesa, per non parlare di mio zio. Deve essere dunque vero che parte dei veronesi non pensa alla cultura né alla storia: e, a maggior prova, pensiamo che non abbiamo un assessore che se ne occupi ma, soprattutto, che l’amministrazione trascura il patrimonio ricchissimo di storia che Verona conserva ad esempio all’Arsenale Asburgico, prossimo a diventare per larga parte sede, con copertura in plexiglass per giunta!, di un ennesimo centro commerciale.

Vale dunque la pena di spendere due parole di minima informazione: all’Arsenale Asburgico di Verona ha sede la sezione Botanica e della Preistoria del Museo Civico di Storia Naturale, sezioni un tempo ospitate a Palazzo Gobetti, svenduto da parte di questa amministrazione, come altri 6 importanti monumenti cittadini di edilizia privata, museale e militare, a privati o alle banche. Nel 2007 un progetto di recupero prevedeva l’intero trasferimento del Museo Civico di Storia Naturale, sito nello storico Palazzo Pompei, all’Arsenale. A proposito di Palazzo Pompei, sul sito del Comune possiamo leggere che è “uno degli edifici più importanti dal punto di vista storico e architettonico della città. Commissionato dalla ricca famiglia Lavezzola tra gli anni 1530 e 1550 al geniale architetto Michele Sanmicheli, divenne successivamente proprietà della famiglia Pompei e nel 1833 il conte Alessandro Pompei lo donò al Comune di Verona per accogliere esposizioni, raccolte d’arte e collezioni scientifiche di notevole prestigio e importanza della città…Nelle ampie stanze del palazzo trovano oggi posto sedici sale espositive, la biblioteca, i laboratori, i depositi delle collezioni e gli uffici del Museo. Il Museo Civico di Storia Naturale dì Verona ospita le sezioni scientifiche dedicate allo studio di minerali e rocce, paleontologia e zoologia. Le sezioni di preistoria e botanica sono ospitate nella Palazzina Comando dell’Arsenale Austriaco di Verona”.

Con una presentazione così interessante ci si stupisce nell’apprendere che il Palazzo Lavezzola Pompei è stato posto in vendita da questa amministrazione per una cifra che si aggira intorno ai 20 milioni di euro e che il progetto dello studio Chipperfield per il trasferimento integrale del Museo all’Arsenale è stato archiviato, come avvenuto, del resto, per il Polo culturale e finanziario dei Magazzini Generali. Ma questo non peserebbe poi così tanto sulle coscienze dei cittadini veronesi, che o non sanno o non si vogliono interessare dei beni della comunità, se non fosse per l’assoluta incertezza della sorte che spetterà al patrimonio culturale straordinario qui conservato e di quello della sezione attuale del Museo ospitata all’Arsenale. Essa è collocata in un luogo di grande fascino; vi sono altissime campate dalla copertura a vela e un impianto di climatizzazione e areazione costato 350.000 euro, che mantiene negli armadi 130.000 reperti botanici, piante rarissime, i disegni e gli erbari di Abramo Massalongo, fiori essiccati antichissimi di cui nessun veronese si occupa se non i due dottori che vi sono preposti da soli, uno alla sezione botanica, e uno alla sezione preistoria; nemmeno molto se ne curano i colleghi di biologia e di scienze che dovrebbero invece essere in prima linea alla difesa del nostro museo, il primo tra i musei civici di tutta Italia. E’ vero che Tosi ha dichiarato del futuro Arsenale che “nell’ambito del progetto l’Amministrazione comunale ha richiesto di realizzare una scuola pubblica dell’infanzia con un asilo nido integrato, rispettivamente per 60 e 20 bambini, attualmente mancante nel quartiere; un padiglione, aperto al pubblico e visitabile, dove collocare una parte delle collezioni del Museo di Storia Naturale, comprensivo di altri spazi complementari all’attività museale (laboratori, biblioteche, sezioni scientifiche, sezioni didattiche, spazi per attività formative e di studio)”.

Ci permettiamo di far notare, però, che i veronesi non vorrebbero la cultura a spizzichi e bocconi ma un centro vero culturale e un polo vero museale come avviene in molte città d’Italia e come avverrà, ad esempio, a Treviso nell’area industriale dell’ex-Pagnossin, un tempo luogo simbolo della ceramica Made in Italy, 100 mila metri quadrati, di cui 42 mila di edifici storici, dove sta nascendo “Open Dream” (http://opendream.it), un progetto di riqualificazione che ha, tra le altre, la peculiarità di essere realizzato grazie ad una partnership pubblico – privato con l’ambizione di creare benessere e sviluppo per il territorio. L’area, dopo anni di abbandono e degrado, è stata acquistata nel 2015 dalla holding dell’imprenditore veneto Damaso Zanardo che ha affidato all’Università Iuav di Venezia il coordinamento del progetto.

Nel decennio dell’amministrazione Tosi che si va concludendo molto della cultura è stato affidato a privati che poi hanno deluso le aspettative dei cittadini: siamo ancora nel solco di una tradizione che arriva da lontano in Italia, addirittura dagli anni del governo Bersani, come ha ben denunciato l’ingegner Paolo Berdini durante una conferenza svoltasi la settimana scorsa alla periferia di Verona, nella sede del candidato a sindaco Michele Bertucco : a Verona come in tutta Italia la privatizzazione è al potere ma questa tendenza va corretta e lo Stato deve riprendere voce in capitolo per garantire vera democrazia.

Così oggi i veronesi rischiano di lasciarsi sottrarre il secondo Arsenale Asburgico per importanza dopo quello di Vienna e lo lasceranno nelle mani di chi li trasformerà in compratori, più o meno consapevoli. Come al solito. Come avvenuto con le officine Adige trasformate in Adigeo. Abbiamo però, come cittadini, un’opportunità straordinaria alle prossime elezioni: facciamo uno sforzo per occuparci e difendere il nostro patrimonio invidiato in tutto il mondo, anziché chinare la testa e rimanere ignoranti e disinteressati di fronte alla nostra meravigliosa storia e alla nostra inestimabile cultura.

 

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12 Novembre 2009 BORGO TRENTO - Verona