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Ponte della Vittoria

In una seduta del consiglio comunale del 1923 fu bandito un concorso nazionale per la realizzazione di un ponte monumentale ad esaltazione della vittoria del 4 novembre 1918 e a ricordo dei caduti veronesi.  n realtà il nuovo ponte serviva a potenziare i collegamenti tra la città e l’area della "Campagnola" già da allora destinata all’espansione edilizia.  Il concorso, a cui parteciparono numerosi progettisti.

Fu scelto il progetto dell’arch. Fagioli e dell’ing. Ferruccio Cipriani, intitolato "Nec descendere nec morari". Il ponte era a tre arcate e due pile in corrispondenza delle quali sporgevano altrettanti terrazzini panoramici ed era forse il più significativo, il più  elaborato ed elegante ponte di tutta la città. L'opera fu inaugurata il 4 novembre 1929 e fu completata nel 1931 con la posa di quattro gruppi bronzei: i Dioscuri simboleggianti la vittoria.  I due gruppi della riva sinistra sono di Angelo Biancini di Castel Bolognase; quelli della riva destra del veronese Mario Salazzari. 

Con lo scoppio della guerra i gruppi bronzei vengono tolti e messi al riparo

Nella notte tra il 25 e 26 aprile 45 tutti i ponti vengono minati e fatti saltare dalle truppe tedesche in ritirata.

Del Ponte della Vittoria rimane integra solo l'arcata di destra che viene utilizzata dagli alleati come appoggio per la costruzione (che avvenne in un giorno solo) di un ponte in ferro indispensabile per continuare l'inseguimento delle truppe in fuga.

In seguito verrà ricostruito con progetto leggermente modificato dallo stesso arch.Fagiuoli.

L'opera perderà i pratici balconi che tanto erano stati apprezzati nel concorso e le volute di chiave dei grandi archi, riceverà lampioni disegnati dall'architetto stesso e ritroverà i suoi gruppi bronzei, non senza lunghe e surreali - viste con gli occhi di oggi - questioni.  La vicenda occupa ben otto anni: nel 1947 Fagiuli rivede il progetto, il 29 agosto 53 il ponte, ricostruito, è riaperto alla città, ma non inaugurato perchè non completo. L' Arena titola. " I cavilli del Comune inoperanti contro i cavalli. ll problema per il Sindaco democristiano Uberti è l'anatomia dei cavalli che può produrre "turbamenti nei più piccoli".

La vicenda si ammanta di ridicolo: " nel pomeriggio del I settembre 53 viene fatto sfilare per le vie cittadine da un gruppo di goliardi, un cavallo con le mutande. Intervengono i vigili urbani per sciogliere l'assembramento e sequestrare il cavallo". La diatriba si chiude con una strana inaugurazione del ponte, completo di gruppi scultorei, il 24 maggio del 55: "Nessun discorso. Nessun tricolore esposto sugli edifici comunali".

Le targhe

All’inizio di ciascun lato del ponte furono poste targhe con passi scelti dai bollettini di guerra, datati e firmati dai personaggi dell’epoca: 24 maggio 1915 (entrata in guerra dell’Italia) “Soldati di terra e di mare ….” Proclama di Vittorio Emanuele III; 26 Giugno e 6 luglio 1918 “… l’avversario è ricacciato sulla sinistra del Piave …” A. Diaz; “… l’esercito austro-ungarico è annientato” A. Diaz; 14 novembre 18 "Ordine del Giorno alla flotta e medaglia al valore...Thaon di Revel

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da ricordi di Bruno Etrari

Ricordare alcuni amici con i quali ho condiviso ore veramente indimenticabili, è per me ritornare indietro con gli anni. Tra questi, Mario Salazzari scultore (1903 - 1994), pittore e poeta. Fu appunto in una recita di poesie, nei primi anni 70, alle quali partecipavano, oltre a Mario, i più noti poeti dialettali di allora. Nacque subito tra noi due una reciproca simpatia. Io alle prime armi nella non sempre facile arte della poesia dialettale, Lui, già conosciutissimo non solo come poeta ma, soprattutto, per la sua professione di celebre scultore e pittore.

Mario, all’apparenza sembrava scontroso, poi ci si accorgeva quanto era uomo buono e alla buona, aveva l’età di mio padre, eppure mi trattava indegnamente, a suo pari.

Se lo volevo incontrarlo, dovevo recarmi presso la “Bottega del Vino” al “Scudo di Francia”. Non posso scordare la sua possente voce e le sue graziose modelle…

La sua vita: Il papà si trasferì, per ragioni di lavoro, con tutta la famiglia in Germania. Mario, ultimo di sette fratelli, all’incirca nel 1906, impara il tedesco e più tardi frequenta le scuole di quella nazione.  Poco prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, la famiglia ritornò a Verona, tranne il padre che rimase in Germania.

Nel 1919 Mario è ammesso all’Accademia di Belle Arti della nostra città già dopo un anno vince un concorso per un monumento ai caduti, che è collocato in Borgo Roma. Da lì parte la sua carriera che lo porterà a eseguire monumenti in molte località italiane. A Verona ricordiamo, tra gli altri, i due gruppi di cavalli di bronzo, posti nel 1935, ai due lati del Ponte della Vittoria,   In Piazza Bra troviamo il monumento al partigiano, Lui che nella schiera dei partigiani aveva combattuto e sofferto le pene della galera. Poi, nel 1958, il monumento alla Divisione Pasubio, e nel 1966, un altro capolavoro: il Monumento all’eccidio dei caduti della divisione Acqui avvenuta a Cefalonia e a Corfù.

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Per la cronaca: i quattro gruppi bronzei di cavalli del menzionato Ponte della Vittoria, durante l’ultima guerra vennero, per precauzione, rimossi e portati in luogo sicuro. I ponti veronesi furono fatti saltare in aria dai tedeschi, compreso, quindi, il Ponte della Vittoria. Dopo la ricostruzione di detto ponte, al momento di issare i cavalli al loro posto, Il sindaco di allora Giovanni Uberti, democristiano, decise che erano osceni perché le parti anatomiche erano troppo ben fatte e sensuali: ne propose il rifacimento (dei cavalli o delle parti anatomiche maschili? Mah!) - La notizia varcò i confini non solo della città e i lazzi e le barzellette che ne seguirono fecero più danno che altro. Un giovane studente si arrampicò fin sopra il piedistallo tentando di “addobbare” i cavalli con delle enormi mutande, mentre altri, andavano a spasso per Verona con dei cavalli (veri) con addosso mastodontiche mutande.

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Uno schizzo della Campagnola di Salazzari


Da Cadorna a Diaz, un ponte per la vittoria

L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA CRONACA – Pagina 23
Costruito tra 1926 e 1929 su disegno di Fagiuoli, passa l'Adige unendo Borgo Trento al centro storico e un comandante perdente con uno vittorioso.

Per realizzare l'opera verso la città antica vennero demolite le case di San Micheletto alla Porta, tra Portoni Borsari e il fiume. Distrutto dai nazisti nell'aprile '45, venne rifatto

Prosegue il nostro itinerario in città tra i luoghi, le strade e i ponti che ricordano fatti e personaggi della Grande Guerra. In fondo a via Quattro Novembre, vi è piazzale Luigi Cadorna, dedicato allo sfortunato capo di Stato maggiore dell'esercito italiano dal 1914 alla rotta di Caporetto del novembre 1917. Cadorna, quando guidò l'esercito in guerra, aveva 64 anni, era stato comandante del Quinto Corpo d'armata, nel 1910 e senatore, nel 1913. ... (Continua)


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12 Novembre 2009 BORGO TRENTO - Verona