L'art Nouveau

l'Art Nouveau

(dal blog "voci e pensieri di Bruno ")

l'Art Nouveau 25/2/2011

Sul finire del secolo XIX, ecco apparire una nuova forma d’arte espressiva che, nata a Parigi, invase non solo l’Europa ma gran parte degli Stati Uniti.

L’Art Nouveau (arte nuova), chiamata in Italia “Stile Liberty”, ebbe un relativo successo, soprattutto, nell’architettura. In altri paesi europei, si divulgò anche nelle forme grafiche, nel disegno, nella pittura ecc. ecc. “Liberty”, un nome preso…a prestito dai grandi magazzini inglesi che vendevano oggetti esotici. Era una forma d’arte, qualcuno la definì “frivola”, che è stata, secondo ceri studiosi, figlia, per così dire, del rococò.

In sostanza era ispirata dalle porcellane persiane e dagli antichi vetri romani: ornamenti floreali, pavoni, medaglioni e visi di donna dalle fogge e dai tratti asiatici e curvature, nei disegni, a non finire.In alcune zone della nostra città, nei quartieri che stavano sorgendo in Borgo Venezia ma principalmente in Borgo Trento, il nuovo “stile” piacque a molti architetti.

Resta il rammarico che molti edifici di quell’epoca siano stati deturpati o malamente ristrutturati o, in qualche caso, distrutti.
Ecco alcune foto scattate in questi giorni in Via Ciro Menotti, Viale Nino Bixio, Via Anita Garibaldi, Via dei Mille, Via Anzani e Via Rovereto.

Bruno

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Articolo dell'Arena del Luglio 2005: "A passeggio tra i gioielli del liberty"

In collaborazione con il sito unGiro.it è stato realizzato un interessante percorso tra le più belle ville liberty realizzate a Verona  nei primi decenni del '900.  E' una descrizione amatoriale per cui segnalateci eventuali errori

È Borgo Trento il tempio dello stile liberty

L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA 22/08/2010

Villa Tedeschi A sinistra di viale Nino Bixio, venendo dal ponte Garibaldi, si può andare in via Anzani: qui, c'è villa Lambranzi, dove visse uno dei primi grandi primari psichiatri veronesi che dettero fama all'ospedale di San Giacomo. Poi, c'è la bellissima villa Beghini, anch'essa opera di Ettore Fagiuoli. Il porticato e il loggiato sono reinterpretati in chiave mitteleuropea. La villa venne requisita nel novembre del 1943 dalla Gestapo, che ne fece la sede veronese. In via delle Argonne, altra traversa del viale, al numero 2, casa Pacini, progettata dall'ingegner Paolo Bonomi da Monte. Ma quale il capolavoro assoluto del liberty veronese? Siamo indecisi tra due, una di fronte all'altra, all'inizio del viale, entrambe dell'architetto Fagiuoli: la Tedeschi-Tosadori, del 1915 e il villino Bassani, dall'altra parte della strada, del 1910. A voi la scelta.

L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Lo sviluppo urbanistico dell’area iniziò nel 1908 sui terreni della Campagnola in cui vennero realizzati i palazzi progettati dai più celebri architetti.

Attorno a viale Bixio sono sorti gli edifici più rappresentativi come villa Brugnoli

Viale Nino Bixio, che dal ponte Garibaldi conduce all’ospedale di Borgo Trento, è la strada principale del nostro «liberty», più correttamente dell’art nouveau, con i villini neogotici e neorinascimentali che, solo negli Anni ottanta, sono stati salvati dagli abbattimenti selvaggi della nuova edilizia.
Lo sviluppo urbanistico di quello che è il più esclusivo dei quartieri cittadini prese avvio nel 1908, quando sui vasti terreni della Campagnola, per accogliere la ricca borghesia, sorsero numerose palazzine, disegnate dai più celebri costruttori del tempo, fra i quali l’ingegner Italo Mutinelli, all’esordio, e l’architetto più importante della Verona del primo Novecento, Ettore Fagiuoli.
Gli storici dell’arte veronese parlano di un eclettismo di estrazione lombarda, con repertori medioevali e rinascimentali amalgamati in un pastiche pittoresco». Dunque, siamo di fronte ad una architettura carica di citazioni dei secoli precedenti, più che ad elementi floreali di art nouveau, che comunque si ritrovano nei particolari.
L’urbanistica di questa zona è ben tracciata: l’asse centrale è viale Nino Bixio, intersecata e delimitata da varie strade, tutte ricche di architettura liberty. Per la nostra «Verona nascosta», vi proponiamo un itinerario tra le strade minori, attorno al viale.
Subito dopo il ponte Garibaldi, se si gira a destra, si è in via D’Annunzio: qui c’è il maestoso palazzo Bachbauer Canella, dove visse il professor Giulio Canella, identificato nello smemorato di Collegno, il caso di perdita di identità più famoso del Novecento.
C’è poi, al numero 4, palazzo Pretato, a quattro piani, con un elegantissimo cancello in ferro battuto, a motivi floreali e le ringhiere dei balconi altrettanto lavorate. Al terzo piano, un originale elemento ad arco di cerchio con, all’interno, una finestra quadrata. Da qui, prendendo per la stretta strada a sinistra, via Caprera, si può ammirare un capolavoro del liberty veronese: il villino Brugnoli, al numero 2, opera del 1911 di un modesto capomastro, Tomaso Contini.
È un’invenzione eclettica, un gioiello architettonico che sembra uscita da un libro di fiabe, un unicum nell’architettura veronese con riferimenti medioevali, nordici e locali, rinascimentali e arabo-normanni (tanto da essere accostata al villino Fiorio di Palermo dell’architetto Basile).
Una torretta ottagonale con tetto a pagoda chiude in verticale questa casa. In questa piccola via, anche altri quattro edifici costruiti tra il 1915-16, con eleganti elementi architettonici. Qui c’è il villino Ribali, al numero 3, del 1915-19, originale risultato di influssi modernisti e tradizione veronese, nelle decorazioni architettoniche della facciata a bugnato.
Tornati sul viale, si prende la strada laterale successiva, via Anita Garibaldi: proprio all’angolo, villa Cipriani, su progetto del 1911 di Ettore Fagiuoli: si segnalano il massiccio contrafforte ottagonale all’angolo di sud-est, in conci di cemento, e il loggiato al primo piano, scandito da pilastri con colonne annodate, come quelle del chiostro di San Zeno.
C’è poi la villetta Tosadori, del 1922, anch’essa di Fagiuoli, con citazioni germaniche e altoatesine, nel tetto a forti spioventi, sostenuto da mensole lignee. Una casetta che sembra uscita dalle sue scenografie areniane.
Nella stessa strada anche palazzo Ribali, al numero 2, del 1921, con cupoletta neorinascimentale. Se invece torniamo all’inizio di via Nino Bixio e, invece di percorrere il viale, prendiamo la strada a sinistra, cioè via dei Mille, si incontrano altre bellissime palazzine liberty degli anni 1915-20: palazzo Roi al numero 3, con sei appartamenti su tre piani, con terrazze coperte al piano terreno e avancorpi sulla facciata, oltre ad arcate sulle porte; villa Basevi, al numero 7, grandioso edificio, con corpi a torre medioevale, ampie finestre di derivazione secessionista e tanto ferro battuto con motivi liberty. All’interno, due curiosità: vi sono strutture in cemento armato e tracce di un bunker, nello scantinato, costruito durante la guerra, quando l’edificio fu requisito dalle truppe tedesche del generale Wolff. Sulla stessa strada, al numero 10, villa Bresciani, con piano terra a bugnato liscio, con portico decentrato, sormontato da terrazza con balaustra.
Un altro splendido rosario di belle case anche sulla vicina via Rovereto: villa Battei al numero 9, del 1926, con un pronao semicircolare, sorretto da colonne doriche, sormontato da un terrazzo, uno dei capolavori dell’ingegner Italo Mutinelli, in omaggio all’architettura palladiana, ma tanto simile alle palazzine della Londra dei quartieri alti e delle ville americane stile «Via col vento». Poi le ville Gelmetti e Manzini (dell’architetto veronese Aldo Goldschmiedt, in stile nordico, con finto pietrame in graniglia di cemento, come contrafforte in facciata) e i palazzi Gnecchi e Radaelli, maestosi ed eleganti al tempo stesso.
Il secondo si eleva ardito alla confluenza di due strade. Fermiamoci qui, ma la passeggiata tra il liberty di Borgo Trento può dare ancora tante splendide sorprese.


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12 Novembre 2009 BORGO TRENTO - Verona