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Vittorio Emanuele III inaugura Castevecchio restaurato

Restauro eseguito da Antonio Avena e Ferdinando Forlati

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Nel 1923 Castelvecchio fu ceduto dallo Stato italiano al Comune di Verona
Appariva così:
Nell’ 800 i francesi avevano infatti apportato profonde trasformazioni al Castello Scaligero abbattendo tutte le merlature e costruendo nella zona della corte d’armi una caserma con sale quadrate comunicanti.
In seguito fu usata allo stesso scopo anche dagli austriaci.
Fu Antonio Aveva direttore dei musei di Verona dal 1915 a convincere l’Amministrazione comunale a trasformare lo storico castello, deturpato da precedenti utilizzi militari, in museo cittadino.
Tra il 1924 e il 1926 furono avviati i lavori, diretti da Ferdinando Forlati, architetto della Soprintendenza.
Il progetto intendeva riportare alla luce ciò che restava della costruzione scaligera ed esaltare il carattere trecentesco dell’intero complesso, anche con interventi di ricostruzione e di “medievalizzazione” delle parti ottocentesche, a partire dalla caserma napoleonica.
La facciata di quest’ultima fu trasformata con l’inserimento di portali gotici e rinascimentali presi da edifici veronesi distrutti dall’ultima piena ell’Adige. Gli interni furono decorati “in stile” medievale, talora rinascimentale.
Fu un intervento importate che riportò il castello agli antichi fasti, destinandolo a sede di uno dei più prestigiosi musei civici dell’alta Italia.
Il suo destino si lega all’arte dal 1926 quando il re d’Italia, Vittorio Emanuele III, inaugurò appunto il museo d’arte antica della città.
Vennero così raccolti nel nuovo spazio museale pregevoli opere provenienti da palazzo Pompei, da Chiese abbandonate e da magazzini improvvisati.
La II guerra mondiale arrecò gravi danni al museo e alla corte.

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Un nuovo restauro fu eseguito dal 1950 al 56 dall’Arch. Carlo Scarpa in chiave moderna e con eccezionali soluzioni che resero il Museo un opera d’arte come le opere in esso esposte.

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Da notare
I nuovi lavori di ristrutturazione eseguiti nel dall’arch. Scarpa, con l’abbattimento dello scalone di epoca Napoleonica sotto il mastio, portarono alla luce l’ultimo tratto delle prime mura comunali della città (altomedioevo) e la porta del Morbio. La cosa è particolarmente interessante perché è l’unico posto in Verona in cui si possono vedere le mura affiancate.

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12 Novembre 2009 BORGO TRENTO - Verona