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Ponte Garibaldi

Alla ricerca degli STRACHI del vecchio ponte

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(dal blog" Voce e pensieri di Bruno")

Il Ponte Garibaldi

La Campagnola, quasi una “penisola”, da sempre ben coltivata, anche e soprattutto, per le grandi ruote idrovore che, “pescando” l’acqua nell’Adige, davano la possibilità ai contadini di abbeverare i loro orti e, di conseguenza, avere raccolti sempre abbondanti.

La nostra città, dopo varie lotte, si mise nelle “mani” della Serenissima Repubblica, dal 1404 al 1797, la quale diede a Verona, tranne una breve occupazione da parte di Massimiliano I (1509-1517), quasi quattrocento anni di pace.

Nel 1518, la Dominante ordinò, per motivi militari, la famosa “Spianà”. Case, chiese, alberi, ecc. fuori dalle mura cittadine, per un raggio di un miglio veneziano (1739 mt.), furono abbattute, così pure in Campagnola e nella futura Via Mameli. -

Poi con l’avvento di nuovi invasori, prima gli austriaci, poi i francesi poi ancora gli austriaci (vi rimasero fino al 16 ottobre 1866), a poco, poco sorsero le prime fattorie o “corti”, cintate da alte mura, per maggior sicurezza.

Cosa mancava, allora, al futuro Borgo Trento? Mancava un ponte che avrebbe collegato la Campagnola e Borgo S. Giorgio (il futuro Borgo Trento), a Piazza delle Erbe.

E’ pur vero che esistevano i ponti Pietra e Castelvecchio, ma quest’ultimo, da sempre era stato militarizzato. 

Solo nel 1870, finalmente, per un angusto passaggio, fu aperto ai soli ai pedoni.- Con ogni probabilità un ponte esisteva anche al tempo dei romani: durante la costruzione dei muraglioni,  afferma il Trecca, venne alla luce un manufatto, senz’altro una “testa di ponte” di quell’epoca.

Di certo, tra le due sponde dell’Adige e i vari mulini, vi era un traghetto, la denominazione di “Via Riva Battello” e le varie stampe dell’epoca, lo ricordano.

Il futuro Ponte Garibaldi, vero “padre” del nostro Borgo, fu costruito in ferro, da un’impresa veneziana dell’ing. Newille, su progetto dell’ing. Corner. Il contratto prevedeva, non avendo il Comune di Verona possibilità finanziarie per realizzazione l’opera, di cedere allo stesso ing. Newille, il diritto di pedaggio, per la l’attraversamento del manufatto.

Il Ponte Garibaldi di Neville in un' immagine dell' '800. Si notino le due garitte all'uscita del ponte. Qui veniva richiesto il pedaggio che serviva a rifondere la ditta delle spese sostenute per la costruzione .


Il ponte Newille, così fu chiamato, fu aperto al pubblico il 16 agosto 1864. Smilzo com’era, resistette alle numerose e devastanti piene dell’Adige, fino al suo abbattimento.

Il costo per il pedaggio fu stabilito dal Sindaco (“el sindaco palancheta”). Citiamo alcune voci: Ogni persona, soldi 1,05. Un cavallo, bue o manzo, soldi 2,00- Un carretto tirato da tre cavalli, soldi 30,00 Una pecora o un maiale, soldi 0,05. Logicamente, sia da una parte che dall’altra del ponte, vi erano garitte, per gli addetti alle riscossioni dei pedaggi. I pedaggi stessi, per il malcontento della popolazione, furono soppressi nel 1913.

C’è da ricordare che il ponte nel 1867, dopo la partenza dell’esercito austriaco, fu intitolato a Giuseppe Garibaldi che lo attraversò, lo ricorda il prof. Emilio Pigozzo, per raggiungere Palazzo Brognoligo, in Piazza Bra, dove, durante un discorso alla popolazione, pronunciò la celebre frase, ora ricordata con una lapide: “Roma o morte”.

Il Borgo, già alla fine del 1800 era una realtà: strade alberate e piazze abbozzate. Aumentavano le costruzioni di ville, palazzi e case popolari e, quindi la popolazione.

Abbiamo detto che il padre di Borgo Trento fu Ponte Garibaldi e la madre, il Ponte della Vittoria, questo bellissimo ponte fu aperto soltanto 1929.

Nel 1935, ormai non più corrispondente all’aumento del traffico, il Ponte Garibaldi fu abbattuto e ricostruito in cemento armato per la spesa di L. 1.150.000 e abbellito con quattro grandi statue, in “tufo”, in posizione “sdraiata”.

Quattro anni dopo, le citate artistiche statue, rappresentanti: il condottiero, il Nocchiero, la madre (Anita) e l’agricoltura, furono rifatte, con materiale più idoneo. Questi grandi blocchi statuari, non furono gradite dai veronesi, i quali, lo denominarono ironicamente, con spirito montebaldino, “el Ponte dei Strachi”.

Nel 1945, com’è noto, i tedeschi, distrussero tutti i ponti di Verona, tranne il Ponte della Ferrovia.

Nel 1947 fu inaugurato il nuovo Ponte Garibaldi, senza le famose statue e, di certo, artisticamente meno attraente del primo. Provvisoriamente, furono costruite a tempo di record, delle passerelle pedonali, in legno.

Bruno

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La foto è tratta dal volume LA VERONA DI IERI edito dalla Cassa di Risparmio nel 1973.-

Luigi, il bimbo che s’intravede nella foto del 1909, era il padre di Bruno. 

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A Ponte Garibaldi tassati anche i pedoni

L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA 21/08/2010 CRONACA Pagina 19

COSTRUZIONE D’AVANGUARDIA. Per tenere il conto degli incassi, gli addetti alla riscossione mettevano in un recipiente un fagiolo per ogni palanchetta incassata.

I più giovani, per risparmiare, si portavano a spalle l’un l’altro Ma c’era chi sceglieva di fare il giro passando da Ponte Pietra.

Perché inserire il notissimo ponte Garibaldi, che collega il centro storico con il quartiere di Borgo Trento, nella «Verona nascosta»? Decisamente per la sua curiosa storia che è ignorata da gran parte dei veronesi. Il ponte fu la sintesi dell’ingegneria in ferro più futuristica e di un sistema di conteggio con i fagioli, che sembrerebbe riportare alla preistoria.
Dove è stato gettato il ponte Garibaldi, fino a metà dell’Ottocento, vi era un traghetto, riprodotto in una celebre veduta paesaggistica di Verona nel Settecento, una grande tela che si trova a Firenze, dipinta dal pittore olandese Gaspar Van Wittel, detto Vanvitelli (1653-1736)

Il traghetto cessò l’attività all’inizio dell’Ottocento. Poi, nel 1855, un ingegnere inglese, Alfredo Enrico Newille, presentò alle autorità municipali della Verona austriaca, un progetto per la costruzione di un ponte in ferro che fu subito approvato.
Tuttavia, solo il 22 maggio 1861, Newille sottoscrisse il contratto davanti al notaio Giuseppe Donatelli: la costruzione era a sue spese, ma otteneva dal Municipio un diritto di pedaggio per pedoni e veicoli, con tariffe da stabilire di comune accordo. Newille costruì anche un palazzo, a sinistra della testata dalla parte della città, destinato a uffici e ad abitazione dell’amministratore, al quale competeva il controllo dei pedaggi.
Il 16 agosto 1864, il vescovo Luigi di Canossa inaugurava il ponte. Era una grande opera di ingegneria, del tutto nuova per la città: 75 metri di lunghezza per 8,90 di larghezza, aveva tre arcate e tubi di ferro come piloni. I marciapiedi ai lati erano separati dalla carreggiata con tralicci in ferro, mentre la pavimentazione era formata da tavole di legno. ! L’incasso dei pedaggi del 17 agosto, primo giorno di transito, fu di 20 fiorini, che furono dati in beneficenza agli Asili infantili.
Assai curiose anche le tariffe di transito: un soldo e mezzo a persona, 2 soldi per bue, cavallo o manzo; 3 per un carretto trainato a mano e da un asino, 7 soldi per il carretto trainato da due cavalli, 8 soldi per una carrozza a due cavalli o per un carro tirato da due cavalli o buoi e mezzo soldo per una pecora, un maiale o una capra. Se erano previsti i pedaggi, vuol dire che allora passavano anche questi animali. Ma l’aspetto più originale riguardava il metodo di controllo dei passanti. Gli addetti alla riscossione erano sistemati in due garitte alle testate del ponte, mentre nella loggetta pensile, costruitaall’angolo di palazzo Newille, un incaricato, al passaggio di ogni persona, animale o mezzo di trasporto, metteva in un apposito recipiente un fagiolo per ogni «palanchetta» della tariffa.
Tanti fagioli dovevano corrispondere ad altrettanti soldi: questo rudimentale sistema di contabilità pare funzionasse molto bene. Fino al 1890, vi era anche un corpo di guardia, mentre un robusto portone di ferro sbarrava il ponte dalla parte della città: veniva chiuso, alle 8 di sera, dopo il suono di una campanella, e riaperto all’alba, in modo che nessuno potesse passare di notte. Quando Verona divenne italiana, le tariffe aumentarono e furono incluse le automobili, che pagavano 10 centesimi, la metà, se erano vuote. Si dovevano sborsare due centesimi per ogni due piedi, che toccavano il piano del ponte. Così per risparmiare, i ragazzi si portavano a spalle l’uno con l’altro.
C’era anche chi faceva il giro del ponte Pietra, ma si consumavanole suole e, dunque, non si sapeva con certezza quale delle due soluzioni fosse più conveniente. Le ragazze si lamentavano perché rovinavano i tacchi e le punte delle scarpe nelle assi di legno, che spesso erano sconnesse.
Il ponte venne intitolato a Garibaldi, dopo che l’eroe dei due mondi vi passò il 7 marzo 1867: andò a trovare un amico Carlo Sega, che abitava nella zona del Cesiolo, sulla strada per Avesa.
Nel giardino di casa Sega, che oggi non c’è più, quel giorno furono poste a dimora due piante e l’edificio fu chiamato, come ricordava un’altra lapide, «villa Caprera». Ma torniamo al ponte Garibaldi.
Superò le più terribili alluvioni di quegli anni, compresa quella del 1882, che mandò sott’acqua l’intera città. Intanto nasceva e si ingrandiva il quartiere di Borgo Trento: il pedaggio cominciava a pesare nei bilanci dei veronesi. Vi furono proteste e si formò un comitato che aprì una sottoscrizione tra i maggiori utenti: furono raccolte 1.625 lire. Finalmente, nel 1915, il Municipio cittadino ottenne da Newille il privilegio, versando 180 mila lire, e così il pedaggio fu tolto. Il ponte in ferro, ormai insufficiente e di bassa portata, venne demolito nel 1934.

L’anno dopo, fu inaugurato il nuovo ponte in cemento armato, abbellito da quattro grandi statue sedute, in pietra, opera di Ruperto Banterle, famoso scultore del tempo: rappresentavano Garibaldi, il nocchiero, Anita e l’agricoltura.
Dai veronesi furono ironicamente battezzate «i strachi». Anche questo ponte venne fatto saltare in aria la notte del 25 aprile del 1945 dai tedeschi in fuga e le statue rimasero nel greto del fiume, per tantissimo tempo. Fu ricostruito e riaperto al transito, il 10 novembre 1947.


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12 Novembre 2009 BORGO TRENTO - Verona