evviva!

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Articolo   Testimonianza
pubblicato il 26.02.2016, 21:08:36. Categoria: non assegnata

Una cara amica mi ha trasmesso questa toccante testimonianza.


In questi giorni in cui si ricordano le sofferenze dei popoli Istriani e Dalmati la riporto integralmente con rispetto e amicizia:


Sono nata a Rovigno d’Istria, bella cittadina su una penisola che si protende sul mare, attorniata da isole con fitte pinete. Le case, di impronta veneziana si arroccano fino alla cima del promontorio dove è stata costruita la chiesa con campanile simile a quello di S. Marco a Venezia.
Conducevo una vita serena. Mio padre medico, onesto lavoratore, era stimato anche per la sua grande generosità. Mia madre era insegnante elementare. Ma …. nel 1944 accadde quello che cambiò la vita a tutta la famiglia.
Una paziente slava di mio padre lo avvisò che era in pericolo di vita: era nella lista di coloro che erano destinati dai titini alla eliminazione. Erano iniziate le sparizioni, soprattutto di notte. Venivano prelevati di nascosto dapprima quelli che avevano incarichi pubblici collegati al regime vigente, poi, via via, i professionisti, le forze dell’ordine, i commercianti, gli agricoltori, gli operai, i pescatori ed anche alcuni sacerdoti. Venivano fucilati, annegati, gettati nelle foibe. Erano tutti coloro che avrebbero potuto ostacolare il progetto espansionistico della Jugoslavia: per la quasi totalità gente inerme che non aveva torto un capello nessuno. La colpa? Essere ITALIANI.
In questo clima di paura, di terrore, papà e mamma decidono su due piedi di scappare senza dir niente a nessuno, con lo stretto necessario. Lasciano la casa, il lavoro i parenti (alcuni dei quali con il grande esodo del 1947 emigrano in Canada in Nuova Zelanda), gli amici, la figlioletta di 16 anni morta di malattia e sepolta al cimitero di Rovigno. Io bambina di 9 anni lascio la scuola, la mia maestra, la chiesa, le amichette, i miei giochi. In quegli anni su 12.000 abitanti di Rovigno, 10.000 se ne vanno e lasciano la cittadina quasi vuota. Con i mezzi di fortuna, con un viaggio avventuroso, sotto i bombardamenti arrivammo a Schio in provincia di Vicenza dormendo qualche notte per strada sulle rive del brenta.
A Schio papà non trovò lavoro né casa perché noi esuli non eravamo isti di buon occhio: eravamo persone sospette: (A Venezia ai profughi che scendevano dalle navi la gente sputava addosso, in Liguria venivano chiamati “banditi Giuliani”, a Bologna la Croce Rossa non riuscì a consegnare il latte ai bambini degli esuli che transitavano sui carri merci.
Nel 1948 papà finalmente trova una sistemazione: diventa ispettore della Mutua San Bonifacio. Ci trasferimmo a Verona dove io iniziai la scuola Superiore. Papà morì nel 1954 senza rivedere la sua terra natia. Abitammo per prima vicino al 79° fanteria” poi con la mia mamma ci trasferimmo in Borgo Trento (lungadige Matteotti, Via Risorgimento, via 24 Maggio).  Nel 1962 mi sposai e successivamente ebbi due figli.
Nel Borgo, devo dire, trovai calore, affetto…ricominciai a vivere. Instaurai molti rapporti cordiali con i vicini e con i diversi proprietari di botteghe che adesso non ci sono più. Mi sentii a mio agio, a casa mia finalmente, in un ambiente non più ostile ma disteso, sereno, accogliente. Ricordo le lunghe passeggiate sul lungadige, le “ciacolade” sulle panchine di piazza Vittorio Veneto, i negozi di Via 4 Novembre…
Immagini che nella mia memoria sono parte di una gioventù finalmente vissuta con un po’ di gioia e spensieratezza.
Nel 2000 in nome del sentimento che mi lega tuttora alla mia terra, ho ricostituito il comitato dell’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia di cui ora sono presidente onoraria.  A questa associazione si sono iscritti molti amici dimostrando la loro sensibilità verso le nostra tragedia.
Cosa devo dire? Quando sono a Verona mi sento istriana, ma sono lontana da questa bella Città mi sento Veronese de “soca”
Grazie Verona, grazie Borgo Trento!  


Lettera firmata




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Articolo   divertentissimo!!!
pubblicato il 22.05.2011, 21:25:27. Categoria: non assegnata
Sapevi che ogni 30 giorni è necessario pulire lo schermo del computer da dentro ? Molte persone lo ignorano e nemmeno sanno come farlo.

I fabbricanti approfittano di questa ignoranza per incrementare la vendite. Un amico mi ha suggerito come fare io voglio condividerlo con i miei amici




Istruzioni



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Articolo   Disguidi informatici
pubblicato il 18.02.2011, 23:08:02. Categoria: non assegnata

Una coppia decise di passare le ferie in una spiaggia dei Caraibi, nello stesso hotel in cui avevano passato la luna di miele vent'anni prima. Per problemi di lavoro, però, la moglie non poteva viaggiare con il marito, e l'avrebbe raggiunto alcuni giorni dopo.


Quando l'uomo arrivò, andò nella stanza dell'hotel e vide che c'era un computer con l'accesso a internet, decise di inviare una e-mail a sua moglie. Sbagliò però una lettera dell'indirizzo, e quindi la mandò ad un altro indirizzo... La e-mail fu ricevuta da una vedova che, appena rientrata dal funerale di suo marito, aveva deciso di vedere i messaggi ricevuti. Suo figlio, entrando in casa poco dopo, trovò sua madre svenuta davanti al computer. Vide la  e-mail che lei stava leggendo:


"Cara sposa: sono arrivato bene. Probabilmente ti sorprenderai di ricevere mie notizie per e-mail, ma adesso anche qui hanno il computer ed è possibile inviare messaggi. Appena arrivato mi sono assicurato che sia tutto pronto per te, che arriverai venerdì prossimo. Desidero tantissimo rivederti, e spero che il tuo viaggio sia tranquillo come lo è stato il mio.

NB: Non portare molti vestiti, perché qui fa un caldo infernale, ok?
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Articolo   ODE ALLA VITA
pubblicato il 11.01.2011, 21:09:23. Categoria: non assegnata

A me questa poesia è piaciuta tanto , spero piaccia anche a voi



ODE ALLA VITA

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,

ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,

chi non cambia la marcia,

chi non rischia e cambia colore dei vestiti,

chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,

chi preferisce il nero su bianco

e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,

proprio quelle che fanno brillare gli occhi,

quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,

quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore

e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,

chi è infelice sul lavoro,

chi non rischia la certezza per l'incertezza,

per inseguire un sogno,

chi non si permette almeno una volta nella vita

di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge,

chi non ascolta la musica,

chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,

chi non si lascia aiutare,

chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna

o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,

chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,

chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,

ricordando sempre che essere vivo

richiede uno sforzo di gran lunga maggiore

del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento

di una splendida felicità.

Pablo Neruda

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12 Novembre 2009 BORGO TRENTO - Verona