L’ALLARME. L’area è stata riqualificata e resa più panoramica nel 2014.Ora rimane integra solo quella vicina a Castelvecchio E sui muri ripuliti sono di nuovo comparse scritte

Le scritte semi cancellate comparse sul marmo dell’Arco dei Gavi
Non c’è due senza tre. Purtroppo, il famoso detto calza a pennello per descrivere la situazione dei pannelli di cristallo trasparente e antisfondamento trasparenti che rompono il profilo dei muri degli argini dell’Adige nel sito dell’Arco dei Gavi. E che sono, a loro volta, rotti.Le aperture del belvedere, realizzate e studiate apposta per favorire la sosta panoramica di veronesi e turisti quando nel 2014 l’intera area è stata riqualificata, sono quattro. Ma tre sono andate ormai in mille pezzi, frantumate da ignoti che hanno compiuto questi ripetuti atti vandalici. Due di queste hanno avuto vita davvero breve e si trovano così già da almeno due anni. E ora una terza si è aggiunta. Ne rimane intatta, anche se in parte risulta imbrattata da scritte, solo una: quella più vicina a Castelvecchio.Era il maggio 2016, infatti, quando L’Arena documentava l’ennesimo atto vandalico in centro città, compiuto ai danni dei cristalli panoramici. Allora la risposta di Palazzo Barbieri, guidato dalla seconda amministrazione Tosi, era stata chiara e immediata. «È già stata prevista la sostituzione dei due cristalli ridotti in frantumi anche se non si conosce ancora la tempistica dell’intervento dato che tra l’altro non si ravvisa una immediata situazione di pericolo». A fronte di alcun rischio di finire in Adige – pur se frantumata internamente e brutta da vedere, la barriera è infatti ben resistente – la tempistica sembra dunque essersi dilatata negli anni finendo a scavalco con l’amministrazione Sboarina. I pannelli sono ancora in mille pezzi. E da due sono diventati tre. Su quattro.E non è tutto. Sul monumento, ripulito, restaurato e inserito solo pochi anni fa in un contesto completamente riqualificato, ci sono di nuovo tracce di scritte. Poca cosa, s’intende: un nome femminile, qualche data, qualche vecchio segno in parte già ripulito ma evidentemente non del tutto rimosso. E si trovano solo nella parte interna e più nascosta dell’Arco in pietra candida, risalente al primo secolo avanti cristo. Ma si tratta pur sempre di campanelli d’allarme che qualche cittadino ha già segnalato.Sono ben più evidenti e impattanti, invece, le scritte sull’arredo urbano dei giardinetti che contornano l’Arco dei Gavi. Di nessuna importanza storica, ma comunque parte del sito rimesso a nuovo da appena quattro anni grazie a un investimento per cui Comune e Cariverona hanno stanziato un totale di 700mila euro, anche le panchine dei giardinetti sono infatti imbrattate di colore così come i cestini e alcuni punti della cancellata che solo di notte è chiusa e impedisce l’accesso ai giardini e al monumento, protetto a sua volta da un sistema innovativo di videosorveglianza pure durante il giorno. Sembra confermato, però, che tra i due occhi elettronici possano esserci alcune zone d’ombra che coincidono con l’interno dell’Arco, proprio dove ci sono alcuni segni neri. E dove nel gennaio 2014, a un mese dall’inaugurazione, altri avevano scritto.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 15

Data: 26/05/2018

Note: foto Marchiori