IL FUTURO DELL’ARSENALE. In commissione sette realtà con le loro idee. E gli autori del project revocato dal Consiglio

Navarra: «Ora la percentuale può salire dal 30 al 49% ed è il Comune a decidere le destinazioni. Segala: «Storia Naturale? Questa è nuova»

 

Chiara Bazzanella Ultimo, affollato appuntamento per la commissione sull’Arsenale avviata a Palazzo Barbieri dalla nuova amministrazione.

Tra vecchi e nuovi interlocutori torna in prima linea anche Italiana Costruzioni, la società dei fratelli Navarra che aveva presentato il project financing per il recupero, revocato dal Consiglio comunale attuale.

Il doppio ricorso al Tar in atto non ferma la società dal rivendicare la propria posizione, e riapre la sfida tra nuovi e passati amministratori.

Ma andiamo con ordine.La concertazione, ieri pomeriggio, ha dato voce a sette realtà. Leonardo Latella del Museo di Storia Naturale, snocciolando attività e aspirazioni, ha fatto intendere il desiderio di trasferire il domicilio delle preziose collezioni nel complesso asburgico di Borgo Trento.

Poi l’architetto Fiorenzo Meneghelli, esperto della Verona fortificato, ha sottolineato quanto la struttura sia adatta a un uso collettivo in un ambito di qualità urbana straordinaria.«È nell’interesse della nostra azienda valorizzare il tema della sostenibilità sia sociale che economica e ambientale», ha fatto presente il presidente Attilio Maria Navarra di Italiana Costruzioni, dopo che l’architetto Alfonso Femia, che ha firmato il progetto, ha ricordato le proposte di un parco verde attrezzato, luoghi di formazione e per l’infanzia, la promozione di arte contemporanea all’aperto e spazi positivi nella palazzina di comando, compreso il trasloco del museo di Storia Naturale.

Il tutto, per essere sostenibile economicamente, prevedeva finora una “corte” per la città con negozi, bar e ristoranti che hanno fatto temere ai cittadini la generazione di una sorta di centro commerciale. «Il nuovo codice degli appalti ha fatto salire al 49%, invece che al 30, la percentuale massima che può arrivare dal pubblico», spiega Navarra, facendo intendere che in questo modo lo stesso progetto presentato da Italiana Costruzioni durante la gara potrebbe prendere risvolti diversi.

«Contenuti e contenitori li sceglie il Comune che sull’investimento complessivo stimato in 44 milioni ora può sborsare fino a 25 o 30 milioni. Delle 7 funzioni messe a tavolino dal nostro progetto, solo una è di supporto alle attività prevalentemente pubbliche».

Il consigliere di Verona e Sinistra in Comune, Michele Bertucco, sottolinea che le forzature, sia urbanistiche che di stravolgimento al bilancio per il finanziamento del project ci sono però state.«Il project precedente necessitava di una variante urbanistica per il commerciale e finora non s’era mai parlato del museo di Storia Naturale, che era destinato a Castel San Pietro», ha detto l’assessore all’urbanistica, Ilaria Segala, facendo anche notare, con qualche battibecco con l’ex sindaco Flavio Tosi, che la copertura in vetro del complesso restituiva l’immagine di un centro commerciale.

«Le buste della gara sono chiuse e il progetto non l’ha visto nessuno, ma è evidente che la presentazione attuale non richiederebbe varianti. Il nostro approccio è di procedere con le indicazioni previste dal piano precedente, senza deroghe e forzature».Intanto il quartiere si interroga e il questionario promosso dalla presidente della seconda circoscrizione, Elisa Dalle Pezze, in una settimana ha ricevuto le risposte di 960 cittadini che chiedono auditorium, spazi per mostre, un centro per gli anziani oltre a biblioteche e a spazi verdi attrezzati.

«Desideriamo una cittadella della sostenibilità che metta al centro le persone», fa presente Katia Bissoli, referente del progetto nato dalla commissione diocesana Nuovi stili di vita con la Mag e la Federazione del bene comune. «L’Arsenale potrebbe divenire un polo di laboratori permanenti in cui imprese e terzo settore possano fare impresa sostenibile».Alessandra Biti del teamwork “Arsenale” custodisce un progetto che parte da indagini di marketing, per, precisa, «evitare che la struttura diventi un cimitero ma accontenti davvero cittadini e turisti con uno sviluppo sostenibile tramite bandi».

Davide Pizzoli di Interzona propone infine modalità di gestione per arrivare a una fondazione in cui cultura e creatività siano parole chiave nel restauro dell’Arsenale.

gently

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Tratto da: l'Arena Giornale di Verona

Data: 2/12/2017

Note: Sezione "Cronaca" Da pag. 14