La «costa» appesa tra piazza Erbe e piazza dei Signori verrà analizzata entro la fine di settembre 

A SPASSO NELLA STORIA. L’assessore alla Cultura Briani ha presentato il progetto con il dipartimento di Biotecnologie
Dai resti del signore scaligero, analizzati nel 2004, verrà estratto il dna Un altro studio cercherà l’origine della «costa» appesa in piazza Erbe.
Verona e i suoi «gialli». Quale fu la vera causa della morte di Cangrande della Scala, il più conosciuto e amato esponente della dinastia scaligera? E da dove proviene la «costa» appesa con una catena sotto l’arco fra piazza Erbe e piazza dei Signori?Difficile dare una risposta a interrogativi che s’inseguono irrisolti da secoli. Ma di nuovo ci si prova, ora, nel corso del mese di settembre. Se non altro, come spiega l’assessore alla Cultura, Francesca Briani, «per studiare più a fondo la nostra storia e il nostro patrimonio culturale, richiamando l’attenzione su di essi. E poi», aggiunge ancora la Briani, «per dimostrare l’efficacia della ricerca condotta in collaborazione fra istituzioni, che in questo caso specifico vede Palazzo Barbieri e i Musei civici a fianco dell’università scaligera, in particolare del dipartimento di Biotecnologie». Non solo. In Comune si sta lavorando intensamente per celebrare, insieme a Firenze, Ravenna e anche a Roma, i settecento anni dalla morte di Dante Alighieri (1321-2021). Il palinsesto delle iniziative, che si terranno dal settembre 2020 al settembre 2021, «verrà presentato a brevissimo», promette Briani.IL MISTERO DI CANGRANDE. Ma torniamo a Cangrande, amico e difensore del sommo poeta durante il suo esilio. I resti mortali mummificati del signore scaligero, conservati dal Museo di Storia Naturale, e già «disturbati» nel 2004 per una prima serie di esami, saranno oggetto, stavolta, di un’inedita analisi del dna.La nuova ricerca sarà condotta dal dipartimento di Biotecnologie, nella persona del docente Massimo Delledonne, insieme a Ettore Napione, curatore al Museo di Castelvecchio, e a Leonardo Latella, conservatore del Museo di Storia naturale veronese. «Sulle spoglie di Cangrande saranno effettuati piccoli prelievi di materiale dal fegato e da un piede», anticipa l’assessore Briani.«Non si va a ricercare qualcosa di specifico, ma poiché l’analisi del Dna non aveva fatto parte dello studio precedente, quello condotto nel 2004, si è pensato di aggiungere a quanto già si conosce ulteriori scoperte che deriveranno da questo importante tassello». Magari, chissà, si farà un po’ più di luce sulle controverse circostanze che portarono Cangrande a morte prematura: avvelenamento da digitale o un morbo ai polmoni indotto da un difetto genetico?DI CHI È QUELLA «COSTA»? Altro affascinante mistero, altro studio: la costa di piazza Erbe. Per alcuni studiosi del passato si tratterebbe della costola di una balenottera, per altri addirittura di un osso del preistorico ittiosauro.Qualcun altro ancora (come l’abate Antonio Pighi, ricorda Pierpaolo Brugnoli) fanno risalire il bizzarro reperto a uno dei tanti bottini portati dai condottieri veronesi che erano reduci dalle CrociateTuttavia fino al Settecento, come si nota in dipinti d’epoca, non v’era traccia della costa sotto il volto. Sarebbe stata appesa dopo, più verosimilmente con la funzione di insegna delle numerose farmacie e spezierie nei pressi. Ancora non si sa, però, a quale «bestia» appartenesse: è probabile che riuscirà a svelarlo una volta per tutte lo studio condotto ancora dal dipartimento di Biotecnologie, dopo il prelievo di un piccolo frammento. Tutta l’operazione dovrebbe essere condotta sempre entro la fine di settembre.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 17

Data: 3/09/2019

Note: Lorenza Costantino - foto Marchiori