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L´ITINERARIO. In Corticella San Marco, sotto al ristorante 12 Apostoli, durante dei lavori di sistemazione rinvenuti il muro dell´area sacra, una strada e una casatorre.

La scoperta casuale nel 1986 Furono riportati alla luce un lungo tratto murario, i massi stradali, colonne e architravi.< Che gli antichi Romani amassero Verona è cosa fuori di dubbio. Lo testimoniano l´Arena, il Teatro Romano, Porta Borsari, l´Arco dei Gavi, per citare i più noti. Ma parte di questo patrimonio storico è rimasta sotterrata e ogni tanto riaffiorano frammenti, quasi sempre in concomitanza di scavi per sistemare cantine, garage e fognature. Di solito i reperti, una volta catalogati e sottoposti a interventi conservativi da parte della Soprintendenza ai Beni archeologici, restano appannaggio dei privati che li hanno rinvenuti e non sempre sono fruibili al pubblico. Perciò in questa seconda serie dedicata alla Verona sotterranea vogliamo raccontare cosa c´è sotto il centro storico in luoghi privati. Inizieremo da uno dei più noti: la cantina romana del ristorante 12 Apostoli in Corticella San Marco.
LA GUIDA è Antonio Gioco, titolare del noto locale legato al nome del padre Giorgio. Per visitare la cantina romana si entra n! el ristorante, si scende per una scala che porta in un locale intermedio che ospita una piccola enoteca e, dopo pochi scalini, ci si trova nella cantina. «Tra il 1986 e il 1987 mio padre volle mettere mano alla cantina del ristorante che era piuttosto in disordine», racconta Antonio Gioco. «All´epoca era uno stanzone con il pavimento in terra battuta, a cui si accedeva grazie a tre ripidi gradini, e il soffitto del ´700 a botte, rimasto intatto. I lavori di sistemazione era sti affidati all´ingegner Enzo Salmaso e all´ingegner Alberto Lobbia. Quando diedero inizio ai lavori spostarono gli scalini. Il pavimento in quel punto cedette. Fecero un ulteriore scavo per vedere cosa ci fosse sotto e restarono sorpresi. "Qui bisogna chiamare la Soprintendenza"».
SOTTO alla cantina c´era la base di un imponente muro romano, il basamento di un tempio sacro che faceva parte della cosiddetta zona di culto imperiale. Di questo muro, lungo 88 metri, i! n parte ancora sepolto sotto la strada e gli edifici, ne è st! ato portato alla luce un tratto di 55 metri, che corre lungo l´antico cardo sinistrato ultrato, una via romana, di cui nello scavo sotto al ristorante è comparso un ampio tratto originale. Ma le scoperte non sono finite qui. Sull´altro lato di questa stradina è stato scoperto il muro della Curia romana, risalente alla prima metà del primo secolo dopo Cristo. Insomma, scesi pochi scalini sotto il piano della cantina ci si ritrova dentro la storia antica, sotto all´isolato tra via Pellicciai e corso Portoni Borsari.
IN QUESTO stretto camminamento ci si imbatte in un altro reperto singolare, il basamento di una casatorre medievale che venne costruita in mezzo ai due muri romani e che, probabilmente già in epoca scaligera, venne parzialmente abbattuta. Qui la storia si racconta con l´architettura antica. Mentre il muro romano dell´area sacra è realizzato con pietre bianche lisce (in una si nota anche una bella conchiglia fossile) dove a t! ratti regolari si notano degli incavi artificiali, forse per inserirvi i perni delle torce, il basamento della casatorre di dieci metri per dieci, che si trova sulla destra, dopo un breve tratto di muro liscio romano, è realizzato con grossi sassi di fiume sistemati armonicamente.
PROSEGUIAMO fino a una porta a vetri, oltre la quale si vede la prosecuzione del muro romano di destra. «Quella parte è stata recuperata, come la nostra, dalla Soprintendenza ai Beni archeologici, ma fa parte della proprietà della famiglia Favero che la rinvenne costruendo i suoi garage», precisa Antonio Gioco. «Non ci si può andare ma da questa porta a vetri la si può ammirare». Sulla nostra destra si apre un´altra «strada», il cardo ultrato che andava a incrociarsi con il decumano massimo, l´attuale corso Portoni Borsari. Qui siamo sette metri sotto l´attuale piano stradale. Si fa un altro passo e ci si trova sopra un piccolo ponte metallico che sovrasta un trat! to fognario romano che si apre alcuni metri di sotto. Qui c´era u! n volto in mattoni che creava una galleria nella quale venivano fatte defluire le acque reflue in Adige. Sulla nostra destra spunta un imponente pezzo di architrave marmoreo, lasciato nella posizione in cui crollò.
SVOLTANDO sull´angolo della casatorre ci troviamo davanti ai resti del muro della curia romana. Sotto ai nostri piedi ci sono alcune lastre in marmo rosso di Verona, originali del primo secolo. Camminiamo sulla storia. Davanti a noi si apre un´alta lesena bianca, cioè una colonna a forma di piatto parallelepipedo, che faceva parte del complesso della basilica romana. Ampi pezzi di architrave e di altri parti dell´edificio indicano la maestosità di quell´antico edificio la cui ricostruzione si nota nel grande disegno realizzato da Gianni Ainardi sistemato sulla sinistra, dove un muro moderno indica la fine della proprietà dei Gioco. Nel terzo lato della casatorre, che abbiamo aggirato, si notano dei massi di pietra bianca lavorata ! recanti degli incavi artificiali, pietre, con tutta probabilità, recuperate da quella parte crollata dell´Arena nel disastroso terremoto del 1.117, quello che fornì tanta «materia prima» ai costruttori della Verona medievale.1 – continua

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 15/04/2012

Note: CRONACA – Pagina 23