Enrico de Angelis nella sua casa studio

ANNIVERSARIO. Venerdì a Roma, al teatro De Filippo dell’Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini la festa per i 50 anni del neologismo nato a Verona
Grazie a Enrico de Angelis, sul giornale del 13 dicembre 1969 venne coniato un nuovo termine per definire il genere musicale dove l’artista non risponde a esigenze commerciali.

L’Arena del 13 dicembre 1969: nasce il termine «canzone d’autore»
La canzone d’autore compie 50 anni, o meglio compie 50 anni il termine con cui è universalmente conosciuto quel modo di fare canzoni che hanno certi personaggi dotati di estro creativo, ma soprattutto distinzione artistica. La definizione è sfumata, come tutte quelle che non derivano da un processo di classificazione. Però l’espressione resta a tutti gli effetti un neologismo nato a Verona: lo battezzò il giornalista Enrico de Angelis sulle pagine de L’Arena del 13 dicembre 1969. L’anniversario si festeggia venerdì a Roma, al teatro De Filippo dell’Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini con un incontro dal titolo «Ti chiamerò canzone d’autore» che vede come ospiti Lucilla Galeazzi, Pino Marino, Raffaella Misiti, Alessandra Casale, Pino Pavone, Piji, Têtes de Bois, Carlo Valente e Tosca. De Angelis sarà il protagonista, anche perché la ricorrenza coincide per lui con mezzo secolo di carriera. Per vent’anni è stato direttore artistico del Club Tenco, braccio destro del fondatore Amilcare Rambaldi fin dall’inizio. A Verona ha portato i più grandi. Di Paolo Conte dice che «si è fatto qui da noi l’esperienza da cantautore». Celebre la stagione del 1976 al Teatro Laboratorio, 37 spettacoli e ospiti come Roberto Benigni, Angelo Branduardi («era strapieno e abbiamo messo gli altoparlanti in piazzetta»), Francesco Guccini («un pigro, quella volta soltanto accettò di fare quattro concerti consecutivi»). Puro volontariato, per lui che di mestiere ha sempre fatto il cronista. Era approdato a L’Arena nel ’69, ventunenne «con un gran bisogno di lavorare». Ce lo racconta da quella caverna delle meraviglie dove vive in Borgo Roma, guardiano di una monumentale collezione di vinili e cd (circa 22mila) e libri di musica, un centinaio dei quali firmati da lui o contenenti un suo contributo. «Per un colpo di fortuna fui assunto subito, senza far gavetta». Piazzato al settore Interni ed esteri, «cercavo», ricorda, «di farmi largo con qualche pezzo di musica, avendo il pallino dei cantautori. Tenco, Gaber, Endrigo, Jannacci… Li ascoltavo fin da adolescente, imparando tutto sul pacifismo e l’anticonformismo. Adesso la denuncia sociale è affidata al rap, nulla in contrario, ma ci sono ancora bravi cantautori che se ne occupano: Brunori Sas, Dente, Dimartino, Giovanni Truppi. Comunque, immaginando che al giornale non interessasse trattare un fenomeno ancora così marginale, spinsi proponendo una rubrica fissa. Serviva una testatina e mi venne in mente “La canzone d’autore”».Dal suo archivio personale fa spuntare il manoscritto, ingiallito dal tempo, di quel primo articolo. Il nome della sezione è depennato e riformulato, subito doveva essere “Canzoni d’arte” o “Canzoni diverse”, quest’ultimo ideato da Umberto Eco nella prefazione alla raccolta Canzoni della cattiva coscienza del 1964.«Era stato l’unico a tentare d’individuare un termine per le canzoni che esprimevano la visione dell’artista senza rispondere a esigenze commerciali». Poi l’ispirazione, mutuata dalla più cinematografica espressione film d’autore.«Ma ci vollero anni prima di rendermi conto di cosa avevo inventato». Nel ’74 il Club Tenco dà vita alla Rassegna della Canzone d’autore e il termine entra nell’uso comune. «Oggi è applicato alle cose più strane. Lo sa che esistono i cioccolatini d’autore?», sorride de Angelis.Invece non c’erano stati dubbi sul titolo inaugurale della serie: «Luigi Tenco, un utile ritorno». Tenco e la scrittura, passioni «galeotte» che gli hanno portato l’incarico nella redazione cultura e spettacoli messa in piedi nel ’70 dal critico musicale Carlo Bologna («ero un pivellino quando mi mandò a intervistare Gino Paoli in un night club di Lazise») e prima ancora l’incontro con Alba Avesini, poi diventata sua moglie.«Alla morte di Tenco inviai un testo a L’Arena che parlava delle sue canzoni. Lo pubblicarono fra le lettere, firmandolo “un amico di Tenco”. Giorni dopo uscì la missiva di “un’amica di Tenco” che voleva mettersi in contatto con me». Con Alba, scomparsa nel 2003, ci sarà una grande intesa ma pure una profonda collaborazione intellettuale; lei era poetessa e una delle più apprezzate traduttrici dal francese. Suo lo straordinario scatto in bianco e nero che abbiamo pubblicato, forse utile più delle parole a definire cosa sia la canzone d’autore.

Tratto da: L'Arena - cultura . pag.50

Data: 10/12/2019

Note: Laura Perina - foto Marchiori