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L´ITINERARIO. Nel sacello di San Nazaro e Celso a Veronetta.

Fu il primo luogo di culto della religione cristiana, costruito nel quarto secolo sul monte Costiglione Conserva ancora tracce d´affreschi e di mosaici.

 

 Un capitolo antichissimo della storia religiosa veronese nascosto dentro a una grotta da cui si accede passando per una scuola. Il sacello di San Nazaro e Celso, dietro l´omonima chiesa a Veronetta, è probabilmente uno dei meno conosciuti in assoluto tra i siti veronesi di interesse storico-artistico anche se chiamare monumento questo luogo è un po´ difficile per lo stato di abbandono in cui versa. Per entrarvi bisogna chiedere permesso ai responsabili dell´istituto professionale «Giorgi», in via Rismondo, grazie ai quali ci è stato permesso di vedere un luogo che solitamente è chiuso al pubblico. Ad accompagnarci in questa ricognizione sono Mario Patuzzo, autore di libri di storia veronese, e Carlo Furlan curatore della collana «Un Parco da vivere» sulle mura magistrali.
LA STORIA del sacello di San Nazaro e Celso affonda le radici già nel tardo impero romano. Per gli studiosi è il primo luogo di culto cristiano! di Verona e venne realizzato scavando una grotta nella parete di tufo del Monte Costiglione, una porzione delle Torricelle, nel quarto secolo. Qui venne realizzata una chiesa paleocristiana dedicata ai santi Lorenzo, Celso e Giuliana che perse d´importanza quando i monaci Benedettini costruirono la loro chiesa romanica nel 1031, poi sparita nel corso dei secoli a differenza del sacello che, pur in condizioni piuttosto miserande, è giunto fino ai giorni nostri. La chiesa attuale di San Nazaro e Celso venne edificata nel XV secolo: la sua data d´inaugurazione, come ricorda una lapide interna, è il 14 febbraio 1483.
DOPO aver superato l´atrio del «Giorgi», accompagnati da un cortese addetto della scuola, attraversiamo il cortile e ci dirigiamo verso la parete di roccia che ancora sovrasta l´area. Sulla destra si nota l´abside della chiesa la cui entrata è dalla parte opposta, in largo San Nazaro. Sorprende la vicinanza dell´edifi! cio scolastico alla chiesa. «Qui diversi anni fa c´era ! lo stabilimento della Mondadori», fa presente Mario Patuzzo il quale ricorda bene quando «la grotta in cui venne realizzato il sacello paleocristiano veniva usata senza tanti problemi come deposito per i bidoni dei colori dello stabilimento».
LA GROTTA, che si ipotizza potesse essere utilizzata come camera sepolcrale, fu devastata dagli Ungari. I brani superstiti di due affreschi, del X e XII secolo sono stati recuperati e sistemati al Museo degli affreschi alla Tomba di Giulietta. Entriamo nella grotta salendo pochi scalini circondati da erbe selvatiche e alberi di fico dopo aver superato un cancelletto. Altri due scalini e ci troviamo in un altro locale dove sono visibili i resti del pavimento a mosaico nell´antico presbiterio, cerchi intrecciati e nella navata tralci vegetali neri su fondo bianco, mentre il pavimento di una nicchia presenta dei riquadri contornati da dischi ad elica o a stella. Questa piccola grotta perse importanza quando i benedettini fab! bricarono nei suoi pressi la chiesa romanica nel 1031, consacrata con lo stesso titolo.
LO SPAZIO è angusto ma presenta le caratteristiche di una chiesa, con una specie di cappella laterale dove si nota un ripiano che probabilmente serviva per appoggiare un tabernacolo o una stauta da venerare, una nicchia al centro e un´altra mezza cappella (è tagliata verticalmente) da un lato, frutto forse di rimaneggiamenti successivi quando il sacello perse la sua funzione e andò incontro a un lento degrado. Sul pavimento della cappellina si nota una buca rettangolare coperta da una specie di pietra tombale spaccata in due. Un´antica sepoltura o solo un deposito coperto malamente? Sono auspicabili nuove indagini archeologiche. E anche una sistemata al sito per ridare un po´ di decoro a questo luogo carico di storia.8 – continua

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 19/08/2012

Note: CRONACA – Pagina 21