Alberto Rubinelli con la moglie Luisa e i tre figli Carolina, Giorgio ed Ettore

IL RACCONTO. Consulente finanziario e viticoltore, Alberto Rubinelli è stato ricoverato per Covid
«Si investa in test per certificare che lavoratori e studenti stiano bene Per iniziare presto e in sicurezza. Niente paura: il mondo non è finito»

«La pandemia ci lega ma l’Italia ce la farà». Nel bianco e nero dell’emergenza coronavirus vede i colori Alberto Rubinelli, 53 anni appena compiuti, festeggiati sul balcone di casa, di ritorno dell’ospedale, con un brindisi corale insieme alla moglie Luisa, ai figli – Carolina, 17 anni, Giorgio, 16 ed Ettore, 15, che hanno fissato una cassa gigante per far musica dalla finestra – e ai vicini sui poggioli che danno su un cortile vicino alla Bra: «C’è tanta voglia di condividere». Rubinelli, consulente finanziario e proprietario col fratello Renzo e il nipote Nicola di un’azienda vinicola di nicchia in Valpolicella classica, ha brindato al compleanno e alla vita, dopo aver archiviato un ricovero nel reparto del Policlinico di Borgo Roma dedicato alle degenze covid-19.Ne esce felice ed estremamente grato a chi l’ha curato «con efficienza e gentilezza assolute» e con una ricetta – da uomo di finanza – per la ripresa economica: «Investire su test che certifichino che le persone sono sane, per poterle fare rientrare presto in azienda e in sicurezza; intervenire con la cassa integrazione per garantire alle imprese di pagare gli stipendi e far ripartire i consumi senza far saltare le strutture». Due, dunque, le rotte essenziali da seguire. LA MALATTIA. È ciò che ha maturato Rubinelli, dopo la polmonite contratta un mese fa. Ai primi di marzo, a Serrada, Folgaria, un’ordinanza impone ai non residenti di tornare a casa. Là ci sono i figli di Rubinelli con amici. «Parto per andare a prenderli. E torno in auto con due di loro con febbre e tosse». Pochi giorni dopo Rubinelli ha gli stessi sintomi, sale la febbre e quando capisce che la situazione è più grande di lui chiama un’ambulanza che lo porta a Borgo Roma. Fa un tampone che risulta positivo ma una lastra non segnala gravi problemi, quindi torna a casa. Ma la situazione peggiora. La saturazione cala. Rubinelli richiama l’ambulanza pochi giorni dopo e arriva al Policlinico con una polmonite bilaterale. «Mi ricoverano al quarto piano di medicina, in una stanza da due, nel reparto covid con l’ossigeno attaccato. Non si parla tra compagni di stanza, perché si sta troppo male. Ma con me c’è un anziano, molto irrequieto, giorno e notte, non ha telefono, né parenti, né contatti. Cerco di stargli vicino, perché, a parte il personale sanitario, non ha davvero nessuno».I medici lo curano con i farmaci retrovirali (la cura contro l’Aids sperimentata in questi mesi), ma non funzionano, così giocano la carta del tocilizumab, il farmaco per l’artrite reumatoide in grado di far regredire la polmonite. Rubinelli migliora e lo dimettono. «Felice», spiega, «e proseguendo la terapia tra le mura domestiche». Il ricordo del ricovero? «La gentilezza e l’efficienza in ambulanza e in ospedale di infermiere e medici e i loro occhi, belli, l’unica cosa che vedi dallo scafandro, con espressioni indimenticabili». LA MAPPATURA. Per Rubinelli è stato sostanziale il ricovero per tempo: «Prima, a casa, nessuno ti dice cosa fare e così è nel dopo. Speri di farcela da solo, ma manca l’assistenza in questa catena. Mia moglie è negativa, ma non sappiamo se l’ha passata. Io probabilmente ho preso il virus da mio figlio. Ma non ci sono certificazioni». Da qui l’idea di Rubinelli: «In vista della ripresa delle aziende e dell’apertura delle scuole si deve fare una mappatura di tutti. Per bloccare eventuali nuovi focolai e consentire la ripresa in sicurezza. I ragazzi devono, possono, tornare sui banchi di scuola solo dopo un test che garantisca che sono sani. Lo stesso i lavoratori. Altrimenti questi mesi di sacrifici non saranno valsi a niente». «L’Italia», continua Rubinelli, «è stata avanti nel chiudere tutto e subito, dovrà essere altrettanto avanti nel programmare una veloce riapertura, perchè più si va avanti più sarà difficile far ripartire il volano. Per questo occorre investire sulla mappatura, rimandando nelle aziende le persone sane. Far rientrare tutti in sicurezza, insomma. Finora tutti gli sforzi sono stati puntati sulla protezione, ma quella è relativa. Occorrono test di massa per un controllo di ripartenza». CURE ECONOMICHE. Perché il ritorno alla vita passa per il motore economico da cui dipendono le famiglie. «Nel mondo finanziario la botta c’è stata, ma non si deve avere paura, il mondo produttivo andrà avanti e le opportunità ci saranno», qui parla il consulente finanziario, che consiglia: «Non scappare dagli investimenti. Meglio stare fermi e semmai aumentare la componente azionaria: chi compra oggi guadagnerà, se ha tempo di attendere. I rimbalzi ci saranno, ma dopo il tracollo iniziale ci si riprende. È già accaduto. Il mondo non finisce, la vita continua e così i consumi». E dallo Stato? «Serve un forte intervento di cassa integrazione per garantire alle aziende di erogare gli stipendi e far ripartire i consumi senza far saltare le strutture. Ci vuole il coraggio che finora l’Europa non ha avuto. Servono interventi mirati, non a pioggia, come i 600 euro alle partite Iva. Questa situazione, è vero, potrebbe portare a una scrematura che colpisce i già deboli. Ma gli italiani sanno rimboccarsi le maniche e ripartiranno», dice. «La nostra cantina è ferma perché non riforniamo la grande distribuzione ma catering, ristoratori e hotel. Ma sono certo che ripartiremo verso l’estero e verso l’Italia. Così come la sanità pubblica ha funzionato, e grazie a chi ha dato anima e corpo e non si è tirato indietro, vedo anche un’Italia», conclude Rubinelli, «pronta a partire con grande energia».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 12

Data: 14/04/2020

Note: Maria Vittoria Adami