Margherita Forestan

LA GARANTE. Margherita Forestan da anni si occupa dei diritti dei carcerati e difende l’operato di Maria Grazia Bregoli
Sospesi i colloqui in accordo con i familiari Aumentate le telefonate e distribuite le mascherine

«I tamponi sono ancora in corso non so se questo numero sia destinato a salire. Io parlo soltanto per i detenuti perché di quelli mi occupo». Così Margherita Forestan, la garante per i diritti dei detenuti, commenta la notizia delle positività in carcere. E aggiunge: «Da giorni non entro nella struttura quindi ho notizie indirette. Ma ogni sera verso le 23 sento la direttrice Maria Grazia Bregoli, che sta veramente facendo tutto il possibile, sia per il personale che per i detenuti. So di certo che la prima persona contagiata era un detenuto nella sezione isolati (quelli cioè che hanno commesso violenza sulle donne o sui bambini) e che gli altri contagiati erano della stessa sezione. Adesso le persone con tampone negativo sono state divise dai detenuti positivi, cercando di sistemarli in altre aree del carcere cosa peraltro non semplice perché gli stessi detenuti mal sopportano la convivenza con chi si è macchiato di reati contro donne e bambini. La situazione in carcere direi che è stata gestita nel miglior modo possibile», aggiunge Forestan, che ha passato la vita ad occuparsi di detenuti.«La direttrice Bregoli fa da mediatrice, ascolta tutti e parla con tutti recandosi spesso nelle sezioni. È chiaro che la situazione in generale è pesante perché tutti i lavori sono stati sospesi, comprese le lezioni e i laboratori. Vanno avanti quelle che dipendono direttamente dall’amministrazione, come le pulizie piuttosto che il confezionamento dei pasti e la loro somministrazione. L’unico lavoro esterno che ancora viene fatto è quello dell’impacchettamento di prodotti agricoli perché tutto il resto come per esempio l’assemblamento visto che veniva effettuato con prodotti che arrivano dalla Cina è stato sospeso».Segnali di attenzione nei confronti dei detenuti sono arrivati da Cariverona che ha donato degli I-phone per le video chiamate e da Bauli che ha donato colombe, e per tutti ci sono le mascherine.«Fin dall’inizio dell’epidemia erano state sospese anche le visite dei familiari e questo grazie proprio alla grande mediazione della Bregoli non ha provocato le rivolte che sono state fatte in altre carceri perché immediatamente sono state aumentate le telefonate è stata data la possibilità di collegarsi via Skype e i familiari che sono sempre stati tenuti in altissima considerazione dalla direttrice hanno concordato che questo era il modo migliore per tutelare le persone che erano all’interno. Noi stiamo lavorando molto con il magistrato di sorveglianza perché è chiaro che in una situazione come questa, la pena alternativa darebbe respiro sia ai detenuti che alla struttura stessa. A volte però, proprio per il tipo di reato commesso, non si può far tornare il detenuto nella propria abitazione. Servirebbero strutture destinate ai detenuti positivi o in quarantena». Come è stato fatto in Piemonte, Liguria e Lombardia.E sul piano sanitario Forestan conclude: «Per quanto riguarda i medici c’è un virologo in pensione disponibile ad andare a lavorare come volontario in carcere nel caso ci fosse la necessità di somministrare farmaci come questi che si stanno sperimentando per la cura. Va detto che le persone trovate positive al tampone sono tutte asintomatiche. Quindi per ora la situazione è assolutamente sotto controllo. È chiaro che se ci fosse un luogo dove portare le persone infettate per farle stare in quarantena sarebbe la soluzione ideale. La direttrice più volte ha chiesto in questo senso lumi alla sua amministrazione». Purtroppo nessuno a livello governativo aveva messo in conto i contagi in carcere e nessuno ha previsto un piano di emergenza per questi possibili contagiati. Ora è tardi.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 17

Data: 12/04/2020

Note: A.V.