La funicolare? Era soprattutto uno «scuolabus»

La funicolare? Era soprattutto uno «scuolabus»

L’Accademia d’arte aveva sede a Castel San Pietro e il collegamento venne avviato nel 1941. Portava 200 persone l’ora e rimase in funzione fino al 1944

La nuova funicolare, inaugurata nel giugno scorso dello scorso anno, è, decisamente, un mezzo di trasporto per i turisti, per salire sul colle di San Pietro e ammirare dal belvedere il panorama di Verona. Ma forse non tutti sanno che, invece, la vecchia teleferica su cui è stata installata, era una sorta di «scuolabus».Era, infatti, destinata soprattutto agli studenti e ai docenti dell’Accademia d’arte Cignaroli che, allora, era ospitata nell’ex caserma austriaca sul colle di San Pietro.La realizzazione dell’antica funicolare venne votata dal Consiglio comunale nel luglio del 1939, mentre i primi progetti di trasporto a fune risalgono agli anni Trenta e Quaranta del Novecento, quando l’ex caserma austriaca ospitava l’Accademia d’arte Cignaroli.

Venne avviata il 4 novembre 1941, con 11 corse giornaliere.L’impianto consisteva in due vetture, in grado di trasportare una decina di passeggeri oltre al conducente, con una potenzialità di circa 200 persone l’ora. Un argano motore garantiva una velocità di tre metri al secondo. Rimase in funzione fino al 1944, a causa della guerra.Complice la funicolare, è bello anche girare per il quartiere attorno alla stazione di partenza, dietro la chiesa di Santo Stefano.

In particolare, si può percorrere la strada che dal ponte Pietra sale in Valdonega, prima via Fontanelle Santo Stefano e poi via Madonna del Terraglio. Via Fontanelle Santo Stefano potrebbe ricordare, con il suo toponimo, alcune sorgenti d’acqua che scendevano dal colle di San Pietro.

Nella piazzetta omonima, c’è proprio la stazione di partenza della funicolare, che, non va dimenticato, dal 1975, per 27 anni, ha accolto una delle più importanti iniziative culturali di Verona nell’ultimo quarto del Novecento: il Teatro Laboratorio, fondato da Ezio Maria Caserta, attore, docente di teatro e regista concittadino, scomparso nel 1997. Il Teatro Laboratorio è stata la nostra avanguardia, ha avuto fama internazionale e ha creato centinaia di artisti e ospitato personaggi illustri, da Dario Fo a Roberto Benigni.Questa storica sede è stata lasciata 15 anni fa: l’ultimo spettacolo risale al 1 novembre 2002.

Subito dopo, ecco vicolo cieco Zini, in ripida salita, che ricorda il nome di una famiglia lì residente, nella quale nella seconda metà del Cinquecento, nacque Paolo Francesco Zini, che fu canonico della cattedrale e importante umanista.C’è poi, dalla parte opposta, la quattrocentesca casa con portici. Poco oltre, dall’altra parte, il vicolo e vicoletto cieco San Carlo, che si inerpicano sulla collina. Il riferimento è alla chiesetta di San Carlo, inglobata nell’Istituto don Nicola Mazza, che ha la sede qui.

Poi, a sinistra di via Madonna del Terraglio, il vicolo cieco Coeli ricorda Girolamo Coeli, proprietario di alcune case: nel 1759, gestiva un’oreficeria, in piazza delle Erbe. Questo cognome non è legato al termine latino «coelum», cielo, ma è di origine trentina e deriva dalla parola dialettale «coèl», che significa scoglio.

Alla fine della strada, tutta in salita, dopo la chiesa sconsacrata di San Gregorio, che, dopo il restauro in corso, diventerà sede della biblioteca dell’Istituto don Nicola Mazza, c’è la chiesetta della Madonna del Terraglio, a ridosso delle mura scaligere e a destra della breccia.

Tratto da: l'Arena - cultura - pag.49

Data: 13/03/2018

Note: Emma Cerpelloni