Chiara Tommasini

Numerosi gruppi già si prenotano per l’edizione 2020
Chiara Tommasini, presidente del Centro servizi al volontariato (Csv) delinea l’evoluzione delle realtà sociali che fanno capo al Terzo settore
¬ «Bello vedere come, con l’iniziativa “V.V.B. per la vita”, si sia riusciti a dar voce a realtà nazionali mastodontiche e a piccole realtà del nostro territorio, che hanno avuto lo stesso rilievo. Molte associazioni veronesi si sono fatte avanti chiedendo di poter partecipare alle prossime edizioni». Chiara Tommasini è presidente del Centro di Servizio per il Volontariato (Csv) di Verona, che offre supporto tecnico, formativo ed informativo per rafforzare il ruolo dei volontari negli enti del Terzo settore. E sull’onda del successo della maratona del bene promossa dal Gruppo editoriale Athesis e in corso fino all’8 dicembre per raccogliere fondi per cinque associazioni del territorio scaligero, fa luce su questa realtà a Verona e provincia: una galassia di 450 associazioni di volontariato iscritte all’albo regionale, di cui il 40 per cento nel capoluogo, a cui si aggiungono circa 500 associazioni di promozione sociale. «Stiamo investigando su tante altre associazioni in ambito socio-sanitario e in quelli della cultura, dell’ambiente, che non risultano iscritte ad alcun registro. Sono la parte sommersa dell’iceberg. Stimiamo siano altre duemila in tutta la provincia». Una delle realtà più dinamiche d’Italia, quindi? «Come numero di associazioni ci collochiamo nella fascia medio-alta rispetto alle altre province italiane. Ora, però, dobbiamo imparare meglio a fare rete: la gestione di una realtà così articolata è complessa».Tra queste associazioni, 23 hanno ottenuto dal Csv il marchio etico Merita Fiducia e dieci il Merita Fiducia Plus in virtù della trasparenza dei bilanci e della tracciabilità nell’utilizzo dei fondi raccolti. A dieci anni dall’introduzione del marchio, quali sono i riscontri? «Verso l’esterno, ha spinto le associazioni a elaborare una buona comunicazione preventiva dei progetti prima di iniziare la raccolta fondi che quindi, agli occhi dei donatori, risulta mirata. E poi le ha costrette a un controllo interno più stringente dal punto di vista gestionale. Così le associazioni sono più consapevoli di quello che fanno».Il Csv di Verona opera dal 1997. Com’è cambiato il volontariato in questi anni? «Il volontario non rimane più per decenni nella stessa associazione: si tende a diversificare le esperienze. Con la riforma, sono ben 26 gli ambiti in cui svolgerle. Poi, il volontariato fatica a intersecare la realtà giovanile. Per questo, con il Comune di Verona, stiamo studiando una campagna di promozione che abbia come focus i ragazzi. Siamo molto attivi nelle scuole, nell’organizzazione di tirocini e nella progettazione per il servizio civile: la risposta è buona, il difficile è trattenere i giovani al termine dell’esperienza. La vera sfida è intercettare la fascia dei trenta-quarantenni, sommersi dagli impegni familiari e lavorativi».Con la riforma del Terzo settore sono cresciute anche le responsabilità? «Il volontariato non dovrebbe supplire alle carenze del pubblico, ma di fatto lo fa: ci sono interi servizi in mano ai volontari, come quello delle ambulanze. Oggi, però, la differenza è che al Terzo settore è concessa una partecipazione più attiva, che ci permette di intervenire in fase decisionale insieme agli enti pubblici».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 19

Data: 4/12/2019

Note: Elisa Pasetto