Luigi Carlon, imprenditore e collezionista

 

Una passione nata quando aveva vent’anni o poco più, era l’inizio degli anni Sessanta e di una rivoluzione di cultura, stili di vita, energia. Anche di arte. La contemporanea, gli americani, Andy Warhol, i tagli di Fontana, le gallerie d’arte che producevano intelletti e novità, popolate da personaggi che ora si direbbero “influencer” ma avevano letto qualche libro in più. Luigi Carlon, che oggi ha 80 anni, allora si stava laureando a Ca’ Foscari, università di Venezia, e lavorava in banca. Il papà era morto nel 1959 e lui faceva lo studente e il lavoratore. Più tardi sarebbe diventando l’imprenditore fondatore della Index, azienda di rivestimenti impermeabilizzanti, termici e acustici andati a ricoprire edifici celebri in tutto il mondo.Oggi è il protagonista di questa nuova avventura culturale a Verona, Palazzo Maffei. Un percorso storico attraverso l’arte dal Trecento ai giorni nostri. Una casa museo che riprende la grande tradizione delle case museo milanesi – dalla Poldi Pezzoli alla Bagatti Valsecchi – scrigni di arte e di vita vissuta, musei della città e della comunità e non della nazione, come direbbe lo scrittore turco Orhan Pamuk inventore di una di esse, il Museo dell’Innocenza di Istanbul – e riassume la passione di una vita, la condivide e la offre alla città. Carlon è un collezionista caleidoscopico da quasi 60 anni, non si è mai fermato. Tutto parte da allora. Dice: «Con i primi stipendi da bancario alimentavo la mia passione: l’arte».Partiamo da quei primi anni Sessanta, dottor Carlon. Come nasce quella passione?«Si vede che era innata. Frequentavo gli studi dei pittori veronesi, Eugenio Degani, Tomezzoli, Giorgio Olivieri, Girardello, e stando con loro mi interessava sempre più questa mia inclinazione estetica. Loro per vivere dipingevano opere figurative, ma a me affascinavano le loro incursioni nell’espressionismo astratto, queste macchie di colore che facevo – a dire il vero – fatica a capire. Ma meno le capivo, più mi appassionavano. Andavo nella gallerie che cercavano di portare gli artisti americani, poi Fontana. E andavo a Londra e Parigi, ovviamente più avanti del nostro mondo di provincia.Ci voleva un certo fiuto, sul mercato…Guardi, l’arte contemporanea spesso non è capita dai suoi contemporanei. Ricordo che alla galleria Ferrari di via Cattaneo, all’inizio Fontana non vendeva un quadro. Poi passa qualche anno e tutti lo rivalutano, e i prezzi crescono. Ci vuole coraggio, intuito, passione, la pazienza di frequentare mostre, fiere.Lei finora ha parlato della sua passione per l’arte contemporanea, ma la collezione di Palazzo Maffei esibisce anche numerose opere antiche.Ho iniziato a interessarmi di arte antica quando sono andato ad abitare in piazza Broilo, fra il vescovado e ponte Pietra. È un palazzo che risale al Trecento, all’interno ci sono affreschi scaligeri, un luogo che mi ha spinto quasi naturalmente a occuparmi di pittura antica. Anche perchè l’accostamento fra antico e moderno lo trovo stimolante e interessante dal punto di vista estetico. Devo dire che fra i pittori antichi l’80 per cento delle opere è di artisti veronesi. Storicamente subalterni a Venezia, mi sembrava giusto riscoprirli e valorizzarli.A Palazzo Maffei non ci sono sono solo quadri. Perchè?La mia passione si è sempre rivolta non solo alla pittura, anche a mobili, vetri antichi, ceramiche oggetti decorativi, volumi rari, argenti, avori. Quando qualcosa mi piaceva, la prendevo. Poi c’è un altro motivo…Quale?È il concetto di casa museo. Mobili, oggetti, libri… Come fosse la casa che un collezionista condivide con i visitatori. Infatti vorremmo che Palazzo Maffei fosse un luogo dove i cittadini possano trovarsi per dialogare, un ritrovo animato da incontri, uno spazio vissuto. Al piano superiore stiamo allestendo una libreria-biblioteca specialistica, ci piacerebbe che i ragazzi possano studiare arte qui. E sulla sommità si potrà accedere alla terrazza, con una vista spettacolare sulla città.A proposito della terrazza: una di quelle statue familiari a tutti i veronesi perchè fanno parte della cartolina di piazza Erbe è particolare…Può essere una statua romana. Siamo sopra il cuore della Verona romana, tra il foro e il Campidoglio. Una di quelle sculture è completamente diversa dalle altre, opera di uno scultore bolognese di epoca barocca, Gabriele Brunelli, autore anche del San Petronio di piazza Maggiore. È di marmo pario – greco – e secondo uno studioso è di epoca romana.Senta dottor Carlon, ma prima tutte queste opere le teneva in casa?A casa mia, delle figlie… In effetti iniziavano a stare strette, non c’era più lo spazio sufficiente per valorizzarle. E a un certo punto ho sentito il dovere di trovare un luogo adeguato dove sistemare parte della collezione. Quando mi si è presentata l’opportunità di rilevare Palazzo Maffei, ho capito che era il luogo perfetto, l’ho preso ed è partito questo progetto. Che volevo riflettesse il mio modo di vivere l’arte.Quale?Un’esposizione a temi, accostata a mobili e oggetti, uno spazio in grado di creare emozioni, un excursus dal Trecento ai giorni nostri che crediamo possa venire incontro ai gusti di tutti. Pensavo che fosse giusto far partecipe di queste opere lo sguardo di altre persone. In casa le opere non parlano, più sono gli sguardi più sono le emozioni, i valori, i messaggi.Lei ha fatto un investimento e un regalo alla città.L’ho fatto con piacere, è stato un lavoro enorme. Tenga presente che buona parte del palazzo era stato diviso per ricavare appartamenti, è stata un’impresa riportarlo alla sua unità storica. Ho coinvolto la famiglia, le mie figlia Vanessa e Veronica, ho avuto l’appoggio della dottoressa Gabriella Belli, direttore dei musei civici di Venezia che ha avuto l’idea di questa impostazione museografica, a temi, ci sono i contributi scientifici dei professori Valerio Terraroli ed Enrico Guzzo per l’antico.Dottor Carlon, dica due fra le sue opere alle quali è particolarmente affezionato.”Saluto dell’amico lontano” di Giorgio De Chirico, dipinto a Ferrara nel 1916. Un capolavoro metafisico, l’inizio di una rivoluzione culturale alla quale sono debitori tanti artisti, da Magritte a Dalì. Ora è a Palazzo Reale di Milano per una mostra che chiude a giorni.L’altro quadro?Un’opera antica, rappresenta il fiume Adige nella zona di lungadige San Giorgio. È del 1703, l’autore è l’olandese Gaspar Van Wittel, poi naturalizzato italiano e padre di Luigi Vanvitelli. Uno dei primi a dipingere on la camera oscura poi adottata anche da Canaletto.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 15

Data: 16/01/2020