image

L´ITINERARIO. Nella cella campanaria di Quinto sono sistemati 12 bronzi su due piani. Due di essi vennero donati in memoria di abitanti della zona morti in incidenti.

Le origini del manufatto, alto una ventina di metri risalgono alla fine del XVIII secolo. L´opera venne terminata nel 1820.

 

Un piccolo gioiello incastonato in Valpantena. La chiesa di Quinto è uno di quei luoghi probabilmente non molto noti al grande pubblico ma meritevoli di una visita per la bellezza del luogo e dell´edificio. Qui il campanile venne iniziato nel 1798 e, a tappe, venne terminato nel 1820. Andiamo a conoscerlo da vicino con Paolo Avesani del Gruppo suonatori di campane di Quinto, con Bruno Manara della Scuola campanaria veronese e con Mario Patuzzo autore di libri sulla storia di Verona.
IL PROGETTO, spiega Avesani, non è di origini certe. Forse fu realizzato da Paolo Pozzo, figlio del capomastro che nel 1792 fece i lavori di innalzamento e allungamento della chiesa, mentre un´altra ipotesi dice che sia frutto della collaborazione fra gli architetti Luigi Trezza e Girolamo Dal Pozzo che seguirono alcuni progetti elaborati da Paolo Pozzo nel frattempo trasferitosi a Mantova. «C´è una significativa somiglianza tra il campanil! e di Quinto», aggiunge Avesani, «e quello di Santa Maria degli Angeli, nell´omonimo istituto a Verona, andato distrutto nella seconda guerra mondiale». La struttura fu costruita con le offerte dei parrocchiani, all´epoca circa 300, e nel 2002 è stato effettuato un restauro conservativo con il contributo della Fondazione Cariverona e le offerte di alcuni privati.
IL CAMPANILE, in stile neoclassico, alto 27 metri, è a base quadrata con i lati di circa cinque metri. L´interno è circolare con un diametro di tre metri, con inserita una scala a chiocciola in tufo di 123 scalini. Il piano delle campane è a circa 20 metri dal suolo. La struttura muraria è realizzata in blocchi squadrati di tufo e pietre. Sui quattro lati della loggia campanaria si aprono altrettanti archi inseriti nella classica composizione della lesena, trabeazione e timpano. Sopra si trova un tamburo ottagonale con finestre quadrate che sorregge la cupola a forma di campana. Il tut! to termina con una croce posta una una sfera con banderuola ru! otante.
ENTRIAMO nella base del campanile da una porticina a fianco dell´altare maggiore, nella camera di suono. Qui il sistema è doppio, manuale ed elettrificato. Saliamo per la deliziosa scaletta elicoidale raggiungendo la cella campanaria. La cosa curiosa è che in questo campanile di dimensioni relativamente modeste ci sono ben 12 campane, organizzate su due piani, uno con sette bronzi e sopra un altro con le cinque piccole.
LA STORIA delle campane è alquanto complessa. Nel 1821 venne installato il primo concerto di cinque campane, fuso da Pietro Partilora. Nel 1876 venne rifusa la campana maggiore, del peso di 717 chili e del diametro di 109 centimetri, da Achille Cavadini. Nel 1943 vennero requisite, per necessità belliche, le tre campane mediane che vennero poi recuperate nel 1946. A salvarle fu il fonditore Cavadini che provvide anche a farle rimettere sul campanile su un nuovo castello in ferro. Nel 1975 fu aggiunta la sesta campana e, nel 2002, ! il concerto venne portato a dieci campane. La seconda grossa venne donata nel 2009 da una famiglia del luogo in memoria del figlio morto in un incidente stradale così com´era stata per la numero cinque. «Il nostro concerto è quello con il maggior numero di campane del Comune», precisa Avesani, « e il nostro gruppo conta venti elementi».
IL PANORAMA che si ammira da qui sembra un quadro e spazia sulla Valpantena, i suoi centri abitati e le colline circostanti.27-continua

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 10/03/2013

Note: CRONACA – Pagina 23