VILLA FRANCESCATTI

Vissuta da sempre alla Fontana del Ferro, sono stata attratta fin da giovane dalla straordinaria cinquecentesca villa Algarotti-Francescatti, di cui ho seguito con interesse le vicissitudini. Parto da lontano, parto dalle storie che mia madre Clotilde mi raccontava, non favole, ma storie di vita vissuta.Correva l’anno 1924; Clotilde, nei suoi lunghi giri per consegnare a domicilio il latte fresco, ebbe modo di conoscere la cantante lirica Gianna Paganini-Francescatti. Mia madre seguì nel tempo le tristi vicende della cantante, cui la vita non risparmiò grandi dolori: prima di morire, nel 1944, perse l’unica figlia Carla ed il marito Alessandro Francescatti. Mi pare che molte conferme della testimonianza di Clotilde vengano dal libro bianco dedicato all’Ostello delle Gioventù. In esso sono raccolti documenti e spiegate tante verità; in esso risalta la personalità di Gianna Francescatti, con una serie di episodi emblematici.Soprattutto – nel testamento di Gianna – possiamo leggere e percepire la sua generosità, la sua umanità, la sua sensibilità nei confronti di chi soffriva, dei meno fortunati, dei più deboli. Senza possibilità di equivoci, o di sottili sofismi, Gianna scrive: «… la mia Villa Francescatti e cioè la casa ed adiacenze in Verona dovrà essere destinato ad Asilo infantile od Istituto per ragazzine intitolato (ad) Alessandro e Carla Francescatti, sotto pena di decadenza da ogni diritto ereditario. Verona, 6 gennaio 1937».In quel momento, Villa Francescatti ha cessato di essere un semplice bene; è diventato un bene vincolato, un bene soggetto ad un preciso vincolo di destinazione. Gianna Paganini-Francescatti fu una grande donna che, con semplicità, generosità e grande umanità ha vissuto la sua vita, donando il suo cospicuo patrimonio ad un mondo prezioso, quello dei giovani. Le sue volontà testamentarie sono state accolte, rispettate appieno e realizzate dall’Ostello della Gioventù – diretto dal prof. Fiorenzo Scarsini – che ha dedicato al Centro giovanile 50 anni di volontariato, seguendo le lezioni d’accoglienza della Francescatti. La presenza e l’impegno del prof. Scarsini per l’Ostello hanno del provvidenziale, soprattutto in questi difficili momenti di emergenza, che senza dubbio lasceranno un segno sulla nostra storia.L’Ostello della Gioventù di San Giovanni in Valle – destinato a chiudere l’attività alla fine di quest’anno – è fra i pochi che sappia ancora dare una risposta umana nell’accogliere tutti quei giovani, che provengono da tanti Paesi lontani, che arrivano dalla «fine del mondo». Essi vanno sostenuti ed aiutati perché – fra mille problemi – cercano la loro via, la loro speranza di vita lontano dalla famiglia e dalla patria.Leggendo i documenti che formano il volume, ripercorrendo la diatriba sviluppata per anni e conclusa con un lodo arbitrale, mi sono via via convinta che la questione presenta almeno due aspetti distinti, ancorchè collegati: a) Per quanto riguarda il primo, nessuno contesta che la proprietà del bene sia della Diocesi di Verona, e che questa – rispettati i patti circa il comodato o la concessione del diritto d’uso – abbia la facoltà di disporne. Questo punto, se mai fosse stato necessario, è stato ben chiarito dal lodo arbitrale. Ove il Centro Cooperazione Giovanile internazionale intedesse continuare l’attività dell’Ostello, ha piena facoltà di scegliersi un’altra sede, magari con l’appoggio e il sostegno degli Enti pubblici locali, magari con l’appoggio della stessa Diocesi.b) Il secondo aspetto riguarda l’esistenza del vincolo di destinazione che accompagna il bene e ne condiziona il futuro in limiti precisi. Qualunque sia la decisione della Diocesi sulla Villa, il vincolo dovrà essere considerato, moralmente e giuridicamente, anche se scomodo, anche se inficia il valore del bene stesso. In particolare, ad esempio, la Villa non potrà essere ceduta ad una società immobiliare, magari con sede in Lussemburgo, o nelle Isole Cayman. Sarebbe inevitabile il sospetto, anzi la certezza, che la Villa verrebbe utilizzata, presto o tardi, per attività (ad esempio alberghiere o comunque commerciali), assolutamente estranee e in contrasto con la Villa sottacendo il vincolo o comunque operando come se questo non esistesse. Naturalmente irrilevante l’uso dato al ricavato. Mi chiedo allora perché l’Ostello non possa rimanere dov’è, così rispettando la volontà della ex proprietaria donante, e perchè una persona (il prof. Scarsini) che si è assunta gravi responsabilità e ha svolto un immane lavoro per dare a Verona un «modello» di accoglienza umana e cristiana, venga relegata in un angolo.Rita Pasquali VERONA

Tratto da: Arena- sez. lettere - pag.21

Data: 19/08/2017

Note: Rita Pasquali