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«Vi stupirò, ma questo fatto non mi allarma. Lo vedo come segnale positivo. Questi adolescenti hanno bisogno di sentire che hanno un corpo», dice il professor Vittorino Andreoli, psichiatra. E spiega: «I ragazzi sono seduti cinque ore a scuola poi vanno a casa e hanno sempre in mano il telefonino cellulare. Vivono di immagini. La necessità di fare a pugni rivela la voglia di sentire il proprio corpo. Il fatto poi che siamo davanti a gruppi interetnici mi conforta. Sarei preoccupato se parlassimo di bullismo, se fosse un forte che aggredisce uno più debole. Il mio pensiero sarebbe completamente diverso. Ma il fatto che i giovani abbiano voglia di avere un corpo, per me è un segnale positivo».Aggiunge Andreoli: «La vita dei ragazzi è fatta soltanto di immagini, spesso violente. La nostra società è violenta: odiamo il vicino di casa, il dirimpettaio di scrivania. Come possiamo pensare che per i ragazzi sia diverso? Gli stessi film, le stesse serie che loro guardano, hanno violenza e contrapposizione. Fino a che i ragazzi non si fanno male serio, questi comportamenti possano essere riconducibili a giochi».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 11

Data: 11/02/2020

Note: A.V.