La studentessa al computer mentre segue un'attività didattica in rete

ISTRUZIONE. Le lezioni «a distanza» stanno spopolando tra gli studenti anche se non mancano i disagi per i docenti alle prese talvolta con i problemi di conversione dei file
Streaming, chat, e-mail, forum online e whatsapp sono gli strumenti adottati negli istituti in provincia per proseguire l’attività seppur in forma virtuale.

Lezioni in streaming, interrogazioni tramite Skype, materiali didattici condivisi attraverso piattaforme come Google Classroom, compiti inviati per e-mail, forum online e chat Whatsapp tra insegnanti e studenti per chiarire i dubbi di questi ultimi sui vari argomenti. È la scuola «ai tempi del Coronavirus»; la scuola a distanza, dove il comune denominatore non sono più cattedra e banchi ma un ventaglio di strumenti digitali che consentono di portare avanti il programma restando ciascuno a casa propria.Non senza difficoltà: se molti istituti superiori della provincia, specialmente quelli a indirizzo informatico e tecnologico, sperimentavano tali modalità da prima che l’emergenza sanitaria le imponesse, altri invece sono stati colti un po’ impreparati. E pure gli studenti non dispongono tutti, a casa, delle stesse tecnologie.Come testimoniava l’altro giorno su Facebook un professore di un istituto cittadino: «Domenica ho predisposto un compito per i miei studenti. Adesso cominciano ad arrivarmi gli elaborati, ma qui cominciano i guai. Tanti hanno scritto a mano sul quaderno inviandomi le foto fatte col telefonino, altri mi hanno risposto su file xls, ppt, ost, ods, docx; qualcuno mi ha scritto la risposta nel testo della email. Solo per scaricare i file e convertirli ci vorrà qualche ora».In più, come fanno notare alcuni docenti, ci sono incombenze che difficilmente possono essere adempiute a distanza: le verifiche per il recupero dei debiti formativi, i consigli di classe… Nonostante ciò, dopo i primi giorni di rodaggio, dalle scuole superiori giungono voci confortanti sulla scuola a distanza, che, dicono i dirigenti, non dovrebbe causare troppi ritardi nel programma.CALABRESE-LEVI. La preside dell’istituto Calabrese-Levi di San Pietro in Cariano (1.400 studenti), Stefania Be, spiega: «Lavoriamo da tempo su didattica innovativa, lezioni online e piattaforme dedicate, come Google Classroom. I nostri tecnici stanno facendo consulenza ai docenti, per facilitare il caricamento di video-lezioni e materiali scritti a disposizione degli studenti. Siamo in grado di effettuare anche verifiche online. Chiaramente manca il rapporto diretto insegnante-studente. Ma, volendo cogliere il lato buono, questa situazione inedita ci spinge a sperimentare».MEDI-DA VINCI. Stefano Minozzi, dirigente degli istituti Da Vinci e Medi di Cerea (1.700 studenti) dice la sua: «Avevamo già attivato il registro elettronico; ora abbiamo potenziato l’offerta creando la piattaforma «Classe virtuale» che permette di gestire lezioni in streaming, video-laboratori, chat e forum didattici tra docenti e allievi. Siamo soddisfatti perché, a due giorni dall’avvio, già l’80 per cento degli insegnanti ha caricato documenti. Mi sono congratulato con loro, stanno mandando ai ragazzi un bel segnale di capacità di adattamento. Questo «scossone» ha dato una spinta verso l’innovazione».ANTI. All’istituto Anti di Villafranca (900 studenti), spiega la preside Lia Artuso, «i nostri molti indirizzi scolastici già sperimentavano ore di didattica online a distanza. Ho lasciato liberi gli insegnanti sulle modalità di utilizzo degli strumenti. Certo, la scuola virtuale non è la stessa cosa di quella reale», commenta. «Viene a mancare l’aspetto importante della socialità; in più giocoforza varie attività, dai gruppi di lavoro tra docenti ai laboratori dei ragazzi, sono rinviate».COTTA. A Legnago, l’istituto Cotta (1.300 studenti) fronteggia la chiusura scolastica «tramite lezioni a distanza con un orario prefissato, registro elettronico, e compiti oline», elenca il preside Lauro Molinaroli. «Questa è un’occasione per tutti per impratichirsi. Con gli insegnanti ci incontreremo regolarmente per fare una revisione dei contenuti ed essere sicuri di non dover correre con il programma una volta tornati a scuola».DAL CERO. A San Bonifacio, la dirigente dell’istituto Dal Cero (1.067 studenti), Silvana Sartori, testimonia: «Abbiamo subito preso in mano la situazione, appoggiandoci in particolare agli insegnanti del nostro indirizzo informatico per prendere ancora più confidenza con le piattaforme di gestione a distanza dei compiti e dello studio. Poi i ragazzi sono nativi digitali, quindi hanno accolto con spontaneità le video-lezioni e le attività tramite Skype. Abbiamo lavorato anche in videoconferenza e con la Lim, sperando di poter rientrare presto».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 16

Data: 5/03/2020

Note: Lorenza Costantino