Marco Trabucchi, presidente Associazione Italiana Psicogeriatria

L’INTERVISTA. Il professor Trabucchi è esperto di terza età. A Verona ventiseimila pensionati vivono da soli. «La vicinanza aiuta, gli abbracci sono una terapia»

«Il distacco rende vulnerabili e aumenta il disagio Valorizzare i medici di famiglia come sentinelle La parola e l’affetto devono arrivare in aiuto».

Ventiseimila pensionati vivono da soli a Verona. Isolamento, a volte oblio, a volte sofferenza, a volte abbandono e distacco sociale. Adesso anche il coronavirus pronto a bussare alla porta. L’allerta pensionati diventa motivo di riflessione con il professore Marco Trabucchi, ospite ieri sera di Diretta Verona su TeleArena. Trabucchi, specialista in psichiatria, è direttore scientifico del Gruppo di Ricerca Geriatrica di Brescia e presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria.Trabucchi, la solitudine nella varie fasi della vita è mortale. Con la diffusione del Covid-19 e l’isolamento forzato si amplifica?«Purtroppo la chiusura in casa per molti anziani è stato un momento difficile. Però, dal mio osservatorio devo dire che in questi mesi la reazione di molti, anche di età avanzata, è stata equilibrata. Gli anziani hanno avuto la sensazione di partecipare a una grande impresa che coinvolge tutta l’Italia e questo sentimento ha dato senso alla loro vita. D’altra parte, è largamente dimostrato in vari studi longitudinali che avere uno scopo nella vita conta più del colesterolo rispetto alla sua stesa durata. Vedo con preoccupazione i prossimi mesi, quando la spinta ideale si sarà affievolita; allora potrà subentrare il senso di abbandono, di solitudine, di perdita di speranza. E dovremo preoccuparcene».La sofferenza maggiore qual è?L’impossibilità di una vicinanza fisica con i parenti, i nipoti, gli amici di sempre. In alcuni casi, ad esempio, e l’abbiamo visto in questi giorni, impossibilità di frequentare la baita degli alpini, un luogo di grandi amicizie e di imprese condivise per lunghi anni, che inducono una forte nostalgia. Anche la lontananza dalla chiesa e dalla messa per molti anziani ha rappresentato una privazione dolorosa».La terapia d’urto?«Nessuna terapia acuta sarà possibile, perché l’amicizia, la vicinanza, lo sguardo pieno di affetto non sono sostituibili da interventi pregevoli, ad esempio quello dei volontari, generosi e attenti, ma che non possono sostituire, se non in parte, gli affetti della famiglia».L’onda lunga quale sarà?«Non lo sappiamo, ma dovremo dare grande attenzione ai nostri anziani in solitudine. Dovremo, ad esempio, valorizzare il ruolo del medico di famiglia come “sentinella”, perché dovrà essere in grado di capire quando i vecchi che ha i cura entrano in crisi. Piccoli segni, ma che la sensibilità di colleghi preparati e attenti riuscirà a individuare».La solitudine rende vulnerabili, quale “medicina” per questa vulnerabilità?«Non vi sono farmaci specifici, ma dobbiamo sapere che la solitudine aggrava di per se le malattie e quindi i rischi che ne conseguono. Molti studi, condotti in tutto il mondo, confermano che negli anziani che vivono in solitudine il rischio di morte aumenta del 20 per cento».Il Decreto consente la visita a familiari soli: come attrezzarsi per evitare il contagio? Meglio salutarli dal pianerottolo o in videochat se possibile?«I pianerottoli e le videochat sono servite nell’emergenza, ma non possono essere modalità stabili di relazione con gli anziani. Per cui è necessario indossare tutte le difese prescritte e poi andare fisicamente nelle case dei nostri parenti anziani. D’altra parte, deve essere chiaro che la protezione assoluta non c’è; ma siamo così egoisti dal premettere la nostra assoluta sicurezza rispetto al compiere un’opera di grande valore affettivo? Per mia esperienza prevale quasi sempre la generosità che sconfigge la paura».Dovendo fare la spesa per loro, consigli per scegliere alimenti nutrienti e digeribili.«Frutta e verdura fresca. Le spremute di agrumi. I carboidrati come la pasta e il pane. E poi a seconda dello stato di salute le uova, i formaggi, la carne».Come controllare a distanza che mangino e soprattutto bevano sufficientemente?«Non ci sono modalità tecnologiche adeguate… forse in futuro. Per oggi conta la capacità di convincere con la parola e con l’affetto»Come controllare – senza urtare la loro sensibilità – che prendano le medicine? e che non trascurino l’igiene personale?«Con gentilezza e delicatezza di possono ottenere sempre dei grandi risultati. Però bisogna essere attenti a capire cosa succede nelle case: essere curiosi e non fermarsi a impressioni superficiali ed essere determinati nel dar consigli precisi, lasciando se necessario anche qualche frase scritta».Il peso della solitudine e l’ombra della depressione, il sentirsi abbandonati: come possiamo aiutarli a distanza?«I rimedi sono sempre gli stessi: l’affetto,la gentilezza, la curiosità. E poi l’ascolto in silenzio: valgono di più cinque minuti di ascolto silenzioso che un’ora di parole inutili. Dobbiamo ricordarlo, sia come operatori sanitari che come parenti o amici. Il desiderio di far comprendere i propri disagi, le sofferenze, i dolori è fortissimo. Capita anche a noi talvolta di averne bisogno».Si pensa ad allungare la quarantena per gli anziani Possibili conseguenze?«Sarebbe un disastro per il nostro futuro come paese libero. Mettiamo in quarantena molti nostri concittadini solo per evitare di doverci occupare di loro. Sarebbe inoltre un disastro per la salute degli anziani, perché, come dicevo prima, vive in salute e più a lungo chi ha rapporti vitali».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 16

Data: 24/04/2020

Note: Simone Antolini