Vittorio Sgarbi

IL CASO. Interviene il celebre critico d’arte
La statua di Dall’Oca? Esponete le sue opere

«I veronesi vogliono ricordare degnamente Angelo Dall’Oca Bianca? Lascino perdere statue e monumenti, che hanno fatto il loro tempo, e gli dedichino, piuttosto, un museo o una fondazione». È il parere che Vittorio Sgarbi ha rilasciato alla fine del simposio “Stile veneto: arte e architettura” organizzato dall’Associazione italiana dei sommelier del Veneto, il cui presidente è il veronese Marco Aldegheri, nell’ambito della manifestazione “300% Wine Experience” tenutasi nella villa Emo Capodilista a Fanzolo di Vedelego.Sgarbi è entrato in argomento in seguito alla domanda della giornalista Alessandra Viero sullo stato dei beni artistici veneti. Dopo aver lodato il buon comportamento di Verona, Vicenza e Padova nella tutela dei beni artistici, il critico e neodeputato ha sottolineato che sul suo sito internet gli erano arrivati molti inviti a pronunciarsi sulla sistemazione in piazza Erbe del bronzo di Angelo Dall’Oca Bianca realizzato da Alberto Zucchetta. «Mi sono arrivate molte richieste di esprimermi su questa questione. Dico solo: è finito il tempo dei monumenti. Robert Musil diceva che servono soltanto per darsi un appuntamento: ci vediamo sotto il monumento di Mazzini. Se Verona vuol ricordare degnamente il suo pittore gli consacri, piuttosto, un museo o gli intitoli una fondazione e cominci con l’allestire una bella mostra che serva a farlo conoscere più di un basamento fisico. Una statua non lo fa conoscere. Molti, anche veronesi, di fronte all’opera si chiederebbero: ma chi è costui?».Ma lei l’ha visto il bronzo di Zucchetta? «No, ma questo è un falso problema. Può anche essere un’opera bella, ma il momento delle statue, dei monumento, è tramontato. Ricordare Dall’Oca Bianca è positivo. Ma è meglio farlo conoscere attraverso una bella mostra con eventi culturali collaterali. Così si celebra davvero. Attenzione, però. Le mostre vanno organizzate bene e vendute meglio. Anche in questo ci vuole il giusto marketing». Finita la lectio magistralis, ben condita da parole tratte dal suo consueto, signorile, vocabolario, Sgarbi ha escluso di essere stato contattato per un eventuale ministero della cultura. «Eventualità impossibile. Magari, però. Metterei di sicuro quattro o cinque cose a posto. A cominciare dai direttori dei musei. Adesso è diventato di moda chiamare stranieri. Fanno i concorsi per loro. È anticostituzionale e abbiamo, comunque, uomini migliori. Comunque non sarò ministro, non mi schiero con nessuno».Nemmeno con Berlusconi? «È bollito. È un fratello con il quale ho in comune una cosa importantissima: quella». Salvini? «Un ambizioso». Grillo, Di Maio, Renzi, Scanzi? Dire che le risposte sono state scurrili, è usare un eufemismo. A proposito di immagini triviali, quelle fotografie di Sgarbi nudo sulla tazza del gabinetto? «È stato proprio il conte Emo Capodilista a regalare a me e a qualche altro (Zaia, Franceschini, Cacciari…) un water che ultimamente mi è servito per delle rappresentazioni fotografiche allegoriche. Foto volgari? No, artistiche. Marcel Duchamp non presentò un orinatoio come scultura? E Piero Manzoni non inventò i barattoli con la m… d’artista? Dunque…».

Tratto da: l'Arena - Cultura - Pag. 45

Data: 21/03/2018

Note: Morello Pecchioli