Visitatori alla mostra allestita all’Archivio di Stato FOTO MARCHIORI

ARCHIVIO DI STATO. Fino al 31 ottobre in via Santa Teresa la mostra «Verona in trasformazione» a ingresso libero
Catalogati i progetti del fondo dell’ufficio delle imposte, da villa Tiberghien
ai Magazzini Generali

Documenti amministrativi e di mera burocrazia prendono vita e si trasformano in arte, grazie al lavoro di quattro associazioni del territorio che si sono prese la briga di spulciare tra i progetti edilizi del fondo dell’ufficio distrettuale delle imposte dirette di Verona, per catalogarli e renderli fruibili a tutti.

La città che ha preso forma nel 1920, sopra gli strati di reperti romani, medievali, rinascimentali e al fianco dell’apparato difensivo asburgico è in mostra, fino al 31 ottobre, al Magazzino 1 di via Santa Teresa, dove hanno sede sia l’Archivio di Stato che l’Ordine degli Ingegneri, promotori dell’evento. L’ingresso è libero e l’esposizione sarà visitabile dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18.A rimboccarsi le maniche per documentare, passando dai progetti alle foto odierne, la trasformazione della città, sono stati i volontari dell’associazione Agile, di Italia Nostra, di Musa Antiqua e dell’associazione La Quarta Luna, con il patrocinio dell’Ordine degli Architetti.Spiega Michele De Mori, presidente di Agile: «Abbiamo aperto 194 faldoni per visionare i progetti originali di realtà come villa Tiberghien, i Magazzini Generali, la fabbrica degli orologi in via Scuderlando, oppure le stazioni di servizio in corso Milano e in via Torbido. Le vecchie arcate e le strutture ancora intatte rappresentano simboli recenti di un passato che restituisce la storia di Verona».Tra la carrellata di pannelli esposti, suddivisi tra quartieri e tecnici, si può ammirare lo sviluppo di Borgo Trento negli anni ’50, o il destino di villa Tiberghien e villa Rossi. O ancora si ritrova il mercato ortofrutticolo di piazza Isolo, di cui ora non resta che la sola palazzina in cui è insediata l’attuale banca, ripercorrendo le tappe che hanno portato nella zona urbana prima il mercato, poi il deposito delle corriere, divenuto in seguito un centro sociale, un parcheggio e infine quella che De Mori definisce «la piazza del disagio assoluto».Per un anno le 4 realtà coinvolte hanno censito, catalogato e organizzato i faldoni, eseguendo oltre 800 scansioni tra i 2.320 progetti visionati. Conclude il presidente di Agile: «Reperire il materiale dal fondo non è stato facile perché l’unico strumento di ricerca era l’ordine alfabetico. Ora i progetti edilizi sono stati classificati in una tabella facilmente consultabile, anche in versione digitale».«Facendo rete, si può ottenere molto da ciò che sembrerebbe solo materiale amministrativo», commenta il direttore dell’Archivio di Stato, Roberto Mazzei. Fa notare infine Ilaria Segala, assessore all’urbanistica: «Il lavoro svolto ha censito un patrimonio di progetti edilizi residenziali e pubblici che oggi possono integrare parte dell’archivio dell’edilizia privata del Comune antecedente il 1945 e perduto durante la Seconda Guerra Mondiale».

Tratto da: arena-cultura - pag.57

Data: 24/09/2017

Note: Chiara Bazzanella