Il cantiere per la posa dei cavi di Open Fiber in via Anzani, in Borgo Trento FOTO MARCHIORI

TECNOLOGIA. In corso in diversi quartieri la posa dei cavi di Open Fiber: l’impatto per ora è soprattutto in termini di cantieri e deviazioni al traffico
Quaglia: «Sempre connessi ma con flussi ridotti, la nuova rete farà bene a tutti noi e anche all’industria»
LAURA PERINA

La città è tutta un cantiere di operai che scavano senza sosta, da mesi, per inserire cavi nel sottosuolo. In ballo c’è la posa della fibra ottica a banda ultralarga che ci collegherà al futuro alla velocità di un gigabit per secondo. Sarà come viaggiare su un’autostrada a tre corsie dopo aver usato per anni i sentieri di campagna: oltre a semplificarci la vita, la rete ultraveloce darà un’impulso all’economia.

Lo spiega bene il ricercatore Davide Quaglia, che nel dipartimento di Informatica dell’università di Verona si occupa di Sistemi integrati di rete: «Si aprono nuove opportunità. Dal controllo a distanza del riscaldamento di casa, a processi produttivi intelligenti per cui un’azienda potrebbe produrre su misura anche lavorando su scala industriale». Industria 4.0.Occorre partire dal principio, da ciascuno di quei cavi contenenti fibra ottica composta da una miriade di fili in plastica trasparente, sottili come capelli.

«La loro funzione», sottolinea Quaglia, «è trasportare i bit, ossia i “mattoni” di ciò che in termini colloquiali definiamo internet, sotto forma di velocissimi impulsi luminosi». È la parte invasiva, che salta agli occhi per le deviazioni del traffico e i rallentamenti. Un’altra consiste nel «collegare i cavi alle centraline installate lungo le strade, i punti di contatto per far arrivare la fibra in case, uffici, scuole e ospedali». Ovunque i cartelli che delimitano i cantieri sono targati Open Fiber. È il nome dell’azienda che per conto dello Stato gestisce l’intera attività, dalla progettazione alla manutenzione della rete.

In riva all’Adige abbiamo visto i primi interventi già a febbraio nelle zone di Quinzano, Ponte Crencano e Navigatori. Oggi fra i quartieri coperti ci sono anche Avesa, Parona, Saval, Santa Lucia e Golosine, mentre quelli in lavorazione sono Borgo Trento, Borgo Milano, San Massimo, Borgo Roma. In provincia i lavori sono cominciati a Concamarise, Sanguinetto e Angiari, ed entro la fine dell’anno partiranno ad Affi, Grezzana, Isola della Scala, Monteforte d’Alpone, Pastrengo e Zevio.

È un adeguamento necessario, spiega Quaglia. «Usando una metafora», dice, «oggi viviamo in case con moltissimi rubinetti, ma sottoterra corrono tubi molto piccoli da cui passano poche gocce d’acqua alla volta. Tutti possediamo dispositivi che trasmettono e ricevono informazioni continuamente» e oggi moltissimi servizi passano da internet, dal conto corrente online al dossier sanitario elettronico, fino alle smart Tv. «Perciò le infrastrutture cittadine vanno potenziate».

Si tratta di un intervento nazionale, che nel solo Veneto ha implicato investimenti per 400milioni di euro. «Essendo una necessità pubblica, lo Stato si fa carico dei costi elevati perché il beneficio sia per tutti, non legato a convenienza privata».Cosa cambierà? Si potrà accendere la lavastoviglie dallo smartphone, per esempio. Ma al di là della domotica di casa, «pensiamo ai benefici per le piccole e medie imprese del nostro tessuto economico. Potranno controllare i macchinari in rete e farli comunicare fra loro per costruire processi produttivi intelligenti. Un cliente comprerà un paio di occhiali personalizzati anche da un’azienda che li produce in serie. Quasi un ritorno all’artigianato, però in versione industriale».

Nessun pericolo per i posti di lavoro, anzi. «I miglioramenti tecnologici», assicura Quaglia, «avranno bisogno di nuove competenze e personale sempre più preparato». E poi, come assicurare privacy alle nostre vite digitali? Damiano Carra, docente di Sistemi di eleborazione dei Big data all’ateneo scaligero, vede «rischi gestibili a fronte dei benefici. Ma sarebbe bene diffondere un minimo di cultura della sicurezza, come servizio sociale per l’utilizzo responsabile della rete».

Tratto da: L'arena di Verona

Data: 5/12/2018