L´ITINERARIO. Il campanile della chiesa della Santissima Trinità venne consacrato nel 1117, l´anno del terribile terremoto che causò la distruzione della città.
Costruito con pietre tondeggianti di fiume alternate a mattoni, la massiccia struttura romanica ricorda quella di San Zeno.
Andiamo a visitare uno dei gioielli romanici di Verona, la chiesa della Santissima Trinità, a due passi dal Tribunale, edificata attorno al 1077 dai monaci vallombrosani, su una modesta altura, ribattezzata Monte Oliveto, in una zona disabitata per cui il complesso vi poteva dominare e risultare assai visibile da chi si accingeva ad entrare in città dalla cosiddetta via del Corso, oggi via del Pontiere. In questa ricognizione ci accompagnano Nicola Patria e Matteo Padovani della Scuola campanaria veronese e Mario Patuzzo autore di libri sulla storia di Verona.
AD APRIRCI le porte della chiesa è il parroco, don Graziello Martinelli. Passiamo per l´elegante atrio dove troneggia un grande sarcofago dove riposa, dal 1421, Antonia da Sesso. Attraversata la chiesa, a navata unica con due cappelle laterali, entriamo nella base del campanile e saliamo una ripida scaletta di legno di 14 gradini. Da qua ci aspetta una serie di scale metallic! he a pioli per guadagnare, un pianerottolo dopo l´altro, la sommità.
LA SALITA ci riserva una splendida visione ravvicinata della tecnica costruttiva del XII secolo, quando si costruivano massicci muri con pietre tondeggianti provenienti dal vicino greto dell´Adige alternate a strati di mattoni, con finestre contornate da chiare pietre squadrate e strette feritoie che ricordano i pertugi delle mura di difesa.
IL CAMPANILE, alto circa 45 metri, venne costruito a partire dall´XI secolo e venne finito nel 1117, l´anno del terribile terremoto che rase al suolo la città, è venne consacrato insieme alla chiesa. Anche la torre venne danneggiata ma dopo pochi anni venne risistemata. La struttura, con lati di sette metri, è in cotto con lesene di tufo e inserti di spoglio romani e longobardi, uno dei quali è la notevole mensola funebre per sepoltura a tavolo con la testa di una GorgoneMedusa, affiorante dal muro del campanile, come quella post! a in un angolo di corso Porta Borsari. Proviene dalla necropol! i romana che fiancheggiava la via Claudia Augusta Padana.
LA CELLA campanaria a trifore, con colonnine binate, è quella che assomiglia di più, come del resto l´intero campanile, a quella di San Zeno. Qui in origine c´era una sola campana di sette quintali e emzzo, rifusa più volte nel corso dei secoli. Nel 1803 il fonditore Partilora impostò il concerto dei cinque bronzi attuali in Fa diesis. La maggior pesa sei quintali e ha un diametro di 105 centimetri. Delle campane originarie è rimasta solo la terza mentre la sesta è stata portata sul campanile di Montorio, dove è diventata la decima, nel 1960. Nel 1875, ricorda Nicola Patria, qui c´era una squadra parrocchiale di suonatori, «tradizione durata fino al 2002 quando i campanari si sono trovati le campane elettrificate, cosa che ha danneggiato il campanile e anche il telaio che ha dovuto essere rifatto».
IL PANORAMA qui offre uno sgurado particolare sul quartiere che comprende il tribun! ale, la caserma Rossani e il liceo Messedaglia sorto sugli ex istituti civici Barbarani.18-continua

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 6/01/2013

Note: CRONACA – Pagina 17