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L´ITINERARIO. Sulle Torricelle fu creato un sistema difensivo avanzato.
Costruita nel 1837, è un gioiello dell´architettura militare Oggi è invasa dalla vegetazione che ne mette a rischio la struttura.
La prima tappa di questo viaggio nel campo trincerato di Verona inizia sulle Torricelle, che prendono il nome proprio dalla presenza di queste torri difensive, le torri massimiliane. Delle quattro esistenti solo una è praticabile, la trentesima, secondo la catalogazione asburgica, detta anche la numero uno secondo la denominazione dell´Istituto Geografico Militare. Venne realizzata nel 1837, come indica la data sulla pietra sopra l´ingresso. Si trova a poche decine di metri dal minigolf, quasi completamente nascosta alla vista dalla folta vegetazione. A guidarci in questa visita sono Carlo Furlan, presidente della Società Mutuo Soccorso Porta Palio, associazione che ha pubblicato il testo sul campo trincerato di Verona, e dell´architetto Lino Vittorio Bozzetto, esperto di architettura militare storica.
CI INOLTRIAMO per un sentierino in mezzo alla vegetazione, in una condizione molto diversa da quella in cui venne costru! ita la torre. «Stiamo camminando sulla dorsale che divide la Valpantena dalla Valdonega», spiega Carlo Furlan, «e questa zona si chiamava prato arido perchè non c´era traccia di vegetazione, circostanza dovuta al terreno calcareo. Il piano di forestazione risale agli anni Cinquanta, con l´impianto di piante in grado di resistere alla siccità, tra cui i cipressi. Purtroppo la proliferazione indiscriminata del verde, che ha aggredito anche la torre massimiliana, non solo non consente di vedere monumento e paesaggio ma sta minacciando la stessa struttura muraria della torre. Basta notare i piccoli, per ora, cipressi che stanno crescendo tra le pietre della torre. È evidente che la vegetazione sulla torre andrebbe eliminata mentre sarebbe necessario creare uno spazio di rispetto di 30 metri intorno al monumento per favorire le visite, creando anche dei coni ottici tra la vegetazione per poter vedere il panorama della città».
ENTRIAMO nel recinto di sicu! rezza interno della torre massimiliana, una magnifica e possen! te costruzione dalle proporzioni armoniose. La pavimentazione è in pietra della Lessinia e le pareti di solida pietra gaina. Subito si notano le feritoie delle postazioni di fucileria. Proseguiamo in una galleria anulare con volta toroidale, cioè tondeggiante, e, da qui, passiamo nella polveriera. Poco distante un´altra sala era adibita all´alloggio delle truppe.
PER SALIRE alla casamatta superiore d´artiglieria c´è una scala che è una meraviglia architettonica: una doppia scala elicoidale concepita per favorire il passaggio dei soldati in salita e in discesa senza interferenze reciproche. Ne saliamo gli scalini tenendoci rasenti al muro, per una questione di sicurezza visto che il corrimano appare piuttosto in cattive condizioni. Questa prima parte della rampa ci porta dentro al locale del primo piano, anch´esso con soffitto a volta toroidale. Sorprende l´eleganza di queste forme e il perfetto assemblaggio delle pietre. «L’intero sistema delle torri difensive come dei forti», nota l´architetto Bozzetto, era bene armonizzato con la collina in cui era inserito». Girando per questo piano incontriamo un camino inserito a metà dell´altezza del muro. Sul soffitto si aprono delle prese di ventilazione rotonde.
IL CORPO SCALE è a struttura casamattata e, alla base, si apre la cisterna per la raccolta dell´acqua piovana. Guardando verso il basso e verso l´alto si ha l´idea della perfezione della composizione architettonica. La torre, di 25 metri di diametro, che alla base ne misura 32, è alta una quindicina di metri.
L´ULTIMO TRATTO di scale ci porta sulla terrazza e anche qui ci sono dettagli che suscitano meraviglia, come la scanalatura che corre sotto il parapetto per far rotolare le palle di ghisa per il tiro con il cannone o lo spazio per i binari su cui far scorrere il cannone. Lo spalto era inclinato per consentire il tiro radente in caso d&a! cute;assalto. Un complesso architettonico modellato perfettamente sulle! esigenze belliche del tempo. Un edificio nato per la guerra e che oggi potrebbe essere usato per scopi culturali e turistici. Invece è aggredito dal degrado, invaso dalla vegetazione spontanea le cui radici rischiano di mettere a repentaglio la pur solida struttura muraria, e dai rifiuti lasciati da qualche «inquilino» insensibile al fascino della storia.1-continua

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 7/07/2013

Note: CRONACA – Pagina 17