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L´ITINERARIO. Il campanile, del 1477, è più giovane rispetto alla chiesa sorta nel XII secolo con una tipologia carolingia con due torri circolari ai lati della facciata.

I cinque bronzi risalgono al 1830 e sono riccamente decorati Tra i rilievi spicca una lucertola: simboleggia la ricerca della luce.

L´inglese John Ruskin, scrittore e critico d´arte dell´800, che compì un viaggio in Italia con una tappa a Verona, definì la chiesa di San Lorenzo «la più bella del mondo».
Con questa premessa ci accingiamo a salire sul campanile di questa magnifica chiesa romanica del XII secolo in corso Cavour, sorta sui resti di quella preesistente dell´ottavo secolo distrutta nel terremoto del 1117.
Siamo accompagnati da Nicola Patria, Matteo Padovani e Bruno Manara della Scuola campanaria veronese, e dall´architetto Lino Vittorio Bozzetto. L´edificio presenta due torrioni ai lati della facciata, in stile carolingio, «una matrice che ricorda l´architettura militare romanica», precisa Bozzetto.
ENTRIAMO nella splendida chiesa carolingia e ci dirigiamo verso una porticina da cui si accede a una delle due torri della facciata.
Il campanile, alto circa 35 metri, in cotto, sorge sopra l´absidiola del matroneo sinistro. Era in tufo ma venne rialzato in cotto nel 1477. Questa sopraelevazione venne ricostruita, dopo i danni di guerra, nel 1952. Saliamo 36 scalini della scala a chiocciola e ci troviamo sul matroneo, altra peculiarità di questa chiesa.
PERCORRIAMO il tratto dell´ampio matroneo nella parte di destra, verso un´altra porticina che immette sulle scale per il campanile.
All´ingresso si notano tre piccole campane da sacrestia. Poco oltre si trova la camera da concerto, l´area in cui si trovano le corde per suonare le campane. I suonatori di campane hanno sempre operato in questo campanile fino al 1963.
Da quel momento i rettori non furono più interessati a realizzare i lavori di ordinaria manutenzione e così le campane tacquero fino al 2011 quando, grazie al nuovo rettore, monsignor Rino Breoni, venne restaurata la cella campanaria ed i bronzi tornarono a suonare. Appuntamento fisso di suono è il 10 agosto per la festa patronale di San Lorenzo.
OLTREPASSIAMO la porticina e saliamo 21 scalini di pietra stretti tra le mura, per arrivare a una piccola sala nella quale sono conservati i battenti, o battagli, originali del 1800 delle campane.
Proseguiamo per altri 38 scalini di legno, passando davanti ad un´altra piccola collezione di isolatori delle campane, e sbuchiamo nella cella campanaria, sovrastata da una cuspide conica.
LE PRIME CAMPANE erano due e la maggiore pesava circa 150 chili, come spiega Nicola Patria. Le squillanti attuali cinque campane, tutte riccamente decorate, risalgono al 1830, opera del fonditore veronese Selegari che aveva la fonderia in contrada Cigno a Santo Stefano. Sono in scala di Si bemolle e la maggiore pesa circa 260 chili.
Su di essa si nota una lucertola impressa nel bronzo che, come dice Nicola Patria, «sembra godere dei raggi del sole simboleggiando la ricerca del cristiano della luce della Parola». La lucertola, per inciso, non è un semplice rilievo. «Era una lucertola vera», precisa Patria, «usata per fare il calco in cera da utilizzare per la fusione nel bronzo».
IL PANORAMA del centro da qui è particolarmente suggestivo. girando lo sguardo si notano il campanile dei Santi Apostoli e un pezzo dell´ala dell´Arena, la Torre merlata di Castelvecchio e il campanile di San Zeno, l´Adige, la Torre dei Lamberti, la torre del Gardello fino a Sant´Anastasia e San Giorgio.

 

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 4/11/2012

Note: CRONACA – Pagina 21