L’ESPOSIZIONE. Alla Galleria di arte moderna Achille Forti a Palazzo della Ragione inaugurata la rassegna con artisti del XIX e XX secolo che chiuderà il 10 marzo
Pezzo forte è una tela di Giacomo Previati di fine ‘800 prestata dal Banco BPM, di solito esposta a Milano Quadri di Segantini, Pelizza da Volpedo e Morbelli

Un capolavoro della pittura moderna e attorno alcune testimonianze dell’epoca, in linea con quanto la Galleria di Arte moderna (Gam) Achille Forti ospita nella sua sale. È una piccola mostra al profumo di Natale quella inaugurata ieri nel Palazzo della Ragione, con un titolo ecumenico, «L’Amore materno», attorno ad un tema che è un valore universale. Si parla di pittura figurativa, di pittura italiana tra Otto e Novecento con almeno tre-quattro dei suo campioni: Giacomo Previati, Giovanni Segantini, Angelo Morbelli, Umberto Boccioni, qui presente con una prestito dal Mart di Rovereto, il «Nudo di spalle (Controluce)», 1909, che annuncia il tramonto del Divisionismo e l’irruzione dell’impeto Futurista.I Musei Civici di Verona fino al 10 marzo 2019 mettono in scena un racconto colto ma non fine a se stesso su un periodo della storia dell’arte mai affrontato prima in città, con la cura di Francesca Rossi e Aurora Scotti, che già annunciano un possibile seguito sul tema del sacro tra Otto e Novecento.Francesca Briani, assessore alla Cultura, sottolinea «l’importante e proficua collaborazione tra i musei veronesi, i Civici di Milano, il Mart di Rovereto e il Banco BPM». Perchè all’origine di questo evento artistico c’è proprio la grande tela che Bpm ha concesso in prestito e che dà ragione dell’allestimento nella grande sala in fondo alla collezione permanente: è la Maternità di Previati, 1890-’91, solitamente esposta nel salone consiliare di Creberg a Milano, prima ancora alla Popolare di Novara dal 1924 che la acquisì da una banca cooperativa di Venezia. Quando Previati la presentò alla prima Triennale di Brera, l’Accademia dove il pittore ferrarese aveva studiato, questa madre che allatta tra gli angeli diede scandalo. Era anticonvenzionale, assolutamente non oggettiva, sognante. Previati l’aveva rimuginata per anni. La tela monumentale (4.12 di lunghezza, 1.77 di altezza) s’è vista tra le ultime uscite nel 2012 a Padova, in occasione della rassegna sul Simbolismo.Averla ora a Verona è certamente una grande occasione costruita dal direttore dei Musei civici Francesca Rossi con la studiosa Aurora Scotti, che hanno radunato 20 pezzi scelti per parlare di un amore primigenio e riflettere su una iconografia classica che per secoli si è ispirata a Natività e Madonne, e che indossa gli occhiali della laicità dopo l’età illuminista.Donne e Madonne si intrecciano al dibattito che l’arte genera sugli esiti simbolisti delle nuove rappresentazioni: il critico Vittore Grubicy scrisse che Previati era capostipite della pittura «ideista», ma la tela è straordinaria perchè narra i nuovi procedimenti pittorici con pennellate separate che più che alla luce puntano all’atmosfera. Al quadro, di problematica illuminazione, bisogna avvicinarsi e lasciarsi coinvolgere, distinguendo nella scena «di paesaggio» gli angeli dalle immense ali attorno alla madre ripiegata sul bimbo davanti ad un albero che trasfonde la vita, in un prato ideale, sotto un albero di melarancio, tra gigli e giacinti, fiori comunque ideali come tutta la composizione.È un lumeggiare pallido e assorto, facendo eco al poeta, quello di Previati che giganteggia in questa pittura di affetti alla quale si giunge dopo aver assaggiato le teste di Medardo Rosso, il grande innovatore della scultura, una incisione di Durer che certifica la classicità della madonna nel giardino, e un dialogo con Segantini, che fu il vero uomo di successo del tempo, con le sue doppie maternità di donne e animali, con la dolce Ave Maria a trasbordo qui presente in un gesso bianco nero su carta prestato dalla Fondazione Segantini di Saint Moritz.Sull’altro fronte ecco un disegno a matita, L’Angelo della Vita sempre di Segantini, una Sacra Famiglia del giovane Pelizza da Volpedo, proveniente da Tortona, e una madre al risveglio col pupo di Angelo Morbelli da collezione privata. Vi si leggono i debiti con il Rinascimento di Raffaello e Michelangelo ma anche la forza fisica e carnale che supera il naturalismo e rende questa pittura emotiva e vicina al pubblico.Un video di sei minuti ripercorre la genesi della Maternità di Previati, sottolinea il tormento dell’autore («sono invischiato a rendere nella figura principale tutta l’intensità dell’amore materno») e ne evidenzia i ripensamenti attraverso l’analisi dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, che l’ha studiata con la luce diffusa, radente, ultravioletta e all’infrarosso.Un percorso didattico è stato predisposto per le scuole, il catalogo è di Franco Cosimo Panini editore.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 18

Data: 6/12/2018

Note: NICOLETTA MARTELLETTO - foto Marchiori