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IL CONVEGNO. Domani alla Gran Guardia una giornata per fare il punto.

Il presidente nazionale del Fondo per l’ambiente Carandini: «Gli studi dicono l’eccezionalità del sito ma servono contributi per proseguire i lavori»

Un recupero ancora in corso, che ha dato già significativi risultati e che si arricchisce ora di alcuni studi condotti dall’ateneo veronese. Ma anche un appello alla città perchè dia un contributo necessario al proseguire dei lavori. Domani pomeriggio alla Gran Guardia, a partire dalle 14,30, Il Fai, Fondo per l’ambiente italiano, promuove un pomeriggio di interventi e riflessioni su «Lazzaretto di Verona. Raccontiamo il passato per immaginare il futuro»: una sorta di «summa» di quanto il Fai, al quale il Comune ha affidato il sito, ha fatto nell’arco di un paio d’anni in termini di salvaguardia e recupero, ma anche uno sguardo al futuro, a quanto ancora si potrà indagare e a come sarebbe necessario intervenire per la piena valorizzazione della struttura.«Tra Fai e Università si è creato un importante rapporto: il Fondo ha infatti erogato alcune borse di studio che hanno consentito ad altrettanti ricercatori di indagare la storia del sito», spiega Annamaria Conforti Calcagni, capo delegazione del fai scaligero. «Quella di domani sarà dunque l’occasione per capire meglio i risultati dei lavori condotti negli ultimi due anni».Al convegno interverrà anche il presidente nazionale del Fai Andrea Carandini. «Il Lazzaretto è un luogo speciale, isolato per sua specifica funzione, eppure legato profondamente alla città, che vorremmo tornasse a scoprirlo e a frequentarlo con il Fai», spiega Carandini. «Grazie all’intuizione e all’iniziativa della delegazione di Verona, il Lazzaretto è stato affidato dal Comune al Fai nel 2014. Da quel momento sono iniziati i primi lavori: pulitura e bonifica bellica dell’area, che hanno comportato la rimozione di strati superficiali di terreno accumulato negli anni. Il Lazzaretto era stato abbandonato nel 1945 (in seguito ad un’esplosione incidentale: era un deposito di armi e munizioni usato durante la Seconda Guerra Mondiale) e, dopo decenni di isolamento ai margini della città, era un luogo selvaggio, invaso dalla vegetazione, quasi del tutto nascosto nella sua reale consistenza. La rimozione dei depositi superficiali ha svelato ciò che nessuno si aspettava, che nessuno sapeva. Sotto la terra giaceva un monumento ben più conservato, con stanze intonacate, pavimenti in cotto, portici con lesene e un ingresso monumentale». Quei primi lavori dimostrarono che la storia che questo luogo poteva raccontare si arricchiva di nuovi contenuti: il Lazzaretto era un grande racconto, bastava scoprirlo, capirlo e poi recuperarlo, per restituirlo alla città.«Abbiamo intuito che conoscere meglio questo luogo poteva rivelare ulteriori sorprese, aiutarci a comprendere meglio la sua natura e a riscoprire il suo valore, e così abbiamo intrapreso un progetto di collaborazione con l’Università di Verona. Il Fai ha avviato e coordinato un gruppo di ricerca multidisciplinare dedicato ad approfondire la storia, l’architettura, la vita quotidiana, il paesaggio e la memoria di questo monumento. L’incontro di domani è mirato a restituire alla città i primi risultati di questo lavoro di ricerca che ha coinvolto il Fai e le migliori risorse locali in campo accademico: la ricerca scientifica, tanto spesso chiusa nelle sue sedi, si mette qui a servizio della valorizzazione del proprio territorio».Il «cantiere della conoscenza», come lo definisce Carandini, «dunque, è partito e sta dando i suoi primi risultati, ma deve partire anche il cantiere di restauro, che oggi invece è fermo. Siamo fermi, e siamo in cerca di aiuto. Grazie alla Fondazione Cariverona e a Banca Popolare, infatti, il Fai ha cominciato a ripulire il Lazzaretto, ma è un lavoro molto più lungo, complesso e costoso di quanto si potesse pensare. Ciò che è emerso era sconosciuto a tutti. E’ stata una sorpresa, una grande opportunità, ma anche una inaspettata criticità. Le macerie da rimuovere sono spesse, sono estese dappertutto, e vanno scavate con attenzione, lentezza, a tratti con vero e proprio metodo archeologico. E poi, quanto emerge sotto, sono strutture delicate, che dobbiamo mettere in sicurezza, prima ancora che restaurare, valorizzare e adeguare alla fruizione del pubblico».«Il Fai si assume la responsabilità del recupero del Lazzaretto e della sua valorizzazione, chiamando in aiuto le migliori risorse del territorio e dell’Italia – dall’Università di Verona a Michele De Lucchi, famoso architetto che si è reso disponibile ad elaborare un progetto per il Lazzaretto e per il Fai -, ma chiede un aiuto allo stesso territorio: o si va avanti insieme o il Fai, da solo, non può farcela. Il Lazzaretto è un luogo eccezionale, che può raccontare all’Italia un capitolo della sua storia drammatico e coinvolgente, la peste del Seicento, e che allo stesso modo può offrire alla città di Verona uno spazio piacevole da vivere nel tempo libero».

Alessandra Galetto

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 19/01/2017

Note: CRONACA - pagina 21