IL PIANO CHE FA DISCUTERE. Parlano da Amburgo i responsabili della progettazione per il tetto dell’anfiteatro. «Abbiamo già lavorato a Verona, una sfida bellissima»-

L’ingegnere Friedrichs, direttore dello studio vincitore: «Tutti i problemi sono risolvibili , il più grosso ostacolo è la burocrazia».

«Noi non siamo architetti di sola immagine, i nostri progetti sono fatti per essere realizzati». A mettere le cose in chiaro è l’ingegner Robert Friedrichs, direttore della Gmp Architekten von Gerkan, Marg und Partner, lo studio di architettura, con sede ad Amburgo e Berlino, che ha vinto il concorso di idee, finanziato da Calzedonia, sulla copertura dell’Arena. L’iniziativa, dato l’eccezionale valore storico del monumento simbolo della nostra città, ha dato vita ad un dibattito molto acceso. E non sono mancate le contestazioni di altri partecipanti – in tutto sono stati 84 gli studi di progettazione che si sono cimentati – sull’effettiva «fattibilità» della proposta. «Se siamo soddisfatti per il risultato? Moltissimo», confessa Friedrichs, «e il primo posto è stato assolutamente inaspettato, vista la grande partecipazione al concorso di idee e per noi si è trattato di un compito e di una sfida molto bella anche se tanti dicevano che una cosa del genere non si poteva fare… Non vediamo l’ora di lavorare a Verona».Alla nostra città, tra l’altro, lo studio tedesco celebre in tutto il mondo per aver firmato progetti di grande prestigio, dal Brasile alla Cina, è particolarmente legato. In riva all’Adige gli architetti ed ingegneri della Gmp hanno già lavorato. «Ci siamo occupati del progetto del nuovo polo chirurgico Confortini dell’ospedale di Borgo Trento», fanno sapere da Amburgo, «inoltre, una decina d’anni fa ormai, abbiamo anche realizzato anche un masterplan per Veronafiere, un lavoro che ridisegnava completamente la struttura, ma che purtroppo è rimasto sulla carta». Per la Fiera i professionisti tedeschi hanno tuttavia progettato gli ultimi tre padiglioni. Lo stesso Volkwin Marg, uno dei fondatori della Studio, ha spesso visitato la nostra città, assistendo anche ad alcuni spettacoli operistici in Arena. E ai collaboratori italiani aveva confidato, quando si era cominciato a parlare di possibili soluzioni per coprire l’anfiteatro, che l’impresa l’avrebbe appassionato. La concretizzazione del masterplan resta però un sogno nel cassetto. «Era un progetto cui tenevamo molto, vista la rilevanza internazionale della Fiera di Verona e delle manifestazioni che ospita, essa però», commenta l’ingegnere, «meriterebbe un’immagine architettonica ben diversa da quella attuale, assolutamente inadeguata. Entrando nella struttura fieristica attraverso l’ingresso Sud, da viale del Lavoro, la sensazione che si prova è di squallore…».Fondato nel 1965 da Meinhard von Gerkan e da Volkwin Marg, lo Studio di architettura opera in Italia da una ventina d’anni. «Abbiamo cominciato con la Fiera di Rimini», fa sapere il direttore Friedrichs, «e il nostro ultimo intervento riguarda il Tecnopolo di Bologna, un ex complesso industriale costruito negli anni ’50 e ’60 su progetto di Pier Luigi Nervi e che diventerà un centro per l’innovazione e la sperimentazione».Interventi, tuttavia, assolutamente diversi dalla necessità di costruire un tetto per un anfiteatro romano. «Comprendiamo il fatto che ci sia molta discussione sull’opportunità di fare un’opera di questo genere, per noi sarebbe una grande sfida, ma voglio rassicurare i veronesi: Gmp è in grado di portare a termine questo compito, non siamo architetti di sola immagine e i nostri progetti sono fatti per essere realizzati. Spesso», continua l’ingegnere tedesco, «abbiamo già lavorato con coperture che si aprono e si chiudono, come, ad esempio, lo stadio di Francoforte per i Mondiali del 2006, ricordo poi lo stadio di Berlino, di valenza storica in quanto costruito negli anni del nazismo. Lì», spiega, «abbiamo fatto una copertura leggerissima». E continua ricordando l’operazione sullo stadio di Varsavia. «Anche lì abbiamo vinto un concorso proponendo la possibilità di chiudere la struttura con del materiale tessile che valorizza l’acustica, in collaborazione con uno gruppo di professionisti della materia di livello internazionale». Un’esperienza, sottolinea, che diventerà preziosissima nel caso si debba intervenire sull’Arena.«Come Gmp, quindi», rimarcano gli autori della proposta progettuale, «siamo perfettamente in grado di portare a termine nel migliore dei modi l’eventuale copertura dell’Arena di Verona». I tempi? «Per quanto ci riguarda, siamo in grado di portare a termine una progettazione definitiva in tempi molto rapidi, certo, poi bisogna tener conto della burocrazia italiana e soprattutto dei pareri della Soprintendenza». La quale, tuttavia, non ha chiuso la porta a tale ipotesi. «Ci fa molto piacere», conclude Robert Friedrichs, «perché la caratteristica della proposta che abbiamo sviluppato è che si tratta di un intervento che minimizza le strutture utilizzate per non alterare l’armonia del monumento. E oltre a rispettare l’anfiteatro risponde a tutte le esigenze acustiche e funzionali, secondo il compito che ci era stato affidato».
Enrico Santi

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 4/02/2017

Note: CRONACA - pagina 13