CHIESE E ARTE. Primo giorno di visite al soffitto ligneo dipinto con le immagini dei santi
Si sale sui ponteggi allestiti per i restauri per ammirare da vicino le opere. La grande richiesta induce a aumentare le giornate di apertura.

La vista mozzafiato sulla chiesa dalla sommità dei ponteggi

Ieri a San Fermo grande successo per la visita in quota alla «pinacoteca» del Trecento. L’insolita salita, sul ponteggio allestito per i restauri del soffitto ligneo dipinto con le figure dei santi, in compagnia di esperti e scortati dai Templari, è piaciuta: un po’ perché il secolo di Petrarca e Boccaccio ha il suo fascino, un po’ perché esplorare l’arte e la storia è suggestivo.Le visite in quota sono iniziate alle 14.20. Nove gruppi da dieci persone per un totale di 180. Una prima apertura alle 540 persone prenotate a cui si aggiunge una lista d’attesa di altre cento. Un exploit di richieste che ha indotto l’organizzazione a rivedere le giornate con l’intenzione di aumentare le possibilità di salita all’impalcatura. Un successo diviso tra cultura ed arte sacra, come ha commentato il parroco di San Fermo Maggiore e direttore del Museo diocesano che ha sede nella chiesa, don Maurizio Viviani: «C’è interesse per i musei e per le cose belle, come questo tetto ligneo a carena di nave. Uno scrigno prezioso». Un segno tangibile di quanto oggi ci sia bisogno di cultura. «Se l’uomo ha desiderio di comprendere la propria storia affidandosi al futuro», prosegue don Viviani, «c’è necessità di bellezza, di genio e di opere d’arte».Salire i sessanta scalini del cantiere per raggiungere i santi dipinti sulle tavole di legno e inseriti in archi interamente scolpiti è anche un percorso che può avere tre possibili approcci. «Il primo si lega alla fede e all’esperienza cristiana», dice don Viviani. «Salendo si “entra” nello splendore di quest’opera e si percepisce quanto il messaggio cristiano e Dio siano contornati di bellezza. Un annuncio che può essere fatto proprio anche da persone laiche. Ma pure chi si trova nella ricerca può trovare segni e simboli per essere accompagnato nel suo percorso».La possibilità di visita in quota è resa possibile dai lavori di restauro condotti dalle ditte Fraccaroli e Cristani, oltre a un gruppo di professionisti. «San Fermo possiede un importante valore artistico», dice Francesco Fraccaroli. «Anche dal punto di vista della riscoperta di alcuni dettagli finora sconosciuti. Salire in quota aiuta a comprendere quando c’è dietro un lavoro di restauro e di pulizia di un’opera. Non credevamo in una risposta tale da parte di un pubblico, invece, che si dimostra molto interessato».Una forte partecipazione ripresa anche da Erika Prandi, la storica dell’arte che introduce alla visita. «C’è entusiasmo da parte di tutti per vedere da vicino il soffitto ligneo trecentesco». Si ricorda che la salita in quota è attraverso un cantiere ancora funzionante e per questo «occorre evitare di accedere con borse e zaini». «Indossare pantaloni», dice Nicola Daldosso che fa servizio di sorveglianza con un gruppo dell’associazione Templari Cattolici d’Italia. «Scarpe comode e con suola in gomma. All’ingresso i visitatori sono accolti e accompagnati fino alla scala di salita. Sulla piattaforma siamo presenti per garantire la sicurezza ai visitatori e la custodia dell’opera d’arte».Salire e scendere non sembra essere un problema, anzi per chi è già stato sulla pedana, che si trova a 15 metri di altezza, «ne è valsa la pena». «Sono rimasta sbalordita nel vedere la struttura del tetto», dice Paola Ferro. «Molto bello il lavoro di restauro e vedere il tetto da vicino permette di scorgerne gli assestamenti. Da basso non si apprezza appieno quest’opera meravigliosa. Sorprende anche la conservazione del legno». «La salita non è difficile, ma fa effetto vedere il vuoto al di sotto», riferisce Annapaola Ceradini. «Chi soffre di vertigini può fare fatica. Ma non è pericoloso». «Meraviglioso», commenta Pierina Spinielli. «Una salita accessibile e mi auguro possa proseguire ancora, oltre le date confermate. Quanto si vede emoziona». «Nessuna fatica a salire», dice Margherita Olivieri. «Da basso si intuisce quanto c’è sopra, ma in quota è tutt’altra cosa. Merita». «Andiamo in altre città per vedere le meraviglie, ma non conosciamo le nostre», prosegue Lia Rizzo. «Qui si apre un mondo di bravura. È fantastico». «Saliti si ha un po’ di timore», aggiunge Mario Lisi, «perché si fa un tuffo nel passato. Ci si trova innanzi ad un’opera dove si trovavano artisti impegnati mesi per creare una pittura o una scultura». La salita? «Ci sono gli appoggi, è tutto in sicurezza».

Tratto da: l'Arena - cronaca -pag.13

Data: 8/01/2018

Note: Marco Cerpelloni