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Rischio di un anno senza estate e di piogge continue. Ma tra gli scienziati c’è anche chi pensa che la nube rigenererà l’ambiente. Più freddo, più pioggia, la grande eruzione del vulcano islandese potrebbe avere conseguenze pesanti sulle condizioni climatiche dell’Europa.

Più freddo, più pioggia, la grande eruzione del vulcano islandese potrebbe avere conseguenze pesanti sulle condizioni climatiche dell’Europa. L’eruzione di un vulcano può infatti causare

cambiamenti meterologini in una regione e persino modificare, più a lungo termine, il clima di un’intera zona. L’enorme nuvola di cenere, infatti, oscura il sole, perturba le correnti d’aria, modifica l’umidità dell’aria e i gas ascendenti, condensandosi, si trasformano in pioggia: le gocce, invece che leggere e trasparenti diventano nere e pesanti come inchiostro, scrive la Bild.

I precedenti

Dopo l’eruzione del vulcano Pinatubo nelle Filippine nel 1991 la temperatura globale è diminuita di mezzo grado. L’eruzione del vulcano El Chichon in Messico nel 1982 ha fatto scendere mediamente di 0,2 gradi la colonnina di mercurio. Persino nel 1783, il risveglio del vulcano Laki in Islanda determinò un inverno particolarmente rigido. E nel 1816 ci fu “l’anno senza estate“, causato con tutta probabilità dell’immensa eruzione l’anno precedente di un vulcano in Indonesia: pioggia, grandine, perfino neve da aprile a settembre in Europa e Nordamerica, determinati con tutta probabilità dagli oltre 100 chilometri cubici di ceneri sparse nell’aria dal vulcano Tamboro.

Ma c’è chi la pensa diversamente:

La nube farà bene all’ambiente

Nessun problema per il clima e anzi, a livello ambientale, l’eruzione del vulcano islandese potrà risultare quasi una benedizione. Altro che dissesti climatici, le ceneri e le sabbie sprigionate nell’atmosfera ricadendo al suolo porteranno diversi benefici: terreni più fertili e spiagge con più sabbia rendendole più resistenti all’erosione. Certo in questi giorni l’Islanda è martoriata dalle inondazioni causate dai ghiacciai che si sciolgono, ma contadini e agricoltori che vivono nelle zone raggiunte dalla nube di cenere forse benediranno per anni l’eruzione. “Si tratta di sabbie vulcaniche ricche di metalli pesanti – dice Stefano Donati, geologo comitato scientifico di Legambiente – e una volta cadute al suolo saranno uno straordinario fertilizzante agricolo. Non a caso, in Italia, le aree più fertili sono proprio le pendici del Vesuvio e dell’Etna”.

 

 

 

 

Tratto da: VIRGILIO NOTIZIE

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