Salomè con la testa di Giovanni Battista

L’APPUNTAMENTO. Grande successo per l’evento organizzato da Gaspari Foundation

Un «Chiaro Scuro» da brividi, i Tableaux Vivants di Teatri 35 stregano il pubblico del Romano Brilla la Milano Chamber Orchestra
Succede in rare occasioni – e a dirlo è lo stesso consenso di pubblico – di vedere sul medesimo palco tutte le forme dell’arte così armoniosamente accostate e garbatamente narrate come nello spettacolo «Chiaro Scuro», proposto da Gaspari Foundation – la fondazione creata da Giuseppe e Nadia Gaspari – in questi scampoli d’estate. Un trittico pittorico, teatrale e musicale, coralmente dipinto sulla scena del Romano dai virtuosi della Milano Chamber Orchestra e dagli artisti di Teatri 35, superbi interpreti dei capolavori caravaggeschi riprodotti nella tecnica dei tableaux vivants. “Quadri viventi”, in cui il pennello lascia appunto il posto allo strumento creativo del corpo, per generare qualcosa di unico e irripetibile. E in cui i veri capolavori viventi sono stati Gaetano Coccia, Francesco Ottavio De Santis e Antonella Parrella.Una performance, quella degli attori partenopei, che ha sedotto la platea del debutto veronese tela dopo tela. Complice lo sfondo musicale dell’orchestra, che sotto l’egregia direzione di Paolo Belloli, ha aperto la serata con un fuori programma sulle note della Holberg Suite di Grieg, raffinata composizione eseguita con una devozione tecnica e cura stilistica echeggiate anche nel resto del repertorio.Sublimi la Sarabanda di Haedel e il Concerto per due violini, archi e basso di Bach, sulla cui tessitura il trio teatrale ha innescato la sequenza di gesti necessaria a plasmare (come nella scultura, più che nella pittura) le altrettanto solenni opere della Crocifissione di San Pietro e il Martirio di Sant’Orsola. Personaggi trafitti dal dramma, sì, ma al contempo redenti dalla luce. Fasci luminosi che, facendosi largo nel buio della tela/scena, oltre a rendere dirompentemente manifesta la carnalità dell’uomo (sorprendente l’umanità che Parrella restituisce alla martire) ne traduce altresì la santità. Commoventi, poi, La Resurrezione di Lazzaro, composizione avvolta da una grazia surreale, resa sia dalla delicatezza dei volti, che dalla morbidezza delle pose, a sua volta esaltata dai drappeggi abilmente ricavati da semplici pezzi di stoffa sparsi sul palco (riproposta nell’Adorazione dei Pastori e nella Madonna dei Pellegrini); e il San Francesco in Estasi, dove gli interpreti maschili si rivelano due veri maestri dell’espressività corporea.Ogni azione è in funzione non tanto dell’approdo alla posa finale, al fermo immagine, bensì di una precisa meccanica finalizzata a travasare – tramite il fluire ritmico musicale – nello spazio scenico, tutti gli elementi “teatrali” della pittura del Caravaggio: i contrasti cromatico-luminosi, la naturalezza dei gesti, la plasticità delle figure. Quest’ultima suggestivamente riprodotta dagli attori in ogni singolo dettaglio anatomico: dal polpaccio in tensione, al braccio teso oltre la scena quasi a voler cercare un contatto con il pubblico.Per non parlare della carica emotiva conferita ai temi biblici, da Giuditta decapita Oloferne alla Decollazione del Battista, forse le più pregne di pathos caravaggesco regalateci da questo elegante allestimento.

Tratto da: L'Arena -cultura-pag.44

Data: 30/08/2019

Note: FRANCESCA SAGLIMBENI - foto Brenzoni