Per salire sulle Torricelle, tutti conosciamo le strade panoramiche di via dei Colli e di via Castel San Felice, ma chi ama le passeggiate a piedi non può non aver scoperto le «lasagne» austroungariche, ancora perfettamente percorribili. Si tratta delle strette strade militari, costruite dagli Austriaci per accedere ai forti sulle colline: partono vicino a porta San Giorgio, da via Sirtori e da via Ippolito Nievo e sono facilmente riconoscibili. Sono state scavate nel tufo vivo, pavimentate con ciottoli e pietre e sono protette da alti muri.
GUARNIGIONI. Infatti, dovevano nascondere e tenere defilati dall’osservazione e dal tiro i 350 soldati che si avvicendavano nella guarnigione dei forti. Lungo queste strade, che costituivano la rete di collegamento delle roccaforti collinari, i soldati austroungarici, in fila indiana, raggiungevano le loro postazioni, senza essere visti e dunque senza rischiare di essere scoperti e colpiti dalle artiglierie nemiche. Ma perché sono dette «lasagne»? Il termine «lasagna» indica la guida centrale in pietra viva, per lo più in basalto, su cui le truppe camminavano in fila. La restante pavimentazione era costituita dall’acciotolato.
La «lasagna» più importante incomincia da via Sirtori, collega il forte Santa Sofia con quello di San Leonardo e prosegue per raggiungere anche il terzo forte collinare, quello di San Mattia: laddove inizia, nei pressi di Porta San Giorgio, nelle parti basse, è stata profondamente incassata nel tufo, poi salendo, è protetta da alti muri, per giungere fino alla piazzola davanti alla chiesa di San Mattia, che dà il nome al terzo forte collinare. Un’altra «lasagna», invece, parte da via Ippolito Nievo e percorre la salita Monte Carmelo, per sboccare su via dei Colli.
TRE FORTI. Fra il 1835 e il 1843, gli Austriaci costruirono sui colli di San Leonardo, di San Mattia e di San Giuliano tre forti e quattro torri rotonde massimiliane, che hanno dato il toponimo di Torricelle alle colline veronesi. In questo periodo è stato eretto, più staccato, sui colli, ma verso Borgo Venezia, il forte della Biondella e fu riedificato Castel San Felice, demolito dai Francesi. Questi interventi hanno avuto come obiettivo la protezione della città sulle colline, con forti esterni alle mura, per ottenere un campo trincerato.
I tre forti delle Torricelle (Santa Sofia, San Leonardo e San Mattia) hanno caratteristiche simili tra loro: sono in muratura, con ridotto centrale e due bastioni laterali, protetti, nella parte esposta, da un profondo fossato, difeso da una casamatta e da uno spalto a terra. Il primo a essere eretto fu quello di San Mattia, che è il più imponente: ha la pianta assai irregolare, in quanto segue le asperità del terreno. Più in alto, c’è il forte di San Leonardo, trasformato, nel secondo Novecento, nel santuario dedicato alla Madonna di Lourdes, dopo essere stato dal 1943 al 1945 carcere nazi-fascista, come è stato ricordato alcuni mesi fa, con una lapide inaugurata dall’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.
Il terzo forte, costruito più in basso, è denominato di Santa Sofia, in onore della granduchessa Sofia d’Asburgo, madre dell’imperatore Francesco Giuseppe, popolare nelle vesti dell’arcigna suocera dei film sulla principessa Sissi. L’appellativo di «santa» è dovuto all’attrazione esercitata dai nomi degli altri due forti vicini di San Mattia e di San Leonardo. Per i veronesi, però, è la Colombara, perché il Genio militare italiano, successivamente, vi tenne un allevamento di colombi. Nel 1837, gli Austriaci costruirono anche quattro torri cilindriche, denominate massimiliane (dal nome dell’ideatore di questo tipo di costruzioni, l’architetto Massimiliano d’Este), che presentano la stessa struttura architettonica. Sono costruite in blocchi di pietra, su tre livelli: due piani e una terrazza scoperta. Al piano terra, c’è un ampio salone a volta in mattoni, di forma circolare, con un corridoio con feritoie per i fucilieri, per la difesa ravvicinata. Al centro vi è un grosso pilastro, con una scala a chiocciola all’interno che porta al piano superiore e alla terrazza.
CANNONIERE. Al primo piano vi è un altro salone munito di 12 cannoniere e, sulla terrazza, la torre colombara per i piccioni. Queste torri isolate, ma in grado sia di comunicare tra loro con un curioso sistema di specchi, sia di darsi reciproco appoggio col fuoco delle artiglierie, erano vere e proprie batterie coperte, che non prevedevano molti spazi, né per i depositi, né per gli alloggiamenti: così i soldati dovevano tornare o giù in città o ripararsi nei vicini forti. Ecco dunque la necessità delle «lasagne», oggi belle passeggiate, tra ambienti naturali e architetture militari.

Emma Cerpelloni

Tratto da: arena giornale di verona

Data: 31/07/2009