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VERDE PUBBLICO. Viaggio guidato nei parchi e nei viali cittadini per conoscere e apprezzare le piante curate dall’Amia.
Regina dei parchi è la Pterocarya fraxinifolia, che si trova in via Baganzani. L’albero dei rosari è invece in via Combattenti alleati
Alberi di "Sophora japonica", pianta ornamentale, in viale Nino Bixio in Borgo Trento
Alberi che raccontano e profumi che descrivono paesaggi. Le strade e soprattutto i parchi della città sono ricchi di piante esotiche ed alcune sono veri monumenti. Non tanto per la loro grandezza, quanto per la storia «scritta» sulle loro chiome. Curati dall’Amia, questi alberi sono un libro aperto con pagine che partono dalla preistoria e giungono ai nostri giorni dove a farla da padrone sono aneddoti e leggende. Un’opportunità per una passeggiata con il naso all’insù per ammirare tutta la loro bellezza. È un viaggio che parte da molto lontano: dai fossili. Lungo via San Felice ed ancora in Valdonega nel campo giochi di via Nievo, ma anche in via dei Partigiani e nel cortile della scuola comunale dell’infanzia Arnolfo di Cambio, si trovano alcune Metasequoie. Una pianta che si credeva solo fossile sino agli anni ’40. Nel parco di via Quinzano e all’interno del Circolo I Maggio il richiamo, invece, è agli Indiani del Nord America. È il Liquidambar styraciflua, da cui si estrae una resina profumata che su carboncini ardenti forma un fumo bianco e profumato. In Europa la pianta è stata introdotta nella seconda metà del 1800 da un missionario. La sua resina era utilizzata prima dagli Aztechi a scopi medicinali, poi dagli Indiani per mantenere i denti sani. Vera regina dei parchi è la Pterocarya fraxinifolia e si trova in via Baganzani e in piazza Martiri d’Istria e Dalmazia. È nota anche con il nome di «Noce del Caucaso» e in autunno le sue foglie assumo un caldo colore dorato. Al Teatro Romano, nel Parco delle Colombare, in piazza Pradaval e in piazzetta Alcide de Gasperi c’è un albero che racconta di alte vette solitarie. È il Cupressus cashmeriana, l’albero nazionale del Buthan originario dell’Himalaya orientale e che si trova sino a 2800 metri di altitudine. Molto ornamentale è la Sophora japonica, un albero proveniente dalle regioni centro asiatiche e che in città si trova nelle vie dell’Autiere e Nino Bixio e in piazzale Olimpia. I suoi fiori sono apprezzati dalle api e dai suoi baccelli si ricava un pigmento giallo per colorare i tessuti. Un albero che porta il nome di un fiore è il Liriodendron tulipifera e il motivo sono proprio i suoi fiori simili a tulipani. È presente su viale Porta Vittoria, in piazzetta de Gasperi e al parco delle Colombare. Il suo legno è chiamato «pioppo giallo» ed è utilizzato per mobili e strumenti musicali. A giungere da Costantinopoli nel 1740 è, invece, l’Albizia julibrissin nota anche come «Acacia di Costantinopoli». Il suo legno era un tempo ricercato per lavori di intarsio. Si trova nelle vie Cesena e Valpantena. Un albero dalle molte virtù è il Corylus colurna, il «Nocciolo di Bisanzio»: possiede foglie di un verde intenso, ha una bella fioritura precoce e richiede poca manutenzione. Si trova in piazza San Tommaso e nel cortile della scuola primaria Gregorio Segala. Nelle vie Cernione e Combattenti Alleati si incontra la Melia azeradach e i suoi noccioli erano utilizzati per la fabbricazione dei rosari. Da qui anche il nome di «Albero dei rosari». Nei giardini di piazza Indipendenza, nell’area cani di via Porta Catena e nelle vie del Capitel e Volturno c’è il Gymnocladus dioicus chiamato popolarmente «Albero del caffè»: infatti, i suoi semi erano utilizzati dai primi coloni americani come un surrogato del caffè. Semi e baccelli, però, sono velenosi: contengono citisina. Una sostanza che è neutralizzata nel processo di tostatura. In via Vasco de Gama e in via Tirso c’è l’albero dorato della pioggia, la Koelreuteria paniculata. o
Marco Cerpelloni

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Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA -cronaca pag. 19

Data: 31/07/2016

Note: Marco Cerpelloni