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ITINERARIO FRA ARTE E STORIA/6. Tutti i segreti di piazza Erbe. Le abitazioni strette e alte nate tra Sette e Ottocento.
Gli edifici hanno tutti la stessa tipologia: due finestre per piano e all´ingresso una stanza più alta dove si trovavano i negozi.
Spostiamoci sull´altro lato lungo di piazza Erbe, che da via Cappello porta alla Casa dei Mercanti: si notano in successione nove alti e stretti edifici. Si tratta, infatti, delle case-torre che appartenevano al ghetto ebraico di Verona, che confinava con la piazza.
Queste palazzine, che arrivano fino all´ottavo piano, hanno raggiunto questa considerevole altezza nel corso del Sei, Sette, Ottocento, quando nel ghetto ebraico vi era una comunità molto numerosa. Così, non potendo allargarsi in quanto il perimetro riservato agli ebrei era delimitato, per ospitare tutte le famiglie, si alzarono le costruzioni esistenti. Gli edifici hanno tutti la stessa tipologia: due finestre per piano, dunque una stanza per piano e il piano terra più alto, per ospitare le botteghe, che costituivano l´attività principale degli ebrei. Il primo sull´angolo è di cinque piani, attaccato ad altri due di sei, con vicino un´altra pa! lazzina di sette piani, poi un´altra di sei, quindi una di otto, la più alta e mal tenuta, a cui segue un modesto edificio, che si ferma a quattro piani, con accanto altri due di sei piani. Sono le uniche costruzioni rimaste a ricordare il «Ghetto nuovo», dopo lo sventramento avvenuto negli anni Venti del Novecento, per far posto alla costruzione del palazzo del Supercinema, in via Mazzini.
Gli ebrei si sono insediati a Verona fin dal 522, all´epoca di Teodorico. Mancano, tuttavia, documenti sulla loro presenza in città, fino al X secolo, quando cioè, nel 978, il vescovo Raterio ottenne il permesso di cacciarli. Il silenzio su di loro, comunque, attesta una convivenza pacifica lungo i secoli. Nel 1408, alcuni di loro furono autorizzati ad abitare ufficialmente in città, per occuparsi esclusivamente di prestito di denaro a interesse, vietato ai cristiani, senza svolgere altre attività. Prima della costruzione del ghetto, gli ebrei erano sparsi, ma in ! maggior parte abitavano nei caseggiati tra piazza Erbe, via Ca! iroli e vicolo Crocioni e lungo l´attuale via Cappello. Non era un ghetto vero e proprio, ma tale era considerato.
Alla fine del Cinquecento, l´allora vescovo Agostino Valier ottenne dalla Serenissima e dal Consiglio cittadino che gli ebrei fossero relegati in un luogo chiuso come a Venezia. Era il 1585, quando il Consiglio e il Provvisore del Comune cominciarono ad affrontare la questione di separare gli ebrei dal resto della popolazione: dopo interminabili discussioni, fu risolta soltanto 19 anni dopo, nel 1604.
Le autorità veronesi decisero di assegnare un quartiere molto oscuro, denominato «sotto i tetti», tra le odierne via Mazzini, via Pellicciai, piazza Erbe e via San Rocchetto. Fu il cosiddetto «ghetto nuovo», che verrà abbattuto soltanto dai francesi.
Il loro ingresso fu salutato con gioia e con una solenne cerimonia. Allora erano in 400, possedevano 25 botteghe, delle quali quattro o cinque erano le più importanti della città.  Nel Seicento, la popolazione ebraica crebbe per varie immigrazioni e a metà del secolo, la comunità era di circa 900 persone: non potendo allargarsi, alzarono le case.COPYRIGH

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 16/11/2012

Note: CRONACA – Pagina 16