Il rettore Nicola Sartor, in carica fino al prossimo settembre

NICOLA SARTOR, rettore dell’Università.
Nicola Sartor, economista, dal 2013 è rettore dell’Università di Verona. Il suo mandato scadrà il 30 settembre. A maggio 1.500 fra docenti, personale tecnico amministrativo e rappresentanti degli studenti eleggeranno il suo successore.

-Rettore Sartor, si è da poco conclusa la Conferenza mondiale delle famiglie e l’Università è stata al centro di polemiche per il rifiuto di concedere degli spazi. Rifarebbe le stesse scelte?

-Quando ci venne chiesto l’utilizzo delle aule ho risposto, come in altre occasioni, che il nostro regolamento vieta di utilizzare le aule se non per fini didattici. Nessuno mette in dubbio la libertà di opinione sancita dalla Costituzione, però su alcune tematiche questo deve avvenire in spazi diversi da quelli universitari perché le affrontiamo con metodi differenti e con il coinvolgimento dei Dipartimenti. Il regolamento parla chiaro: no a finalità di lucro, no a finalità politiche, no a finalità sindacali. È tutto lineare, poi la capacità di strumentalizzare è infinita.

-Da gennaio lei presiede la Fondazione Univeneto, di che si tratta?

-La Fondazione unisce i quattro atenei del Veneto: Verona, Padova e Venezia con Ca’ Foscari e Iuav. Un coordinamento per rapportarsi con la Regione. Tra le iniziative recenti c’è la creazione delle Reti innovative regionali. Si tratta di canalizzare le risorse europee per l’innovazione, in stretto rapporto con le imprese. Per questo progetto la Regione ha stanziato 34 milioni e gli imprenditori hanno messo a disposizione cifre analoghe. Il modello delle Reti innovative regionali si differenzia da quello dei distretti che come elemento comune hanno una specifica porzione di territorio, mentre qui possono aderire aziende di tutto il Veneto.

-Che competenze mette in campo l’Università di Verona in questo progetto?

-Prevalentemente nel settore dell’agroalimentare e uno dei temi dominanti è l’utilizzo degli strumenti informatici nella vita di un’azienda. A tale riguardo c’è un progetto di sviluppo del nostro Dipartimento di informatica, questo finanziato dal Ministero. Agli ex Magazzini generali abbiamo preso in locazione da Cariverona degli spazi in cui sarà allestita, in partnership con Siemens, una mini catena di assemblaggio. In questa “show-room” verrà mostrato agli imprenditori quali possono essere i progressi derivanti dalle applicazioni informatiche.

-Mentre si torna a parlare di abolizione del numero chiuso, nell’ateneo scaligero ci sarà l’accesso programmato in tutti i corsi di studio. Perché?

-Ciò riguarda i corsi di laurea triennali e quelli a ciclo unico e molti atenei, come Trento, lo fanno da anni. Si deve innanzitutto garantire il rispetto della normativa, sulla capienza massima delle aule e aggiungo il fatto che sempre più gli iscritti frequentano l’università. Poi c’è la normativa ministeriale che ci impone un numero minimo di docenti per numero di studenti a seconda dei corsi. Se si supera il numero, per aver l’accreditamento servono più docenti. Inoltre, se c’è un numero di docenti devo dire qual è il numero massimo di iscritti, frequentanti o no.

-L’alternativa qual’è? I tornelli nelle aule?

L’obiettivo, in apparenza paradossale, è aumentare il numero di laureati: prima dell’iscrizione si fa il test sui saperi minimi, e se abbiamo un numero di interessati superiore alla capienza massima, le ammissioni avvengono su questa base. Nelle università italiane si registra un tasso di abbandona molto alto tra il primo e il secondo anno.Spesso siamo oltre il 30 per cento e con il numero programmato si spera di ottenere, a parità di numero di iscritti, un maggior numero di laureati. Mi piacerebbe che si arrivasse a una situazione in cui, se uno studente ha una difficoltà e non si laurea, la colpa è solo nostra. Le norme costituzionali favoriscono l’accesso all’università dei meritevoli anche se privi di mezzi ma finora ci si è concentrati sulla prima parte dimenticando il “meritevoli”. Detto ciò, non è che non si vogliano avere più studenti, dobbiamo avere più risorse… Se questo Paese rinsavisse e considerasse priorità nazionale istruzione e ricerca, potremmo entrare in un mondo migliore.

-Quando sarà attivato il nuovo corso in Biotecnologie per le biorisorse e lo sviluppo sostenibile?

-Il Consiglio universitario nazionale ha già dato parere favorevole, contiamo di partire ad ottobre. Si tratta di uno dei settori legati al tema ambientale, in cui il nostro Dipartimento di Biotecnologie è molto forte con un gruppo qualificato di ricercatori che ha anche ottenuto i finanziamenti europei dell’European research council. Ha da poco annunciato un piano edilizio per 90,5 milioni di euro.

-Qual è l’opera che ritiene più importante?

-Quella mancante… È nel piano ma manca la base d’appoggio: è la biblioteca per tutta la parte umanistica. Ora gli spazi sono molto compressi e ne beneficerebbe tutta la città.

-Che cosa manca?

-Il progetto è legato al compendio Passalacqua. Banalmente abbiamo bisogno di un terreno su cui edificare. Soprintendenza e Comune sono favorevoli, però si deve sbloccare la situazione… Non possiamo costruirla alla Marangona.

-E la ristrutturazione del Silos di Levante, vicino alla Santa Marta?

-Il progetto è inserito nel Bando periferie che, si sa, è congelato. Noi, su richiesta del Comune, per accelerare i tempi ci siamo fatti carico della progettazione preliminare che è stata trasmessa a Roma. E c’è un aspetto da rilevare: dato che le nostre attività terminano alle 20, il quartiere trarrebbe grande beneficio se si generasse vita notturna perché quella dei giovani è una presenza positiva e che crea indotto… Se in uno degli edifici del compendio Santa Marta ci fossero residenze studentesche lo scenario cambierebbe. Potenzialmente è la nostra rive gauche.

-Siamo nell’ultimo anno del suo mandato, quali sono i traguardi di cui va più fiero?

-I fronti sono tanti, gli investimenti sul patrimonio edilizio, gli spazi per la didattica, i finanziamenti alle attrezzature scientifiche, il potenziamento dell’internazionalizzazione con sette corsi magistrali interamente in lingua straniera. E poi sgravi per gli studenti ben oltre il minimo imposto dalla legge di stabilità 2017 più sgravi aggiuntivi legati al merito. E mi piace ricordare l’accordo con la Biblioteca Capitolare per la digitalizzazione dei manoscritti. In questo modo pensiamo di rendere un servizio all’umanità oltre che a Verona e alla Capitolare.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 8

Data: 15/04/2019