LA FINE DELLE FESTIVITÀ. Almeno 20mila persone hanno affollato piazza Bra per l’arrivo dei Magi e il rogo della «Vecia»
Secondo la consuetudine il falò non diretto dal vento lascia aperta la porta all’incertezza Sboarina: «Teniamo salde le nostre radici». Troisi: «Città cresciuta in questi 34 anni»

 

Il rogo della «vecia» in piazza Bra. Ad assistere allo spettacolo c’erano ventimila persone, tra veronesi e turisti
Le scintille salgono dritte al cielo. Non verso l’ovest del Lago di Garda, segno sicuro di buona sorte nell’immaginario della gente dei campi. Ma neppure verso est, indice chiaro di guai in arrivo. Il 2018 sarà, a dare retta agli «sciamani» di un recente passato rurale, ancora una volta un anno «né bon, né tristo». Tutto «da giocare», direbbe un allenatore all’inizio del campionato.La «Vécia», allestita sotto la pioggia da Gianfranco Andreoli («Stamattina avrei giurato che non volesse proprio bruciare…», spiega) se ne va comunque senza protestare. Accompagnata dalle luci degli schermi di almeno ventimila smartphone, sotto gli occhi della folla che aveva invocato poco prima un conto alla rovescia cortissimo per il rogo: non cento, né cinquanta: dieci, nove, otto…e fiamme rosse, pulite. Il 2017, a quanto pare, non deve avere lasciato grandi rimpianti. E arriva alla fine l’applauso, liberatorio, sulla scia degli auguri del sindaco Federico Sboarina e dell’assessore Francesca Toffali.ARRIVANO I MAGI. C’è la suggestione francescana, sotto la Grande Stella. Su testi di Umberto Tessari, si dipana il racconto della prima Natività messa in scena dal santo di Assisi, a Greccio, nell’anno del Signore 1223. «Una legge nuova nello spirito della coscienza», dice la voce narrante, «uscirà dal più vasto parlamento dei popoli». I Magi appaiono alla balaustra sommitale dell’Arena, illuminati da fasci di luci laser. Pochi minuti dopo Gasparre, Melchiorre e Baldassarre sono al cospetto della Sacra Famiglia, sotto la stella in Bra. Un tassello di tradizione, interpretato dal gruppo teatrale della fondazione «Verona per l’Arena», inserito nella rassegna «Presepi dal Mondo», manifestazione ormai trentaquattrenne, «figlia» matura di Alfredo Troisi e che si avvia a registrare il record di visite. «A lui e alla sua intuizione va dato un grande merito», commenta Paolo Arena, presidente di Confcommercio: «Oggi Verona figura tra le quattro capitali europee per le manifestazioni legate al Natale. Il prossimo anno il calendario delle manifestazioni del Natale veronese lo annunceremo probabilmente da Parigi o Londra… vedremo». E la vocazione internazionale della città viene ribadita anche dal presidente della Fondazione «Verona per l’Arena», Giorgio Pasqua di Bisceglie.«Un omaggio, quello dei tre uomini venuti dall’Oriente, diversi per origine e per età, che simboleggia l’universalità del messaggio rappresentato da Cristo», sottolinea don Maurizio Viviani, parroco di San Fermo, in rappresentanza del vescovo Giuseppe Zenti. «Abbiamo in questa manifestazione», dice il sindaco Sboarina, «la fusione delle tradizioni cristiane e del nostro passato contadino: entrambe vanno custodite e difese». Intanto l’edizione della rassegna «Presepi dal Mondo» incassa il gradimento particolare per le Natività realizzate dai disabili ospiti del Cerris e dai detenuti della casa circondariale di Montorio. «Tutto ciò è il risultato di un lavoro», commenta Alfredo Troisi, segretario e «motore» della Fondazione, «cominciato 34 anni fa che, nel tempo, ha coinvolto enti ed associazioni. Andremo avanti su questa strada». L’ultima immagine sacra prima dell’atteso rogo della «Vécia» è il presepe vivente, illuminato da una luce blu, nella cornice di un arcovolo dell’anfiteatro.ADDIO «VÈCIA». Ci sono le barriere antiterrorismo e per fortuna sono colorate. C’è, visibile ma discreta, la presenza delle forze dell’ordine e dei militari. Ma è una piazza Bra di festa, nella sera per nulla fredda dell’Epifania, con il tutto esaurito e una folla divisa tra sacro e profano.Prima dell’arrivo dei Magi gli amplificatori sparavano «Occidentalis Karma» di Francesco Gabbani. Poco dopo, il momento del rito d’origine pagana è anticipato da «Don’t stop me now», dei Queen. Tocca al sindaco Sboarina dare il via al falò: «Spero di non accendermi…», scherza. Va tutto benissimo, la «Vécia» che «tutte le feste porta via» va in fiamme senza problemi, le lingue di fuoco e le scintille salgono dritte al cielo senza vento sopra la Bra, immortalate da migliaia di smartphone. Non è un segno certo, direbbero i vecchi, nonostante gli auguri che si incrociano tra la gente che sfolla. Il 2018 resta senza profezie, un anno «aperto». Diceva Nelson Mandela: «Possano le tue scelte riflettere le tue speranze, non le tue paure». ©

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 14

Data: 7/01/2018

Note: Paolo Mozzo - fotoservizio G.Marchiori