Il batterio della legionella

SALUTE. Pochi ricoveri e nessun decesso ma l’attenzione è alta: il batterio si moltiplica soprattutto con alte temperature
Ogni anno negli ospedali scaligeri si registrano 15-20 contagi Il medico: «Attenzione a tutti gli impianti che creano vapore».
Nessun decesso per legionella a Verona, almeno al momento. L’attenzione resta comunque alta. I ricoveri causati da questo batterio, negli ospedali cittadini, sono in media uno-due al mese, per un totale di 15-20 nell’arco dell’anno nell’intera provincia. Ma i contagi si concentrano soprattutto d’estate, cioè il periodo di massima diffusione della Legionella pneumophila, che ha il suo habitat naturale nell’acqua e si moltiplica con maggiore facilità a una temperatura superiore ai 25 gradi.Dunque il sistema di vigilanza è allertato, nonostante Verona non si veda attualmente colpita da un focolaio della Malattia del Legionario, perlomeno ad oggi, come invece sta succedendo a Bresso, nel Milanese, dove ormai i contagi sono saliti a 27 e si sono contati già tre morti.«Le epidemie localizzate di legionella si si verificano, di solito, quando più persone si accostano alla stessa fonte di proliferazione del batterio, che generalmente è acqua vaporizzata da vari tipi di impianti: le docce, le vasche, i condizionatori a raffrescamento idrico, gli impianti di nebulizzazione, le fontane, gli irrigatori da giardino…», spiega Angelo Antonio Cazzadori, professore associato nel reparto di Malattie infettive di Borgo Trento. «Il batterio, inalato insieme alle particelle d’acqua, va ad annidarsi nei polmoni e causa una forma grave di polmonite. Così accadde, per esempio, a un folto gruppo di veterani dell’American Legion, riunito nell’estate del 1976 in un albergo di Philadelphia. Il vettore del contagio fu l’impianto di condizionamento; si ammalarono in 221 e 34 morirono».Quella dell’American Legion fu la prima epidemia riconosciuta della patologia, battezzata infatti “Malattia del Legionario” e protagonista perfino di una canzone di Bob Dylan (Legionnaire’s Disease) sul destino beffardo che aveva voluto punire i reduci del Vietnam.«La seconda epidemia riconosciuta si registrò l’anno seguente sul nostro lago di Garda», continua Cazzadori. Che spiega: «I sintomi della legionella sono gli stessi di una polmonite grave che, in buona parte dei casi, provoca il ricovero in Terapia intensiva per insufficienza respiratoria. Le fasce di popolazione più a rischio sono gli anziani, i fumatori, e gli immunocompromessi. La patologia si combatte con una terapia antibiotica specifica, dopo un esame delle urine per verificare la presenza dell’antigene della legionella, che conferma l’avvenuto contagio».I decessi riguardano il 10-15 per cento dei casi totali, mentre la maggioranza delle persone ammalate risponde bene alle cure e guarisce completamente, senza successivi strascichi.Ma come prevenire il dilagare della malattia? «La responsabilità principale è degli alberghi, degli impianti acquatici e, in genere, delle grandi strutture di villeggiatura dove si trovino sistemi di nebulizzazione o scorrimento dell’acqua».«Poiché il batterio prolifera più facilmente quando le tubature e i filtri degli impianti stessi non vengono puliti per lungo tempo, i contagi registrano un’impennata proprio in coincidenza dell’avvio di stagione», chiarisce Cazzadori. «Tipico è il caso degli hotel che riaprono dopo l’inverno. Ma a Verona, tempo fa, la legionella colpì tre senzatetto in un dormitorio della Zai. Un altro focolaio si manifestò tra i frequentatori di una discoteca al cui interno venivano emessi soffi di vapore scenografico», elenca il medico.«Il problema è che, quando una colonia di batteri si è innestata dentro un impianto, diventa molto difficile sradicarla. Spesso non funziona nemmeno lo shock termico, bisogna proprio ricorrere a filtri particolari, molto costosi, e comunque da sostituire regolarmente».I condizionatori domestici sono pericolosi? «No, perché solitamente non utilizzano il raffrescamento tramite acqua. Tuttavia la manutenzione assidua, di questi e di altri impianti di ventilazione, è sempre una prassi raccomandata». La legionella può essere trasmessa da persona a persona? «Non si conoscono casi di contagio interumano, ma solo a causa dell’inalazione del batterio».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 12

Note: LORENZA COSTANTINO