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TRASPORTO PUBBLICO. Lavori già consegnati e inizio previsto nel giro di qualche mese, ma i nodi da sciogliere sono ancora molti. A partire dai contributi e dai veicoli.

Dopo il fallimento dell’Apts, il Ministero vuole un chiarimento sui mezzi. In ballo gli 84 milioni del finanziamento statale.

I cantieri sono stati consegnati, ma non si sa ancora che tipo di mezzi correranno lungo i 34,2 chilometri di tracciato del filobus. E sono ormai dieci mesi che il ministero dei Trasporti aspetta una risposta dall’Amt, azienda che fa da stazione appaltante. E non è una questione da poco, dal momento che da essa dipendono ben 84 milioni di finanziamento pubblico. L’opera costa 140 milioni di euro e il 60 per cento di tale cifra, cioè 84milioni, lo garantisce lo Stato attraverso il Cipe. Tale finanziamento è stato da tempo accordato al piano scaligero di trasporto pubblico di massa, ma il fallimento della società olandese Apts che avrebbe dovuto fornire i mezzi, ha fatto mancare un tassello fondamentale. E a tale proposito, lo scorso marzo, il ministero ai Trasporti aveva inviato una lettera all’Amt per chiedere se l’Ati, l’associazione temporanea di imprese che si era aggiudicato la gara, possiede ancora i requisiti per ricevere i finanziamenti statali dopo l’uscita di scena della società olandese che avrebbe dovuto fornire i 37 mezzi. L’Apts, tra l’altro, era l’unica ad essere in possesso della tecnologia di fermata automatica. Dopo dieci mesi, da Verona non è partita nessuna risposta alla richiesta del ministero. E sulla scelta delle vetture, anche se da tempo si parla insistentemente della svizzera Hess Carrosserie, non c’è ancora nulla di deciso. L’incertezza su questo aspetto fondamentale rischia così di rallentare i tempi del cantiere. Anche perché le infrastrutture devono essere consone alle vetture che verranno utilizzate.Tante incognite e poche certezze, quindi. Così si può riassumere lo stato dell’arte sul progetto filobus. Lunedì, intanto, tornerà a riunirsi il Consiglio di amministrazione dell’Amt. All’ordine del giorno ci sarà anche la tempistica sull’avvio dei lavori. I cantieri, alle imprese, erano stati consegnati ufficialmente lo scorso 18 gennaio. Ma per l’avvio effettivo delle opere sui 34,2 chilometri di tracciato urbano bisognerà aspettare fino a metà febbraio, secondo quanto è stato dichiarato a Palazzo Barbieri, o ancora qualche mese, come a mezza voce prevedono gli addetti ai lavori. Ma di nodi da sciogliere ce ne sono ancora molti. E il più grosso è quello del finanziamento. E anche di questo, probabilmente, si parlerà nel Cda di lunedì. Non trascurabile è anche la questione della capienza. Le vetture da 18 metri di lunghezza non garantirebbero una capacità di trasporto superiore agli autobus della stessa lunghezza, a metano, già circolanti. Per questo con il ministero dei Trasporti si insiste per avere l’autorizzazione a far circolare mezzi da 24 metri. A ciò si aggiunge il fatto che l’unico progetto finora «validato» è quello che riguarda il tratto meno problematico, tra Verona Sud e la stazione ferroviaria. I progettisti sono ancora al lavoro per decidere come intervenire nei punti più critici, come via San Paolo, dove si parla ancora di tunnel pedonale come dieci anni fa, quando si voleva realizzare la tramvia, e via Mameli. Un tragitto, quindi, ancora tutto in salita. Auspica una «veloce partenza» intanto, il direttore generale dell’Atv, l’azienda di trasporto pubblico, Stefano Zaninelli. «Con 24 metri», afferma, «avremmo il 30 per cento di capacità in più rispetto ai mezzi attuali, così potremo garantire un rafforzamento delle linee e dei chilometri di percorrenza e dall’attuale flotta di autobus si toglierebbero di mezzo quelli più vecchi e obsoleti».

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Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA - cronaca - pag. 13

Data: 30/01/2016

Note: E.S.