Tratto da  https://daily.veronanetwork.it/

Era il 1945 e con il numero 17, Libero Cecchini fu tra i primi ad iscriversi all’Ordine degli Architetti di Verona. Oggi, all’alba dei suoi quasi 100 anni, che compirà il 28 di settembre, conta all’attivo più di 600 progetti tra opere pubbliche, ville, complessi residenziali tra il lago di Garda e la sua amata Lessinia. Di questi, 13 saranno esposti da oggi e fino al 4 ottobre 2019 nella sede dell’Ordine (in via Santa Teresa 12), in omaggio all’architetto veronese.

Libero Cecchini è ricordato in città in particolare per alcuni interventi che hanno di certo formato il carattere e la conoscenza dell’architetto, come la ricostruzione dei ponti storici di Castelvecchio e Ponte Pietra. Eppure da sempre si è dedicato alla scultura, anzi quella fu la sua prima passione. Lavorare la pietra infatti, anche se in modi diversi, fu uno dei motivi che lo hanno reso la persona che è.

L’esposizione 

Denominata Libero Cecchini Scala 1:100, l’esposizione è un esplicito richiamo alla scala “architettonica” principe di rappresentazione dei disegni di architettura e al tempo stesso, nel numero 1, sta racchiuso un mestiere che pur generando il lavoro di moltissime figure, da quelle professionali a quelle esecutive in cantiere, parte da 1 idea che l’architetto elabora, molte volte in solitudine, nei momenti in cui lo studio si è svuotato, il telefono ha smesso di suonare.
Continuare ad avere quotidianamente nuove idee, che siano di sculture, installazioni, quadri piuttosto che di architetture, alla soglia dei 100 anni, è un privilegio che pochi hanno e una caratteristica che solo il mestiere dell’architetto e dell’artista forse consente.

I lavori esposti negli spazi della sede dell’Ordine degli Architetti vanno dagli interventi sul centro storico di Verona e Cagliari, dove la componente archeologica si fonda e rivive nella spazialità contemporanea dei contenitori ideati dall’architetto, agli interventi ex novo di edifici pubblici rappresentativi, quale la Camera di Commercio e gli Uffici Finanziari di Verona, fino alle residenze private, adagiate nelle pieghe del paesaggio, sia esso lacustre, di montagna o urbano.

Biografia

Libero Cecchini nasce a Pol di Pastrengo (Verona) il 28 Settembre 1919. Dopo il Liceo artistico frequenta la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, dove si laurea nel novembre 1944. L’anno successivo si iscrive all’albo degli architetti di Verona, a cui è tuttora iscritto con il n. 17.

Al Politecnico conosce Piero Gazzola, nominato Soprintendente ai Monumenti di Verona nel 1941, con il quale Cecchini instaura un rapporto di collaborazione nella ricostruzione dei ponti di Verona distrutti durante la ritirata tedesca dal nord Italia: il ponte di Castelvecchio (1947), il ponte Pietra (1957). Fino al 1966 l’arch. Cecchini lavora presso la Soprintendenza ai Monumenti di Verona dedicandosi al restauro di edifici pubblici e privati: la villa Del Bene a Dolcè (Verona, 1945-1947), la sede della Soprintendenza stessa nei chiostri di San Fermo (1954).

Sono di questo periodo anche i piani urbanistici per la ricostruzione del secondo dopoguerra. Il progetto per la Cittadella museale di Cagliari per conto dell’Università di Cagliari, che impegna Cecchini e Gazzola dal 1956 al 1979 riceve anche il Premio In-Arch 1989 per il “Restauro e la Valorizzazione di un complesso architettonico”.

Dal 1966 si dedica principalmente all’attività di libero professionista, realizzando importanti opere di edilizia pubblica, quali la Camera di Commercio di Verona e gli Uffici Finanziari di Verona (1966), oltre a scuole, case popolari e per anziani, ville e complessi residenziali.

Continua anche l’attività di scultore, realizzando opere in marmo, bronzo e legno.
Negli anni Settanta realizza grandi progetti edilizi, di restauro e di riqualificazione del centro storico di Verona tra cui gli importanti interventi nei complessi di via Cattaneo e via Adua. Continua anche l’impegno nel sociale: sono di questi anni il Brefotrofio provinciale, la Scuola materna di Boscochiesanuova, l’Istituto tecnico commerciale di Isola della Scala.

Negli anni Ottanta realizza importanti progetti di restauro, da menzionare in particolare quelli relativi ai lavori della Basilica di San Zeno (1984-1988), che gli valgono il Premio “Europa Nostra” nel 1993, di Porta Leoni (1986-1988), di Palazzo Forti (1986-2001) e degli Scavi Scaligeri inaugurando un personale metodo scientifico di restauro ed intervento sul costruito che gli vale l’incarico di insegnamento in Complementi di architettura tecnica presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Udine (1981-1983).

Libero Cecchini si definisce un “paesaggista dell’urbanistica” a sottolineare come nelle sue opere di restauro, architettura, design, urbanistica e scultura ci sia una forte connessione tra progetto e contesto: il riconoscere l’alto valore delle preesistenze, storiche e paesaggistiche, a cui deve sottostare il progetto. Nel 1996 fonda con il figlio lo Studio Libero e Vittorio Cecchini Architetti Associati, che partecipa a numerose competizioni nazionali e internazionali.