Tanti, collaboratori e non, hanno ricordato Libero Cecchini e le sue opere, esaltando la bravura e la genialità come architetto. Agli apprezzamenti professionali, mi permetto di aggiungerne uno riguardante la sua umanità: tutta la sua vita è stata un inno alla ricerca della felicità e del bello, e non a vantaggio di pochi. Figlio di Vittorio Cecchini, sindaco socialista di Sant’Ambrogio di Valpolicella, alla cui famiglia i fascisti nel 1922 bruciarono la casa e marito di Argenta dei Zorzi di Montorio, altra famiglia dalla quale sono sortite persone di grande statura culturale, Libero, a dispetto della sua caratura internazionale, colpiva per la semplicità e la chiarezza “provinciali” delle sue argomentazioni e opere e per la passione civile che, da pubblico amministratore e da cittadino, espresse in modo mirabile come Presidente dell’Agec e nelle occasioni, in cui, e furono tante, intervenne su temi generali e della nostra città.In una intervista a Massimo De Battisti, così espresse il Suo modo di pensare «Il mio socialismo è la mia famiglia», intendendo come “famiglia” non solo il nucleo comunemente inteso, nel quale è normale l’aiuto reciproco specialmente nei confronti dei componenti più deboli, ma l’intero “genere umano”.Grazie, carissimo Libero, per i Tuoi insegnamenti. VERONA

Tratto da: L'Arena - Lettere pag. 29

Data: 16/05/2020

Note: Roberto Buttura