Libero Cecchini, uno dei più grandi architetti della città, padre di moltissime opere di recupero del patrimonio artistico e monumentale di Verona, spegne le 100 candeline. Una vita spesa per migliorare la sua città e il territorio veronese, una vita contraddistinta dall’amore per il marmo sclaigero.Libero discende infatti da una famiglia di marmisti e «da grande» avrebbe voluto fare lo scultore. Cresciuto in Valpolicella nell’ambiente dell’estrazione e della lavorazione della pietra, con la scuola d’arte «Paolo Brenzoni» dov’era iscritto aveva anche partecipato ad alcune mostre che gli avevano valso dei premi. Invece Ettore Fagiuoli, celebre architetto, suo professore al liceo artistico di Verona, convinse il padre Beniamino a iscriverlo al Politecnico di Milano. «Libero deve fare l’architetto», gli disse. E Libero a Milano ci andò, anche se il primo impatto con la città fu traumatico. «Girò i tacchi e salì sul treno del ritorno quasi subito, neanche il tempo di metter piede fuori dal piazzale della stradione Centrale», racconta il figlio Vittorio, anche lui architetto, con cui Libero ha fondato uno studio associato nel 1996. Poi si persuase – sospese gli studi per un anno a causa della guerra, ma si laureò nel 1944 in pieno conflitto – e per Verona fu una fortuna: la città aveva guadagnato uno dei suoi punti di riferimento, l’autore della ricostruzione del dopoguerra, di edifici pubblici e privati diventati veri e propri «monumenti» urbani (come la Camera di Commercio di corso Porta Nuova o la scuola media Catullo, con vista su San Giorgio) e dei più rilevanti interventi di ristrutturazione attuati in città: da Palazzo Forti agli Scavi Scaligeri, dalla basilica di San Zeno a Porta Leoni. Ma nel recupero e nella progettazione si è distinto anche a livello nazionale e internazionale. Fagioli ci aveva visto dentro, sebbene Libero non abbia mai abbandonato del tutto l’antica passione per la scultura, fino a dedicarvisi a tempo pieno negli ultimi anni. «Mi definisco un architetto artista, perché per me l’architettura e la scultura sono un tutt’uno. Nella pietra ci sono nato», dice. Di opere ne ha realizzate anche di recente, «delle sculture in resina trasparente», spiega. Verranno esposte a San Giorgio Ingannapoltron nel corso di una mostra curata dalla scuola «Brenzoni» che verrà inaugurata il 28 settembre, giorno del suo compleanno. Cento candeline da spegnere, una vitalità e un interesse fuori dal comune per le vicende della città, «Spero di fare ancora qualcosa per Verona», scherza col sindaco Federico Sboarina e con l’assessore alla Pianificazione urbanistica Ilaria Segala.«Perché da fare ce n’è. In una città storica come Verona ci vuole un contrappeso: il verde», ha detto loro durante la cerimonia organizzata ieri mattina dall’Ordine degli Architetti di Verona (Cecchini ha il tesserino d’iscrizione numero 17) nella sala Zanotto del complesso di San Zeno.Qualcosa già bolle in pentola: «Ho messo giù un progetto con un giovane architetto, de scondon de me fiol…», anticipa. «Una cupola di vetro che abbia il segno degli anelli, come fosse un grande Saturno. Che domini tutta la città, che si veda dappertutto. Ve lo presenterò». Dal canto suo il primo cittadino ha sottolineato come Cecchini sia «tra i fautori della rinascita urbanistica di Verona. Difficile riassumere oggi la sua lunga ed importante carriera, fatta di oltre settant’anni di lavoro, opere realizzate ed incarichi ricoperti in numerose istituzioni cittadine. I suoi interventi, che ogni giorno possiamo ammirare passeggiando per le strade, sono oggi la testimonianza più importante di quanto è stato fatto e della riconoscenza che dobbiamo a quest’uomo straordinario».

Tratto da: L'Arena - cultura- pag. 42

Data: 6/09/2019

Note: Laura Perina