Da ieri Liliana Segre ha due angeli custodi, due carabinieri che la seguono negli appuntamenti pubblici. A disporre la scorta per la senatrice a vita che scampò al lager di Auschwitz – che l’aveva rifiutata al momento della nomina – è stato, al termine di un comitato per l’ordine e la sicurezza, il prefetto di Milano Renato Saccone a seguito dei tanti messaggi di minacce, anche sul web, e dopo lo striscione di protesta di Forza Nuova srotolato prima di un evento con gli studenti di due scuole milanesi. Una decisione che ha scatenato una gara di solidarietà ma anche una serie di polemiche. La diretta interessata invece ha evitato ogni commento continuando con i suoi impegni quotidiani, forte come sempre. Accompagnata discretamente dai due militari in borghese, è andata all’inaugurazione di una mostra sui Palchi della Scala e chi li ha popolati nel museo del Teatro, in cui è ritratta lei stessa, grande appassionata di musica. «Non voglio rilasciare nessuna dichiarazione, voglio solo guardare la mostra» ha detto. E soltanto alla domanda su che effetto le facesse rivedersi fra personaggi come Toscanini ha risposto «in questi giorni assolutamente niente. Forse tre anni fa». Nell’occhio del ciclone, Liliana Segre c’è da una vita (il che spiega anche il sollievo della famiglia alla notizia della scorta). Sopravvissuta ad Auschwitz, madre di tre figli, impegnata a far conoscere la realtà atroce che ha vissuto, anche in Parlamento ha continuato con il suo impegno. Ne è testimonianza la Commissione contro il razzismo approvata su sua proposta, non senza anche in questo caso strascichi di polemiche per l’astensione al Senato del centrodestra. «È una vergogna per l’Italia che una sopravvissuta alla Shoah di 89 anni sia attaccata in questo modo su internet», dice Efraim Zuroff, direttore del Centro Wiesenthal di Gerusalemme, che punta il dito contro «le reti sociali che dischiudono un diluvio di attacchi personali» Che a Liliana Segre sia necessaria la scorta è «un terribile segnale» secondo il deputato Emanuele Fiano. «Difendere oggi chi ha attraversato l’inferno ieri – ha detto – è un dovere ma è anche una sconfitta». Di «un fatto grave» ha parlato anche il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. «È una donna la cui storia dovrebbe soltanto essere onorata», ha aggiunto. Si tratta di «minacce gravissime» anche secondo il segretario della Lega Matteo Salvini come quelle, ha aggiunto, contro «chiunque». «Anche io – ha ricordato – ne ricevo quotidianamente». Un commento che a sua volta ha scatenato altre polemiche con il senatore Pd Franco Mirabelli convinto che il paragone di Salvini con la senatrice «conferma l’analfabetismo di chi non capisce cosa è stata la tragedia della Shoah e quali sono i rischi di oggi». Di «offese senza scusanti» ha parlato la sindaca di Roma Virginia Raggi, di un «passo indietro della società» il presidente della Camera Roberto Fico, mentre Mariastella Gelmini ha mandato la solidarietà di Forza Italia. «Oggi c’è qualcuno che se la prende violentemente con una signora di 89 anni che non odia, non insulta, non minaccia» ha osservato l’ex presidente del Senato Piero Grasso (Leu). Il sindaco di Milano Sala e quello di Pesaro Ricci hanno intanto lanciato la Rete delle città per la memoria invitando tutti i sindaci a Milano per il 71mo anniversario della Dichiarazione dei diritti dell’uomo.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 3

Data: 8/11/2019

Note: Bianca Maria Manfredi MILANO