DIRIGENTI SOTTO ESAME. Stretta del ministro Grillo sui tempi massimi che il servizio pubblico deve garantire per prenotare visite ed esami
A Verona, in Azienda ospedaliera e Ulss 9, prestazioni «nei tempi». Ma c’è chi parla di escamotage I sindacati dei medici intervengono a tutela dell’intramoenia: «Sbagliato colpevolizzare l’attività privata»

I tempi di attesa al Cup dell’Azienda ospedaliera e dell’Ulss 9 scaligera per la prenotazione di visite e controlli diagnostici sono nei limiti imposti dalla legge regionale
Prima, la promessa: «Garantiremo tempi certi per ogni prestazione». Poi, la minaccia: «I direttori generali delle aziende sanitarie che non mettono l’efficienza delle liste d’attesa al primo posto del loro mandato potranno essere rimossi dall’incarico». A chiudere, la morale: «Devono finire i tempi biblici per una visita medica o un esame diagnostico». Tolleranza zero, giura Giulia Grillo. Non ha usato mezze misure la numero uno del Ministero della Salute, presentando nei giorni scorsi il «Nuovo Piano nazionale di Governo delle Liste d’attesa» da qui al 2020. «Mancava da quasi 10 anni ed era generico», ha spiegato, «ora abbiamo messo regole certe e, per la prima volta, stanziato fondi dedicati per dire basta alle attese infinite». Sono 350 i milioni previsti in Legge di Bilancio per il prossimo triennio con i quali saranno potenziati i servizi di prenotazione al Cup. «E’ un primo passo verso il cambiamento», ha ribadito il ministro, «una risposta concreta ai disagi dei pazienti che in questi anni si sono sentiti abbandonati. La salute dei cittadini deve rientrare nelle priorità dell’azione politica».A Verona, sia in Azienda Ospedaliera che in Ulss 9, le cose vanno bene: se hai bisogno di un esame, di una visita, di un intervento, li hai «in tempo. Il Centro Unico di Prenotazioni garantisce risposte corrette alla maggior parte delle richieste, grazie anche al privato convenzionato. Il diktat di non sforare i giorni previsti dal tipo di prescrizione del medico di base (in Veneto 10, 30 o 90 a seconda se è urgente, differibile o programmabile), da Aoui e Azienda sanitaria Scaligera è già rispettato nel 90% dei casi, tetto imposto dal Nuovo Piano delle Liste. Sono quindi «eccezioni» quelle di attese bibliche per una visita oculistica, cardiologica, neurologica, fisiatrica, ortopedica ed endocrinologica nelle strutture veronesi. E quando accade, il «bollino rosso» viene compensato da tutti gli altri indicatori positivi: vale il principio della «media» per cui se l’azienda va fuori target per un appuntamento dal cardiologo piuttosto che per una ecografia, lo compensa con tutti gli altri rispettosi invece dei tempi.E’ come a scuola, un voto insufficiente viene sanato dagli altri sopra il 6, con il risultato che la promozione c’è. Ma in sanità non va bene, basta un ritardo o una diagnosi fatta «troppo in là» e il rischio di guai potenzialmente mortali è reale: i tempi lunghi, anche se capita una volta su 100, possono avere conseguenze gravissime. C’è poi chi sostiene che un altro sistema per compensare le criticità è quello dell’«agenda chiusa». «Al Cup ti senti rispondere che non ci sono date disponibili entro la classe di priorità fissata sulla ricetta rossa, con l’invito a richiamare», denuncia L.V. finito nel privato «perchè in regime di mutua con la mia prescrizione datata 14 settembre sono arrivato a fine novembre senza avere una data». E punta il dito: «La stessa visita con lo stesso medico, pagandola, la faccio nel giro di un paio di giorni. Non è una presa in giro?».La più importante novità del Piano Grillo, al di là dei tempi massimi per ricoveri, visite ambulatoriali ed esami diagnostici, è un’altra: «Se le Aziende non ce la fanno a garantire l’espletamento del servizio nei giorni previsti», spiega il ministro, «si potrà andare in intramoenia a carico dell’Azienda: il paziente pagherà solo il ticket e la parcella dello specialista sarà sostenuta dall’ospedale». Altolà, avvisa Grillo, «è uno strumento eccezionale e temporaneo da adottare solo per abbattere le liste laddove siano presenti». E’ chiaro che sindacati e Ordine dei medici mettono dei paletti per tutelarsi. Il segretario dell’Anaao-Assomed del Veneto, Adriano Benazzato, smonta gli entusiasmi: «Non c’è alcuna correlazione tra liste d’attesa e intramoenia perchè si tratta di un’attività che viene svolta al di fuori dell’orario di lavoro istituzionale del medico. Anzi, bisognerebbe leggere il dato al contrario: l’intramoenia contribuisce alla riduzione delle stesse liste perchè intercetta quella quota di utenza che opta per la libera professione. Il problema vero è un altro e a Roma lo sanno bene: è la crescente e cronica carenza di personale, solo quella».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 18

Note: Camilla Ferro -